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Il caso a Treviglio

Si rifiutava di visitare i pazienti e di rilasciare ricette, guardia medica finisce a processo

I fatti risalgono al 2017. Il medico, 54 anni, era già stato condannato per episodi simili quando si trovava in servizio ad Albino.

Si rifiutava di visitare i pazienti e di rilasciare ricette, guardia medica finisce a processo
Cronaca Treviglio città, 05 Febbraio 2021 ore 11:05

Si rifiutava di visitare i pazienti e di rilasciare ricette, guardia medica finisce a processo. Quattro racconti, con tanto di telefonate registrate, per descrivere il comportamento di K.G., guardia medica 54enne, allora – siamo nel 2017 – in servizio a Treviglio.

Guardia medica a processo

Ieri, 4 febbraio, in aula sono stati ascoltati i racconti di quattro pazienti che lamentavano, non solo la maleducazione del medico, ma anche il suo rifiuto di intervenire o concedere ricette o certificati. Il 54enne, già condannato per episodi simili quando era di guardia ad Albino, ora dovrà rispondere dell’accusa di rifiuto di atti d’ufficio e verrà ascoltato nella prossima udienza prevista per il 6 maggio.

Si rifiutava di visitare i pazienti

Dai racconti dei pazienti, difesi in Aula dall’avvocato dell’Ats Bergamo (che si è costituita parte civile) Maria Cristina Cattapan emerge l’immagine di un medico scontroso e poco incline a eseguire quello che sarebbe stato semplicemente il suo dovere. Lo testimonia una 61enne che nell’ottobre 2017 aveva chiesto l’intervento della guardia medica per la suocera che si era sentita male e abitava nel centro storico di Treviglio. Alla richiesta, secondo anche quanto riportato dalle registrazioni telefoniche, il medico avrebbe ironizzato: “Come ci arrivo, in elicottero?”

A quel punto aveva suggerito di chiamare il 118, ma la donna aveva subito messo la situazione in chiaro: avrebbe chiamato l’ambulanza spiegando però che la guardia medica di turno si era rifiutata di visitare l’anziana sofferente. Così aveva preso la sua borsa e aveva raggiunto l’abitazione della donna, visitandola, ma senza rilasciare alcun certificato. La donna alla fine era dovuta ricorrere ugualmente alle cure del Pronto soccorso.

E ancora certificati di malattia che inspiegabilmente venivano concessi solo la mattina, oppure come accaduto a una 40enne di Mozzanica il rifiuto della visita in studio. Le aveva consegnato una ricetta chiudendo in fretta la questione perché l’orario segnava le 19.30.

La difesa: “Solo un carattere burbero”

La difesa, rappresentata dall’avvocato Diego Soddu, punta tutto sul carattere burbero del medico che però, nonostante tutto, alla fine avrebbe acconsentito alle richieste dei pazienti che, anche quando respinti, erano riusciti a soddisfare le loro richieste rivolgendosi però – e qui sta il problema – a un altro medico oppure al Pronto soccorso.

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