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Scienza

Uno studio ha trovato tracce del Coronavirus nel PM10 in Bergamasca

I risultati di uno studio "pre-print" condotto da otto scienziati delle università di Bologna, Trieste, Bari, Milano.

Uno studio ha trovato tracce del Coronavirus nel PM10 in Bergamasca
Cronaca Bergamo e hinterland, 25 Aprile 2020 ore 11:35

“Pezzi” di RNA del virus responsabile di Covid-19 sono stati trovati in alcuni campioni di particolato atmosferico in provincia di Bergamo. Lo conferma uno studio “pre-print” condotto da otto scienziati delle università di Bologna, Trieste, Bari, Milano e presentato su medRxiv.

“Presentiamo qui i primi risultati dell’analisi condotta su 34 campioni di PM10 atmosferico da un sito industriale in provincia di Bergamo raccolti con due diversi campionatori in un periodo di tre settimane, dal 21 febbraio al 13 marzo” spiegano i ricercatori nell’abstract del paper che, va detto, deve ancora essere pubblicato e non è stato ancora sottoposto alla consueta “peer review”, la revisione di altri esperti necessaria alla validazione di tutti i risultati scientifici.

L’analisi di 34 campioni di particolato

Ma stando al documento, i ricercatori hanno confermato di aver trovato delle tracce di RNA virale in otto su 34 filtri utilizzati per testare il particolato atmosferico in un “sito industriale della provincia di Bergamo”. “Possiamo confermare di avere ragionevolmente dimostrato la presenza di RNA virale di Sars-Cov2” argomentano tuttavia gli autori nell’abstract “trovando geni altamente specifici” legati al virus di Covid-19.

I 34 campioni di particolato analizzati sono stati ottenuti filtrando l’aria attraverso dei particolari dispositivi in fibre di quarzo, e sono stati analizzati nel laboratorio di Applied and Comparative Genomics dell’università di Trieste. Testando i campioni per tre diversi “geni” collegati al virus, otto filtri sono risultati “positivi”.

L’ipotesi: il Pm10 potrebbe aver accelerato il contagio?

“E’ la prima prova preliminare” proseguono, che l’RNA del virus responsabile di Covid-19 “può essere presente nel particolato atmosferico”. E’ tuttavia ancora presto, avvertono gli stessi autori, per arrivare a conclusioni circa il ruolo del PM10 nella diffusione dell’epidemia. Ma lo studio suggerisce che “in condizioni di stabilità atmosferica e di alte concentrazioni di particolato, Sars-Cov-2 potrebbe creare di clusters tramite il particolato e “potenziare la sua persistenza nell’aria”.

Ma serviranno nuovi studi

“Al momento, nessuna assunzione può essere fatta a proposito della correlazione tra le presenza del virus nel particolato e la diffusione di Covid-19” scrivono gli autori. Serviranno infatti nuovi studi circa la concentrazioni media di particolato eventualmente necessaria per un “effetto boost” nel contagio.

QUI lo studio completo

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