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Pumenengo

Tentata estorsione mafiosa, tre arresti: uno nella Bassa

Hanno chiesto 100mila euro a una coppia di imprenditori, come "liquidazione" per aver licenziato la fidanzata di uno di loro.

Tentata estorsione mafiosa, tre arresti: uno nella Bassa
Cronaca Bassa orientale, 13 Maggio 2020 ore 15:44

Nelle prime ore di stamattina i militari del Nucleo Investigativo di Brescia e della Compagnia di Chiari hanno arrestato tre persone, ritenute responsabili di una tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.   Il provvedimento è stato richiesto dalla Direzione antimafia del Tribunale di Brescia, nell’ambito di un’indagine condotta dal Nucleo Investigativo di Brescia. Ne dà notizia PrimaBrescia.it

Tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso

Stando a quanto emerso, i tre agivano in concorso e minacciavano le loro vittime “evocando” la caratura criminale di uno di tre, asserendo che fosse in contatto con alcune famiglie malavitose calabresi stanziatesi al Nord. Parole che avrebbero nelle intenzioni dei tre dovuto spaventare le vittime  – una coppia di imprenditori bergamaschi – e indurli a pagare un’ingente somma di denaro. Le “esplicite minacce” nei confronti della vittima non hanno tuttavia avuto seguito: nessuna somma di denaro è stata loro consegnata.

In carcere un uomo di Pumenengo

Il “calabrese” è un uomo residente a Pumenengo, classe 1973. L’uomo, già in semilibertà con affidamento in prova al servizio sociale, è ora in carcere mentre gli altri due, tra i quali il commercialista, saranno sottoposti al regime degli arresti domiciliari.

La tentata estorsione è avvenuta tra ottobre 2019 e febbraio 2020, nei confronti di due coniugi titolari di una ditta in provincia di Bergamo. I due avevano licenziato la fidanzata di uno dei tre, impiegata presso la loro azienda. A mo’ di “risarcimento”, i tre hanno chiesto insistentemente e con minacce agli imprenditori di consegnare loro 100mila euro quale “liquidazione” della ragazza. Lasciando intendere che se non avessero obbedito, ci sarebbero potute essere conseguenze gravi, proprio legate alle presunte relazioni vantate dal pumenenghese con esponenti dei clan. Ma gli imprenditori non hanno ceduto e hanno denunciato l’accaduto. Così dopo una breve indagine, sono scattate le manette.

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