La "Terra promessa" era un inferno

Sfruttava i richiedenti asilo nella Bassa: arrestato padre Antonio Zanotti FOTO

Tre agli arresti domiciliari, compreso il padre spirituale della cooperativa.

Sfruttava i richiedenti asilo nella Bassa: arrestato padre Antonio Zanotti FOTO
Cronaca Bassa orientale, 16 Giugno 2020 ore 13:28

Un “sistema di malaffare” costruito sulle spalle di disperati richiedenti asilo, ospiti in decine di centri di accoglienza sparsi per tutta la Bassa orientale. Tre persone sono state arrestata questa mattina dai carabinieri dei Nucleo investigativi di Bergamo, su ordine del Gip Lucia Graziosi e su richiesta del pm Fabrizio Gaverini, per la gestione delle cooperative sociali legate all’universo di “Terra promessa”. Tra loro c’è anche l’ex sacerdote padre Antonio Zanotti, fondatore e padre spirituale della cooperativa.

Arrestato padre Antonio Zanotti

Agghiacciante la ricostruzione di quel che avveniva in quelle cooperativa, in cui decine di richiedenti asilo a vivere mangiando anche cibo scaduto, e a lavorare in condizioni di sfruttamento. In sostanza, i gestori del centro di accoglienza “facevano la cresta” sui famosi 35 euro a migrante riservati dallo Stato. Costringendo i richiedenti asilo a vivere quasi come fossero in schiavitù.

Associazione a delinquere

I reati contestati sono di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dello Stato attraverso l’acquisizione di erogazioni pubbliche non spettanti, sfruttamento del lavoro nero, riciclaggio ed altro. Le misure restrittive sono state eseguite a carico del padre spirituale/fondatore della cooperativa Sociale “Terra promessa”, e di P.A.M. e T.G., rispettivamente presidente ed economo.

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Oltre 38 gli indagati

Le indagini, coordinate dal Pubblico Ministero Davide Palmieri  e protrattesi dal mese di gennaio 2018 sino al successivo aprile 2019, hanno consentito di raccogliere prove a carico anche di altri 38 soggetti, tutti indagati e destinatari di informazioni di garanzia.

Tutto è partito dallo stupro di un’operatrice

L’input investigativo è partito da una violenza sessuale avvenuto in un centro di accoglienza gestito da Terra promessa nel settembre 2017: cascina Fenatica, a Fontanella.

“Nella circostanza risultò palese che ci fossero evidenti carenze nella gestione del Centro, a partire dalla mancanza di personale qualificato e nel numero previsto, evidenziando un controllo degli stranieri assolutamente carente ed approssimativo – scrivono i carabinieri in una nota – Durante l’attività d’indagine ci si è trovati quindi al cospetto di un “sistema” che permetteva l’esistenza di un vero e proprio apparato del malaffare in ordine all’accoglienza, condizione agevolata anche da rapporti disinvolti con alcuni funzionari pubblici”.

Coinvolti anche commercianti locali e funzionari pubblici: “Spese millantate”

“Proprio nel periodo dell’indagine era stato introdotto l’obbligo di rendicontazione delle spese sostenute per l’accoglienza e questa notizia risultò immediatamente deflagrante nel citato sistema perché obbligava a dover tracciare tutte le spese che prima, evidentemente, erano solo millantate – continua la nota – Infatti divenne frenetica l’attività degli arrestati e dei correi deferiti a piede libero, al fine di dimostrare spese mai sostenute, a volte con fatture false grazie a commercianti o imprenditori compiacenti, altre volte falsificando vecchi documenti, ancora costruendo falsamente registri di presenze di stranieri che in realtà si assentavano e non facevano rientro”.

Cibo scaduto per fare la cresta

La “cresta” sui migranti si effettuava talvolta anche tagliando i costi di gestione: veniva fornito anche cibo scaduto e gli ospiti del centro di accoglienza venivano privati degli essenziali servizi previsti dai bandi di aggiudicazione delle Prefetture. Mancavano gli operatori necessari e i servizi obbligatori in un contesto di generale sovraffollamento delle strutture.

I migranti “fantasma”

La truffa aggravata ai danni dello Stato per il recepimento di erogazioni pubbliche di cui non avrebbero avuto diritto, consisteva anche nella produzione e falsificazione di computi contabili inglobati poi in sede di rendicontazione, nella falsificazione delle firme dei migrati per attestarne la falsa presenza all’interno del centro. Molto spesso, migranti che lasciavano il centro di accoglienza non venivano registrati, per cui risultavano sulla carta ancora presenti e giustificano in questo modo l’erogazione del contributo quotidiano.

Sfruttati da imprenditori come operai o muratori

I migranti venivano sfruttati in attività lavorative prive di tutele tra le quali la produzione di guarnizioni, lavori edili per conto della cooperativa e delle attività commerciali da loro controllate, venendo sfruttati e sottopagati non solo direttamente ma anche da commercianti ed imprenditori che ne ricevevano i servigi con paghe assolutamente non regolari.

Il tesoretto impiegato per scopi personali

“Ne è stata naturale conseguenza anche verificare che i capitali di cui all’oggetto sociale della cooperativa venivano utilizzati e sottratti per scopi personali o impiegati in altre attività” continua la nota dei carabinieri.

Sequestro per 130mila euro

Intercettazioni, indagini tradizionali e analisi finanziarie e patrimoniali hanno permesso di arrivare a un primo sequestro preventivo per equivalente di circa 130mila euro.

Foto di repertorio

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