Cosa c'è sotto ai nostri piedi? La storia del Cremasco dall'età del bronzo ad oggi

L'incontro ha portato alla luce scoperte e ritrovamenti: gli esperti hanno recuperato anche un cucchiaio risalente dall'età del Rame

Cosa c'è sotto ai nostri piedi? La storia del Cremasco dall'età del bronzo ad oggi
Cultura 11 Ottobre 2017 ore 10:05

Cosa c’è sotto ai nostri piedi? Dall'età del bronzo ad oggi, da Pandino, a Sergnano ad Agnadello emerge la storia del Cremasco.

Cosa c'è sotto ai nostri piedi? La storia del Cremasco

E’ stato tutto spiegato venerdì sera scorso a Pandino, durante una conferenza promossa dall'Amministrazione comunale in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia e Beni Culturali, «Snam retegas» e «Tecno impresa specializzata» in scavi archeologici. La conferenza, è stata introdotta dal Soprintendente per la sede Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Cremona, Lodi e Mantova Gabriele Barucca, che ha raccontato come gli esperti, durante gli scavi di questi anni, hanno ricostruito 12 mila anni di vita.

Agnadello e Gradella: le tombe del Medioevo

I ritrovamenti a Agnadello e Gradella di Pandino sono di più recente data e riferibili al culto funerario e di sepoltura nel medioevo, anch'essi di elevato valore storico e come tutti i materiali prelevati e rinvenuti ora affidati ai tecnici dei laboratori per ulteriori analisi scientifiche di approfondimento. Ma passiamo ai fatti: "I lavori per la realizzazione del metanodotto, che dallo snodo di Sergnano hanno attraversato tutto il territorio cremasco fino a giungere ad Agnadello, sono stati eseguiti tra il febbraio 2016 e l’aprile 2017 - hanno spiegato gli esperti - La proficua collaborazione istituita tra tutti i soggetti coinvolti nelle operazioni, ha permesso di risolvere le situazioni più critiche e di condurre a termine l’opera entro i tempi stabiliti: l’impegno di tutti è stato fondamentale per il raggiungimento dell’obiettivo previsto, cioè portare a termine la costruzione senza perdere i dati storici che questo tipo di intervento fornisce".

Dall'età del bronzo fino al Rinascimento

Scavi

"Gli scavi - hanno continuato gli esperti - hanno infatti permesso di portare alla luce, su un tracciato di 32 km, 46 siti ascrivibili a epoche differenti, a partire dall’età del bronzo fino al periodo rinascimentale e post-rinascimentale, offrendo uno spaccato del popolamento del Cremasco in antichità. Diverse le professionalità coinvolte: oltre agli archeologi hanno lavorato geo-archeologi, paleobotanici, esperti di dendrocronologia e archeozoologi, in modo da poter ricavare il maggior numero di dati possibili per la conoscenza della storia antica del territorio".

Un territorio disabitato? Non è così

Le nuove scoperte hanno permesso di correggere la convinzione che queste zone fossero disabitate in antichità per la presenza di acquitrini e paludi: in effetti è stato messo in risalto il ruolo determinante giocato dalla presenza delle acque in queste terre, presenza che ha originato, in antichità, il mito del “Lago Gerundo”, un’ininterrotta distesa di paludi e acquitrini, considerata inospitale per gli insediamenti e persino popolata, secondo le leggende, da draghi. Le evidenze archeologiche dimostrano che invece i corsi d’acqua hanno costituito un polo di attrazione per le comunità antiche, che si sono insediate in questa fascia.

Trovato un cucchiaio dell'età del Rame

Numerosi i reperti rinvenuti, appartenenti sia a contesti abitativi che funerari, alcuni dei quali di particolare pregio e rarità, come ad esempio un cucchiaio in legno risalente all’Età del rame. L’intenzione della Soprintendenza sarebbe quella di restituire le scoperte e i materiali al territorio, in un primo momento attraverso una mostra, per la quale si stanno ancora cercando i finanziamenti, in cui venga presentata la ricostruzione dell’ambiente naturale di questa fascia del Cremasco in epoca antica e i suoi mutamenti nel corso delle epoche.