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Stefano Levi Della Torre parla della Shoah e dell’intolleranza oggi

Un incontro tenutosi a Fara d'Adda che ha fornito spunti di riflessione sulla realtà odierna con riferimenti alla figura di Salvini.

Stefano Levi Della Torre parla della Shoah e dell’intolleranza oggi
Gera d'Adda, 26 Gennaio 2020 ore 20:26

Il professor Stefano Levi della Torre, cugino di Primo Levi, a Fara d’Adda per parlare di Shoah e dei semi dell’ntolleranza che anche oggi emergono.

Incontro con l’autore

Stefano Levi Della TorreIn occasione della ricorrenza della “Giornata della Memoria”, un appuntamento per ricordare il dramma dell’Olocausto, oggi alle 16, nell’Auditorium Gerolamo Villa si è tenuto l’incontro organizzato dall’Amministrazione comunale con il docente alla Scuola di Architettura del Politecnico di Milano, studioso dell’ebraismo, che scrive di letteratura, storia dell’arte e di cultura ebraica.

Un pomeriggio in cui si è affrontato il tema “Quando la giustizia è fuori legge”, condotto da Luigi Grazioli con la presenza del sindaco Raffaele Assanelli tra il folto pubblico intervenuto.

Spunti di riflessione

Prima riflessione sul perché una nazione civile come la Germania ha potuto partorire in Nazionalsocialismo. ” La razionalità non ci salva se manca un’empatia con la sofferenza umana, serve sorveglianza sulla potenza della nostra civiltà – ha detto – infatti in una società di massa si sono applicati alla produzione della morte i principi della razionalità industriale e sono nati i campi di sterminio che funzionavano benissimo”. Il tutto nell’indifferenza generale perché “non è necessario essere dei mostri per fare mostruosità. Così anche nelle democrazie, che hanno vissuto sulle spalle del colonialismo”.

L’origine dell’antisemitismo

Adolf Hitler temeva gli ebrei – ha proseguito Levi – nell’immaginario collettivo si temono gli ebrei perché sarebbero terribilmente potenti: sono emblema di emancipazione essendosi giovati dalla Rivoluzione francese, quindi se l’hanno manovrata sono potenti … e poi hanno partorito un Dio, Gesù, e lo hanno ucciso. Il complotto ebraico è un tema ricorrente così come il vittimismo: se un cane è feroce, come il nazista, lo è perché si sente braccato, perché è vittima della persecuzione ebraica…”.

Parallelismi con la realtà odierna e il tema del potere

“Anche oggi sentiamo dire dalle destre che gli ebrei sono una potenza, che sono dietro a un complotto anche in tema di immigrazione – ha osservato – si produce un messaggio di difesa da un potere che perseguita”. Levi ha ricordato l’aberrazione delle leggi razziali e ha puntato dritto contro Matteo Salvini, citandolo come sostenitore della tesi di Viktor Orbàn premier di Ungheria, che parla dei migranti come massa di manovra dell’ebreo Solos.
“Fa riflettere l’indifferenza di un capo politico per i bambini che muoiono in mare e invece il sentimento contrario, di estrema gentilezza, verso quelli di Bibbiano – ha affermato – Questa è la minaccia che abbiamo in corso: l’idea che dobbiamo fare di tutto per salvarci contro gli altri”. Poi ha chiarito il suo pensiero: “Non demonizziamo però il fastidio per la novità, è fisiologico e anzi ci vuole l’inerzia di conservazione: se si cambia continuamente e rapidamente è il caos. Per esempio se la lingua cambiasse sintassi e termini troppo velocemente non ci si capirebbe più. Tuttavia lo Stato democratico lancia un messaggio ai cittadini per cui capisce il disagio ma invita a pensarci sopra, mentre il totalitarismo lo legittima e parla di corpo unico e compatto da cui gli estranei vanno eliminati”.

“Non fidiamoci di nulla”

Concludendo il suo intervento Levi non ha dato soluzioni facili.

“Non fidiamoci di nessuna categoria in generale, nemmeno dell’etica perché esiste anche un’etica perversa come quella nazista – ha  chiosato – nemmeno fidiamoci della buona fede perché persino l’ipocrisia è meglio della buona fede del nazifascismo”.

Leggi di più sul Giornale di Treviglio in edicola venerdì 31 gennaio.

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