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Treviglio: La Tav, la discarica di amianto e il giallo della cascina abbattuta – TreviglioTV

Treviglio: La Tav, la discarica di amianto e il giallo della cascina abbattuta – TreviglioTV
Cronaca 10 Maggio 2017 ore 23:24

Redazione, 11 maggio 2017

Una cascina espropriata e abbattuta quattro anni fa, a ridosso dell’ex cava Vailata, e apparentemente senza motivo, finisce al centro di un’interrogazione parlamentare. E dell’ennesimo giallo politico-amministrativo attorno alla discarica di amianto appena approvata dalla Regione.

Il vecchio G. Giussani, quattro anni fa, di lasciare per sempre la casa dov’era nato e vissuto non aveva davvero voglia. 
Eppure, i tecnici del consorzio Cepav2  erano stati categorici: quel vecchio cascinale ristrutturato in fondo a via Palazzo, in mezzo alla campagna trevigliese, doveva essere abbattuto, per far spazio alla linea ferroviaria ad alta velocità. Anche se tra la bella villa di campagna e il tracciato della Tav, ci passavano quasi sessanta metri. E anche se il vicino sottopasso era già stato quasi ultimato, dicono i ben informati.
Parte da qui, l’ultima puntata della telenovela Vailata, arrivata nei giorni scorsi persino a Roma grazie a un’interrogazione parlamentare della Lega Nord che probabilmente farà discutere.  
La bella villetta – che si trova praticamente sul confine sud-ovest della futura discarica di amianto di Team, a circa cinque metri dal confine – finì nel rullo degli espropri di pubblica utilità.  L’esproprio (anzi, la cessione volontaria, secondo il curioso eufemismo del Dpr 327 del 2001) procedette spedito e poco dopo arrivarono anche le ruspe, mentre l’accordo per il passaggio di proprietà si chiudeva a una cifra, pare, di parecchio superiore al mezzo milione di euro. La bella villetta, insomma, sprofondò nella polvere, e in mezzo al numero corposo degli espropri per le grandi opere che punteggiavano da ovest a est, in quegli anni, l’intera Bassa. Finora. 
Quel che non tornava, e che non torna nemmeno ora, stando a quanto si mormora proprio in questi giorni nei corridoi, sono le distanze. E una domanda, che proprio all’indomani dell’ok formale da parte di Regione Lombardia alla discarica voluta da Team, disegna una piccolo giallo fatto di coincidenze quasi perfette. 
Carte alla mano infatti, la cascina abbattuta si trova a circa una sessantina di metri dalla Tav, che nel frattempo è stata conclusa e inaugurata. Tanti. Troppi, secondo il deputato lumbard Cristian Invernizzi, per giustificare un esproprio di pubblica utilità. Molti di più, perlomeno, di quelli che  separano ancora oggi la Tav da parecchie altre abitazioni, che invece la linea ferroviaria ha lasciato intatte. Perché quindi quell’esproprio e quell’abbattimento?  Ne è nata un’interrogazione a risposta scritta per il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio. Team e la vicinissima discarica di amianto non sono citate, nell’interrogazione. Ma sono in parecchi, soprattutto in casa Lega, ad aver rispolverato le vecchie carte. Notando anche come proprio  quell’abbattimento – casualmente – abbia di fatto spianato parecchio la strada anche a Team, togliendo di mezzo l’ultima casa abitata nel raggio di centinaia di metri. Ecco la coincidenza.  Invernizzi ha chiesto al ministro – che è competente in quanto è il Cipe ad aver approvato il progetto Tav nel 2009, con i relativi espropri per un’opera dichiarata di pubblica utilità – per capire “quali siano le ragioni per le quali è stata espropriata e demolita, in considerazione della consistente distanza tra le proprietà immobiliari e l’asse ferroviario dell’alta velocità” e “come si giustifichino gli oneri espropriativi”. In sostanza: perché investire tutti quei soldi pubblici  per demolire una casa “che non risulta interessata dall’infrastruttura ferroviaria” e distante parecchie decine di metri dalla linea?  

 

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