Faccia a faccia

Dakone: “Vi racconto la mia street art” INTERVISTA

Diego Tedoldi, in arte Dakone, artista spinese ci parla del futuro e dei limiti dell'arte di strada.

Dakone: “Vi racconto la mia street art” INTERVISTA
Cremasco, 05 Agosto 2020 ore 11:08

Quanto spendono gli Enti per abbellire le strade dei Comuni che amministrano? Quali sono gli espedienti prediletti dalle Giunte e quanto si investe sulla «street art»? Quest’ultima rappresenta non solo una disciplina in piena ascesa, ma anche un ottimo vettore per risanare il degrado urbano. Esperti della «street art» come lo spinese Diego Tedoldi, in arte Dakone, si aggirano nel campo da più di trent’anni e sono i più indicati a raccontare l’evoluzione di questa materia, ancora parzialmente relegata all’illegalità, nonostante disegni, murales e immagini sbombolettate sui muri delle città inizino a essere valorizzati dalle Amministrazioni.

Dakone e la street art

Anzitutto è necessario definire cosa si intenda per «street art». La definizione si presta a svariate interpretazioni, ma per Dakone si tratta di una forma d’arte che deve «portare con sé un messaggio, su una tela molto più grande». Non basta che la tecnica grafica sia valida, ma è necessario che l’immagine tratti una tematica e non si limiti al mero disegno. Un’esperienza artistica che abbia una piena valenza sociale e culturale.

«Diciamo che ancora adesso molti vedono la “street art” come un degrado – ha detto – I Comuni hanno però riconosciuto il bisogno di questo “degrado”, per colorare il grigio delle città, che alla gente non piace più. L’emozione che porta un’opera nel pubblico è stata talmente forte che l’opinione pubblica ha modificato completamente il suo giudizio».

Riqualificazione urbana

Il grande potenziale della «street art» fa sì che fioriscano sempre più progetti «dal basso» che hanno spesso coinvolto le Giunte comunali nella realizzazione di veri e propri progetti di riqualificazione urbana. Ma non sempre le Amministrazioni riescono o vogliono agevolare questa disciplina.

«Quando vai nei Comuni, tanti non ti conoscono e magari non si fidano – ha aggiunto – Nel 2015 la “street art” è esplosa grazie al coraggio di andare contro le Istituzioni e far capire che il degrado non piaceva più. Anche loro hanno capito che dovevano investirci di più, anche se limitatamente perché il budget a disposizione è sempre minimo».

Il difficile rapporto con le Istituzioni

La rigenerazione urbana stenta a decollare, perché secondo Dakone le Amministrazioni stanziano raramente le risorse necessarie a valorizzare il patrimonio comunale e rendere più accoglienti le città. Serve quindi una reale operazione di supporto che coinvolga artisti e cittadini, anche perché in merito al contenuto della «street art», gli Enti faticano a lasciare libertà agli artisti che finanziano per lavorare su parchi e installazioni.

«Le mie tematiche sono molto scomode e spesso ai Comuni non piacciono – ha aggiunto – Preferisco quasi non lavorare più con i Comuni. Bisogna andare oltre le righe per far passare i messaggi ed essere, detto volgarmente, “comandato”, non è nel mio io».

La libertà artistica

La creatività degli artisti di strada si è posta tra la comunità e l’arte, mostrando come sia possibile ridare lustro a spazi pubblici ingrigiti, degradati o caduti in disuso, ma la libertà artistica è per Dakone imprescindibile. Contrariamente a quanto ci si aspetterebbe, inoltre, secondo l’artista spinese lavorare in provincia è più gratificante che nelle metropoli.

«In città ogni due metri trovi un’opera, bella o brutta che sia – ha detto – In provincia l’opera la trovi ogni cinque, dieci chilometri. I paesi danno molto più “occhio” e se devo scegliere se dipingere in città o in un paese, scelgo il paese. La cosa più bella è dipingere nei borghi, dove la gente è esterefatta, perché raramente vedono questi lavori».

La «street art» ha raggiunto l’età della ragione e quasi piena emancipazione dal contesto di illegalità nel quale è nata. Di artisti con la lettera maiuscola ce ne sono a bizzeffe, quello che manca sono i fondi e per gli artisti, in modo che possano portare linee e colori, dove impera il cemento.

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