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Sorveglianza obbligatoria all’uscita da scuola: i presidi si ribellano

Fatta eccezione per qualche "attendista" i presidi si dicono concordi: "Dobbiamo educare i ragazzi all'autonomia e alla responsabilità"

Sorveglianza obbligatoria all’uscita da scuola: i presidi si ribellano
Cronaca 22 Ottobre 2017 ore 17:55

E’ un coro piuttosto unanime, quello dei presidi della Bassa e del Cremasco di fronte alla recente sentenza della Cassazione sull’obbligo della sorveglianza degli studenti alla fine delle lezioni.

La sentenza

A che età si può percorrere da soli e in piena autonomia il tragitto da scuola a casa? E’ proprio lo Stato, nel senso letterale del termine, a fornire la risposta: fino a 14 anni, stando a quanto recita il nostro codice penale, c’è la presunzione di assoluta incapacità. Quindi per tutte le scuole elementari, ma anche per le medie, gli studenti non possono allontanarsi dall’edificio scolastico se non affidati a un genitore o a un delegato.

La tragedia

La legge è sempre stata così ma solo quest’anno si è cominciato a parlarne. A suscitare il dibattito una sentenza della Cassazione che il 19 settembre ha stabilito la corresponsabilità di scuola e Comune per la morte di uno studente di 11 anni investito da un autobus di linea fuori dai cancelli della scuola appena dopo il suono della campanella. I fatti risalgono a 15 anni fa ma solo il mese scorso, dopo un lunghissimo iter giudiziario, l’ultimo grado di giudizio ha confermato la sentenza emessa dal Tribunale di Firenze, che attribuiva a tre attori la colpa per la morte dello studente: il 40 per cento all’autista dell’autobus, il 40 per cento al Comune e il 20 per cento alla scuola. Non è stato dunque accolto il ricorso presentato dal Ministero dell’Istruzione secondo cui la responsabilità di vigilanza della scuola non si applica fuori dai cancelli degli istituti. Secondo i giudici però l’attività di vigilanza del personale scolastico si deve protrarre finché il minore non si trova tra le braccia di un genitore. Dopo la sentenza in molte scuole medie sta girando una circolare che vieta al personale scolastico di lasciar uscire i ragazzi da soli da scuola. Pena il rischio di una denuncia per abbandono di minore. Una posizione che però non piace ai dirigenti scolastici.

I presidi

«Già da prima che si parlasse del caso avevamo adottato specifiche modalità di uscita da scuola per gli alunni delle secondarie – spiega il dirigente dell’Istituto comprensivo di Cologno Giovanni Vezzoli – I genitori dei ragazzi firmano un modulo di presa d’atto delle modalità di rientro del ragazzo. Chi abita vicino alla scuola dichiara di conoscere il percorso e di acconsentire che il ragazzo si incammini da solo verso casa, chi abita più lontano dichiara invece di utilizzare i mezzi messi a disposizione dal Comune o altro. Chi non consegna il modulo invece deve venire obbligatoriamente a scuola a prendere il figlio». Non c’è preside che non senta già le lamentele di centinaia di mamme e papà lavoratori. In un mondo, come quello scolastico, ad altissimo tasso di burocrazia (a volte fino a sfiorare la nevrosi), nessuno nasconde la preoccupazione per l’improvvisa scomparsa di quel confortevole vuoto normativo colmato (male) dalla Corte. Anche per ragioni strettamente pedagogiche.

«Educheremo degli idioti»

Il più feroce è il dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo di Verdellino, Eugenio Mora. «Siamo lasciati soli dal Legislatore e ci troviamo a dover scegliere tra il nostro ruolo pedagogico ed educativo e la responsabilità penale – ha detto – Da tre anni facciamo firmare alle famiglie un patto di corresponsabilità educativa per consentire ai ragazzi di percorrere in autonomia il tragitto casa-scuola, anche se siamo consapevoli che non ci tutela dal punto di vista legale. Preferisco rischiare personalmente, piuttosto che fare il burocrate e arrivare ad allevare degli idioti».

Treviglio e dintorni

Nessuno dei dirigenti scolastici trevigliesi ha annunciato modifiche a breve termine delle abitudini di professori e genitori. «Da noi solo pochissimi studenti delle medie escono da soli, e abitano tutti a poche centinaia di metri dalla scuola o comunque in centro a Treviglio, praticamente un’isola pedonale – spiega Angela Luisa Lattuada, che dirige “Facchetti” e “Collegio degli Angeli” – Sentiremo i genitori interessati e valuteremo cosa fare. Di certo, mi pare un eccesso imporre la consegna a un maggiorenne in tutti i casi». «Aspettiamo indicazioni da parte del Ministero o dell’Ufficio scolastico regionale – aggiunge Donatella Finardi (Ic “De Amicis”) – Da parte nostra c’è la massima apertura verso le esigenze dei genitori, che spesso lavorano. Dobbiamo educare i ragazzi a 360 gradi: a scuola devono imparare a leggere e scrivere, ma è bello anche che imparino, pian piano, con tutte le cautele del caso, a girare in autonomia nel loro paese». Più possibilista Nicoletta Sudati, dell’«Ic Grossi». «E’ un tema complesso, per ora non adotteremo cambiamenti – ha detto – Ma il vero problema è che abbiamo a che fare con dei giovani sempre meno autonomi». «Se continuiamo ad alzare l’ostacolo questi ragazzi non salteranno mai – lamenta Genny Scaperrotta, dirigente de “La Sorgente” di Caravaggio – E pensare che qualcuno di noi a 14 anni già andava a lavorare». «Revocare le deleghe farebbe venire meno il progetto legato all’autonomia degli alunni che stiamo portando avanti anche attraverso i corsi tenuti dalla Polizia locale legati al rispetto della segnaletica stradale e come muoversi a piedi per il paese», aggiunge invece Ornella Perego dell’Ic di Casirate, che comprende le scuole di Calvenzano e Arzago.

A Romano

Anche oltre-Serio, sono più i critici. «Personalmente, ritengo che i bambini debbano anche uscire da soli da scuola perché è una prima forma di educazione all’autonomia – spiega Ludovica Paloschi dell’Ic di Calcio – Inoltre, nelle realtà comunali le misure di sicurezza ci sono, tra nonni vigile, sensi unici, chiusura delle strade durante l’ingresso e uscita dei ragazzi». «Già da tempo sono in corso progetti per l’educazione all’autonomia – ha detto Patrizia Giaveri (Ic Fermi di Romano) – Giusto però venire incontro anche alle richieste dei genitori che chiedono sicurezza, lo facciamo».

Nel Cremasco

Dirigente dell’«Abbado» di Ombriano (Crema) e dell’Ic di Soncino, Pietro Bacecchi prende tempo, come molti colleghi, e parla di «norme difficilmente applicabili sia per i ragazzi, che alle medie hanno una certa autonomia, sia per i genitori». Al «Falcone e Borsellino» di Offanengo, il preside Romano Dasti si riserva di studiare le carte, ma ricorda che persino quando la scuola, una decina di anni fa, impose la riconsegna dei ragazzi delle elementari, i genitori «manifestarono un certo malcontento».

E ora chi decide?

Non è chiarissimo. Tutto passa in mano agli Uffici scolastici regionali, che potrebbero dare direttive in merito. Intanto, parecchi dirigenti scolastici hanno scaricato la patata bollente ai rispettivi Consigli d’Istituto. Tutto, almeno negli Istituti della zona che ci hanno risposto, proseguirà come sempre. «Siamo in fase di studio» spiega Valeria Cattaneo dell’Ic di Urgnano. Idem Angelo Gueli di Verdello e di Arcene-Lurano-Castel Rozzone.

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