Cultura
RESTAURO

L'orologio ottocentesco torna a scandire il tempo

L’intervento di restauro voluto dall’Amministrazione Epizoi, è stato affidato dall’impresa Rubagotti Campane di Chiari

L'orologio ottocentesco torna a scandire il tempo
Cultura Media pianura, 01 Maggio 2021 ore 08:42

E’ tornato finalmente in funzione l’orologio ottocentesco posto sul timpano della chiesa parrocchiale in piazza Libertà ad Urgnano.

Il restauro

Completo anche di fasi lunari, da qualche anno ormai le lancette non si muovevano più e nonostante negli anni siano stati eseguiti degli interventi la sua funzionalità non era stata ripristinata. A rimettere in moto gli ingranaggi è stato un intervento di restauro voluto dall’Amministrazione Epizoi, compiuto dall’impresa "Rubagotti Campane" di Chiari. I lavori sono iniziati a settembre del 2020, ma si sono conclusi solo pochi giorni fa.  Anche se l’orologio si trova al centro della facciata della chiesa parrocchiale, la competenza della manutenzione è del Comune, perché si tratta comunque di un orologio civico.  Il manufatto risale all’Ottocento. E’ stato realizzato dall’impresa Longaretti, antica famiglia di armaioli e artisti del ferro. Fino agli anni ‘80, l’orologio funzionava grazie ad un impianto meccanico, che era da caricare manualmente. Fu poi installato un meccanismo elettronico, tuttora attivo. Il vecchio meccanismo è stato sostituito, ma i pezzi del marchingegno sono smontati e si trovano nel deposito comunale.

L'orologio ottocentesco

L’orologio presenta due diverse meccaniche: la prima riguarda il motore principale, già sostituito in passato, l’altra è quella relativa al quadrante che ha la funzione di muovere le lancette e le fasi lunari.  La seconda in particolare necessitava di un restauro, perché negli anni gli ingranaggi si sono ammalorati completamente. La riparazione è durata diversi mesi, la difficoltà maggiore si è riscontrata nella posizione del manufatto: l’azienda specializzata ha dovuto smontare l’orologio, portarlo nel laboratorio, analizzare le problematiche e solo a quel punto è stato possibile redigere un piano di restauro.  Come spiegato dall’Amministrazione, solo allora, una volta ottenuto il progetto, è stato possibile sottoporlo alla Soprintendenza delle Belle Arti, che a quel punto ha potuto esprimere il proprio parere, dando alla fine il via libera ai lavori. Ecco spiegato perché la riparazione si è protratta da settembre ad aprile.  Le diverse fasi della riparazione, costata al Comune 15.500 euro, sono visibili attraverso un video di YouTube, realizzato dalla ditta esecutrice.

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