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In Bergamasca ci sono sempre più capre

Sarebbe contento Sgarbi, nel leggere i dati sull'importante incremento registrato dalla Confai, sugli allevamenti di capre nella nostra provincia. E anche l'ormai mitico vincitore della categoria "becchi", che da fenomeno del web si scopre oggi un pioniere.

In Bergamasca ci sono sempre più capre
Economia 17 Novembre 2017 ore 12:53

In undici anni, quasi tremila capre bergamasche in più. Sarebbe contento Sgarbi, nel leggere i dati sull’importante incremento registrato dalla Confai, sugli allevamenti di capre nella nostra provincia. E anche l’ormai mitico vincitore della categoria “becchi”, che da fenomeno del web si scopre oggi un pioniere.

Trend positivo per un settore giovane e green

“A fronte di un’agricoltura bergamasca che da diverso tempo fatica a svincolarsi da un modello a crescita zero, il comparto caprino si colloca in chiara controtendenza” spiega l’associazione di categoria in una nota. L’analisi realizzata da Confai Academy è più che positiva. Si parla di un settore “che lega la propria identità ad un’agricoltura multifunzionale con aziende condotte prevalentemente da giovani imprenditori con forte vocazione ecologica”.

Capre: la locomotiva del biologico

“Per un verso il fenomeno va di pari passo con la crescita dei consumi di prodotti biologici locali” afferma Leonardo Bolis, presidente di Confai Bergamo e Confai Lombardia. “I nostri allevatori hanno dimostrato una propensione costante verso l’innovazione dei prodotti.  Arricchiscono i formaggi della tradizione locale con erbe aromatiche e spezie e sviluppando una forte attenzione verso modelli alimentari altamente salutari e sostenibili, sempre più seguiti dalla maggioranza dei consumatori”.

I dati

Dal 2006 ad oggi il numero totale di capi allevati in Bergamasca è passato da 8.300 a quasi 11.000, con un incremento di oltre il 30%, concentrato prevalentemente in area montana. Nel complesso, secondo i dati dell’Anagrafe Ovicaprina della Lombardia, alla provincia di Bergamo si può ricondurre ben il 19% dell’intero potenziale produttivo del comparto regionale caprino. Sostanzialmente a pari merito con la provincia di Brescia.

Non è più un settore marginale

“Se in passato l’allevamento caprino era considerato tipico soprattutto di realtà zootecniche di zone agricole marginali ora possiamo affermare con assoluta certezza che il comparto ha attraversato un processo di profondo rinnovamento e di evoluzione organizzativa e produttiva”. Così Enzo Cattaneo, direttore di Confai Bergamo e segretario generale di Confai Academy.

Contro allergie e intolleranze

La capra non è più considerata una specie minore propria di un’economia familiare di sussistenza, bensí un animale essenziale per il rilancio di aree agricole solo apparentemente marginali. Tra i princiapli fattori che hanno contribuito a questo rilevante processo di sviluppo rientrano la riscoperta di prodotti tradizionali, l’espansione dell’offerta agrituristica nonché il consumo sempre più frequente di latte di capra nell’alimentazione umana. Tutto ciò, anche a causa dell’aumento di allergie ed intolleranze alle proteine del latte vaccino nelle popolazioni sia di adulti che di bambini.

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