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Bergamo

Sgomberata Kascina Ponchia, cade nel vuoto l’appello dei ragazzi al Comune

"Riteniamo che, come Giunta, abbiate il dovere di opporvi". Ma il Comune tira dritto: "Ripristinata legalità, ora housing sociale".

Sgomberata Kascina Ponchia, cade nel vuoto l’appello dei ragazzi al Comune
Cronaca Bergamo e hinterland, 07 Ottobre 2020 ore 09:45

E’ scattato all’alba di ieri, martedì, lo sgombero di Cascina Ponchia, lo stabile di Bergamo occupato dal dicembre del 2013 da un collettivo  di  “Kascina autogestita popolare Angelica  Cocca  Casile”. Un’operazione  che ha prevedibilmente scatenato la reazione dei ragazzi, che protestando contro il blitz ha organizzato una campagna social in cui chiedevano – senza successo – alla Giunta del sindaco Giorgio Gori di opporsi allo sgombero.

“Sembra si tratti dell’ennesimo caso – si legge nel testo diffuso dalla Kascina autogestita popolare– in cui non si tiene minimamente conto delle esigenze della città, tagliando le gambe a un’iniziativa dal basso che in questi anni ha rivitalizzato uno spazio abbandonato, creato socialità e promosso cultura nelle forme più diverse. Riteniamo che, come Giunta, abbiate il dovere di opporvi a questo ennesimo atto di forza ingiustificato”.

“Ripristino dello stato di legalità”

Un appello decisamente caduto male. Il Comune parla infatti, molto duramente, di “Ripristino dello stato di legalità”, approvando lo sgombero senza mezzi termini. “Ora – commenta la Giunta – iniziamo il lavoro per restituire l’immobile alla città con un progetto di grande valenza sociale”. Si tratta di un progetto di housing sociale destinato a donne, con o senza figli, in situazioni di disagio abitativo: dall’edificio dovrebbero essere ricavati nove alloggi che potranno accogliere fino a 29 ospiti, che all’interno della Cascina dovrebbero seguire percorsi di accoglienza e integrazione sociale.

Azione “repressiva ed infame”

Una presa di distanze cui i dirigenti di Kap hanno replicato a testa bassa.
“Stamattina la Kascina si è svegliata sotto sgombero. La motivazione di tale azione repressiva ed infame è la realizzazione di un progetto all’apparenza nobile: housing sociale per donne, con o senza figli, in situazioni di difficoltà. Peccato peró che lo sgombero del kap sia una componente assolutamente non necessaria, così che la motivazione che lo ha spinto risulta del tutto pretestuosa. Sono moltissimi gli immobili pubblici che il Comune di Bergamo potrebbe utilizzare per realizzare il suo progetto di housing sociale”.
E ancora. “Lo sgombero di oggi è un’azione di repressione che non nasce da una necessità. Un’azione mirata e finalizzata a distruggere uno dei pochi esempi in città di auto-organizzazione dal basso, inclusiva e slegata dalle logiche del profitto. La Kascina rappresenta un esempio virtuoso di riappropriazione di un immobile abbandonato, con il fine di promuovere la cultura e costruire socialità ed aggregazione dando un’alternativa ideale e materiale al tipo di città a cui siamo assuefatti”.

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