Parco Adda Nord

Lockdown e fauna selvatica, quali gli effetti?

Li svela uno studio italiano pubblicato sulla rivista scientifica "Biological conservation" a cui ha collaborato anche il Parco Adda Nord.

Lockdown e fauna selvatica, quali gli effetti?
Gera d'Adda, 29 Agosto 2020 ore 09:29

Il lockdown in Italia ha provocato effetti positivi e negativi sulla fauna selvatica. Ha analizzato questo
particolare aspetto legato alla diffusione del Covid-19 la rivista scientifica Biological Conservation con un articolo pubblicato di recente.

Lockdown e fauna selvatica: ne parla uno studio italiano

L’articolo, a cura di alcuni studiosi italiani, tra cui Raoul Manenti del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università degli Studi Milano, è stato pubblicato nei giorni scorsi. Manenti ha coinvolto anche 17 parchi nazionali e 37 parchi regionali tra Lombardia (tra cui anche il Parco Adda Nord) e Piemonte. E’ stato loro sottoposto un questionario per capire come l’eventuale sospensione di progetti in corso per il contenimento e l’eradicazione delle specie aliene abbiano influito sulla loro espansione a danno della biodiversità. Sono stati inoltre analizzati 102 tra notizie di giornali online e post sui social collegati a 156 osservazioni di 73 diverse specie di fauna selvatica. Lo studio è stato supportato da dati ricavati “sul campo” dai monitoraggi di alcune specie di uccelli e mammiferi.

Risultati positivi per tante specie e per l’inquinamento

Dall’analisi qualitativa sui social e sulla stampa specializzata online si deduce che il lockdown abbia
favorito lo sfruttamento da parte della fauna selvatica di habitat nuovi (diversi da quelli soliti) specie in
ambito urbano. Si è inoltre constatato un aumento delle attività quotidiane delle specie notturne, una
maggiore riproduzione delle specie e, con il traffico notevolmente diminuito non solo un abbassamento
dell’inquinamento ma anche una riduzione della mortalità dovuta a incidenti stradali (specie degli anfibi
che si spostano per raggiungere i luoghi più adatti alla riproduzione). Un altro aspetto positivo collegato
già citato ed emerso soprattutto dall’analisi quantitativa è il seguente: si è notato, durante il lockdown, un
aumento della presenza di fauna selvatica in quei siti percepiti, in tempi normali, troppo pericolosi proprio
per la presenza umana che generava, negli animali, paura e allontanamento. Parallelamente sono state ridotte anche le azioni di conservazione della fauna nativa, in corso nel 69% delle aree protette interpellate. Nel 61% dei casi sono state interrotte, nel 72% si segnala un ritardo, il 61% teme alti rischi di fallimento.

Guai con le specie da eradicare

Ai parchi sono stati sottoposti quesiti con l’obiettivo di capire come l’emergenza e le chiusure avessero influito sul controllo delle specie aliene e sulla conservazione di quelle locali.
Hanno risposto in 26 sui 54 interpellati, nel 62% dei casi erano in corso azioni di eradicazione di
specie aliene (vertebrati terrestri e di acqua dolce), il 75% (3 parchi su 4) segnala una interruzione, il
69% la necessità di ritardarle e il 44% teme il fallimento di queste proprio a causa del Covid. Ipotesi
molto grave visto che il lockdown e l’improvvisa interruzione delle azioni di eradicazione ha coinciso con
la fase riproduttiva di molte delle specie aliene oggetto degli interventi. Conseguenze? Un possibile
aumento della loro popolazione.

La situazione al Parco Adda Nord

Per quanto riguarda le azioni di eradicazione di fauna alloctona in corso durante il lockdown, quella relativa al Procyon lotor, attualmente in fase di monitoraggio post eradicazione, ha subito un arresto ma ha potuto riprendere regolarmente senza particolari criticità. Circa il contenimento del Silurus glanis (per partecipazione a bando regionale), l’attività era in fase di progettazione e ha potuto poi proseguire quasi immediatamente una volta attivato lo smart working degli uffici. Il piano è stato presentato a Regione Lombardia che ha dato l’ok per il finanziamento. Attualmente l’intervento è in fase di affidamento e inizierà una volta terminato l’iter
amministrativo.
In merito alle azioni a favore della fauna nativa in corso durante il lockdown, gli interventi pro avifauna acquatica e tutela garzaie (per partecipazione a bandi regionali) erano in fase di progettazione ma c’è stato solo un rallentamento iniziale, i progetti sono stati presentati nei tempi previsti e uno di essi ha già ottenuto il contributo regionale. La progettazione di quelli per il miglioramento delle aree umide invece sarebbe dovuta partire a inizio settembre, ma a causa del rallentamento dell’iter amministrativo è stata richiesta e ottenuta una proroga di inizio lavori a fine 2020. L’intervento per la miglior gestione della palude di Brivio – il progetto prevedeva entro marzo anche la pulizia di un canale utilizzato dagli anfibi per la deposizione delle ovature – a causa del lockdown è stato possibile solo in parte.
Infine in relazione al contenimento Elodea nuttallii nei laghi di Garlate e Olginate il lockdown e il ritardo sulla tabella di marcia dei lavori non hanno causato problemi, anche perché la pianta infestante a marzo non era ancora presente. Si è così potuto perfezionare l’opera di contenimento anche nei mesi estivi.

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