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Click day Inps: l’odissea delle partite Iva per chiedere i 600 euro del Governo

E intanto i dati sensibili degli utenti sono accessibili a chi accede al portale: nascono anche pagine Facebook ironiche ad hoc.

Click day Inps: l’odissea delle partite Iva per chiedere i 600 euro del Governo
Economia Treviglio città, 01 Aprile 2020 ore 13:02

Il click day Inps per le partite Iva ha tutto il sapore di un brutto pesce d’aprile. Il problema è che non c’è nulla da scherzare. Sono migliaia gli autonomi che in queste ore (qualcuno addirittura a partire da stanotte) stanno tentando di accedere al sito dell’Inps per richiedere il contributo di 600 euro stanziato dal Governo per le partite iva. Un’impresa praticamente impossibile, tra il sito andato completamente in tilt e le modalità di concessione dei contributi che cambiano di ora in ora.  Ma non solo: dopo essere riusciti faticosamente ad accedere al portale, sono in molti coloro che vedono i dati personali (reddito, dati anagrafici e persino numeri di telefono) di altri utenti.

Click day Inps, un’odissea per 600 euro

“L’Inps riconosce l’indennità in base all’ordine cronologico di presentazione delle domande”.

Questa era la prima comunicazione diffusa in merito alle modalità di concessione del contributo. Ovvero: chi prima arriva meglio alloggia. E così, nella notte, l’Inps ha già ricevuto 300mila domande di lavoratori autonomi che si sono affrettati a presentare la domanda, intasando di fatto il sito dell’istituto di previdenza che per molte ore è rimasto completamente bloccato. Oggi però il presidente Inps Pasquale Tridico, ha fatto sapere che l’ordine cronologico di presentazione delle domande non verrà tenuto in conto e che i lavoratori a partita iva potranno inoltrare le proprie richieste anche nei prossimi giorni.

Privacy e Gdpr: accedendo si vedono i dati di altri utenti

Ma non è tutto: dopo ripetuti tentativi e una notte praticamente insonne chi è riuscito finalmente ad accedere al sito si è ritrovato davanti al profilo utente di altre persone, che avevano inoltrato la richiesta prima di loro. E così dati personali, numeri di telefono, documenti fiscali e indirizzi di chi ha inoltrato la richiesta sono stati diffusi a un numero imprecisato di persone.

“Praticamente – spiegano le partite Iva – bisogna cliccare finché, tra i profili che appaiono apparentemente in modo casuale, non esce il proprio nome. A quel punto si inoltra la domanda, sperando che arrivi e che i propri dati non siano diffusi a tutti gli altri utenti”.

Qualcuno ha anche provato a telefonare ai numeri degli altri utenti: “Mi ha risposto un signore di Bari – racconta qualcuno – ha un negozio di calzature e mi ha detto di aver ricevuto almeno un’altra ventina di telefonate prima della mia”.

Nasce la pagina Facebook Luciano Vangone eroe italiano

Tra i tanti profili resi pubblici dal sito dell’Inps ce n’è uno, in particolare, che quasi tutti hanno visualizzato. E’ quello del signor Luciano Vangone, vittima di una delle più grandi violazioni della privacy di tutti i tempi. E’ il suo il profilo più “gettonato” tra quelli che appaiono sul sito dell’Inps. E in suo onore è nata anche una pagina Facebook ironica: “Luciano Vangone Eroe Italiano”.

Uno dei “meme” pubblicati sulla pagina Facebook “Luciano Vangone eroe italiano”

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