Treviglio

Attilio, l’ultimo “miracolo” della Madonna delle Lacrime FOTO

Cadde in un pozzo 63 anni fa, bambino. E sopravvisse. "Fu grazie alla Vergine"

Attilio, l’ultimo “miracolo” della Madonna delle Lacrime FOTO
Treviglio città, 20 Settembre 2020 ore 17:43

Si chiama Attilio D’Adda, ha 71 anni e oggi vive a Caravaggio. E’ l’autore dell’ultimo «ex voto» tra i 250 esposti al Santuario della Madonna delle Lacrime di Treviglio e recentemente ricollocati in una nuova esposizione. E la sua storia, «il mio miracolo» come tiene a precisare lui, è   incredibile anche se accadesse oggi, 63 anni dopo.

Cadde in un pozzo di 14 metri

Era un giorno d’estate del 1957, a cascina Galiberti, in via Brasside. Caldo, come fa caldo nella Bassa alle 4 del pomeriggio di un giorno di giugno o luglio. Il nonno e lo zio erano nei campi, a lavorare, e avevano sete. Così la nonna lo mandò sotto il portico della cascina, a prendere un secchio d’acqua dal pozzo da portare loro in campagna.

«Il pozzo era sotto il portico della cascina, dove c’era anche un’immagine della Madonna – ricorda – A otto anni, non ero abbastanza alto per arrivare all’apertura, così mi aiutai con una sedia, sotto gli occhi attenti di mia sorella, di quattro anni. Lasciai correre l’argano giù, giù, per circa 14 metri. Ma mentre il secchiello scendeva, l’argano mi sfuggì dalle mani. Allungandomi per riprenderlo, uno dei manici s’impigliò nella maglietta, facendomi cadere giù nel pozzo».

Un volo impressionante, giù nel pozzo largo meno di un metro. Quattordici metri, fino all’acqua. «Mentre cadevo mi sono passati i ricordi della vita, pensavo fosse finita – racconta – E al tocco dell’acqua, sentii riempirmi le orecchie e avvertii una sensazione di confusione nella testa. Mia sorella Giovanna corse a casa a chiamare la nonna che disperata si mise a gridare. Si rese subito conto della gravità del fatto e invocò la Madonna: “Salvatemelo voi”».

Nonno e zio si precipitarono al pozzo, «storditi e senza attrezzature e di mezzi di soccorso». Mentre lui, immerso nell’acqua gelida, urlava: «Nonno, tirami su».
Decisero di provare a riavvolgere delicatamente la corda sull’argano. Un tentativo quasi disperato, in una partita contro il tempo. Quanto avrebbe resistito un bimbo, in un pozzo pieno d’acqua? Ed è qui, l’incredibile circostanza che ha segnato la differenza tra una tragedia e il miracolo. Attilio si era attaccato con il dito indice della mano destra all’unico anello della catena che annodava la corda della cima. Il nonno e lo zio lo tirarono fuori come si recupera il secchio.

Ne uscì incolume

Ne uscì praticamente incolume. «Il giorno dopo mi alzai con la testa gonfia e un graffio sulla fronte a forma di croce» ricorda. Mentre la corda, che solo poche ore prima l’aveva riportato in superficie, quel giorno si spezzò sotto il peso del solo secchiello d’acqua.
«Non poté essere stato nient’altro che un miracolo – continua Attilio – la Madonna delle Lacrime aveva ascoltato le invocazioni della nonna».
Così nei giorni seguenti prese carta e pastelli e disegnò il suo ex voto. La nonna, vestita di nero, prega, insieme alla sorellina. Mentre gli adulti lo ripescano illeso. E a vegliare sulla famiglia, ancora una volta, l’immagine della Vergine con il mantello blu e l’abito rosso, che pianse per salvare la città, il 28 febbraio 1522, ma che da allora non ha smesso di vegliare su Treviglio.

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