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Beato Palazzolo, il prete burattinaio riscoperto da Carla e Roberta

Madre e figlia di Pognano ospiti della Fondazione Ravasio.

Beato Palazzolo, il prete burattinaio riscoperto da Carla e Roberta
Cultura Treviglio città, 25 Settembre 2018 ore 17:16

Beato Palazzolo, il prete burattinaio riscoperto e raccontato da due pognanesi, Carla Passera e la figlia Roberta Navoni.

Beato Palazzolo tra i burattini

Carla e Roberta saranno ospiti al convegno organizzato dalla fondazione “Benedetto Ravasio” in occasione dei 25 anni di storia e salvaguardia delle tradizioni dei burattini. Madre e figlia sono, tra le altre cose, burattinaie e catechiste. In primavera hanno pubblicato il loro nuovo libro “Don Luigi Palazzolo, apostolo della gioventù e artista del bene per i poveri”, partecipando alla fiera dei librai.

Ospiti della Fondazione Ravasio

Ora un nuovo impegno nella rassegna “Borghi e burattini” con un convegno organizzato per sabato, nella sala del Mutuo Soccorso di Bergamo, alle 16.30, dove parleranno di un aspetto del beato Palazzolo che non tutti conoscono, ossia che era un burattinaio, mettendo in luce il valore assoluto dei burattini e il forte senso di umanità che racchiudono.

La storia raccontata coi burattini

Carla e Roberta hanno scelto don Luigi Palazzolo come soggetto del loro lavoro teatrale. Le autrici tratteggiano attraverso i loro burattini la vita di don Palazzolo, dalla consacrazione sacerdotale alla morte, riportando in scena i passi salienti della sua vita e delle opere che a Bergamo e per Bergamo ha costruito. Nella baracca ballano proprio don Palazzolo, suor Teresa Gabrieli, i ragazzi dell’oratorio della Foppa, mamma Teresa, la sciura Catì, fedele domestica e il sempreterno Giopì, armato di termòmetro a far la giöstìssia. Dalle pagine del libro emerge un quadro completo di questo eccezionale prete, spesosi totalmente per i poveri della sua città.

Strumento dall’alto valore educativo

Il sacerdote fu un uomo colto e acuto interprete dei bisogni e delle sofferenze della società povera. Capì che gli strati incolti andavano educati e sollevati dalle loro sofferenze e la sua intuizione fu di utilizzare i burattini, forma di teatro popolare, inserendo nella narrazione soggetti, dinamiche e linguaggi noti. L’interesse del beato Palazzolo per l’arte burattinaia fu teso al valore educativo, culturale e sociale degli spettacoli. I burattini furono strumento di formazione, inserendo temi etici come il Bene e il Male; catechesi, intrecciando il racconto inventato al messaggio evangelico. Il buon Gioppino era colui che dava sollievo alle sofferenze delle classi sociali più povere, ristabilendo, almeno in baracca, la giustizia terrena.

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