Cronaca
Dovrà scontare l'ergastolo

Sette ex brigatisti arrestati in Francia: c'è anche Narciso Manenti

Il 13 marzo 1979, a Bergamo, era stato lui a premere il grilletto e a uccidere l'appuntato dei carabinieri Giuseppe Gurrieri.

Sette ex brigatisti arrestati in Francia: c'è anche Narciso Manenti
Cronaca Bergamo e hinterland, 28 Aprile 2021 ore 14:30

Il 13 marzo 1979, a Bergamo, era stato lui a premere il grilletto e a uccidere l'appuntato dei carabinieri Giuseppe Gurrieri. Oggi Narciso "Ciso" Manenti, rifugiato da anni in Francia, è finito in manette insieme ad altri sei ex brigatisti (altri tre sono ancora in fuga).

Sette ex brigatisti arrestati in Francia

Questa mattina a Parigi sette ex brigatisti italiani sono stati arrestati, con l'accusa di atti di terrorismo che risalgono agli anni '70 e '80, come richiesto da diverso tempo dall'Italia. Si tratta di Enzo Calvitti, Giovanni Alimonti, Roberta Cappelli, Marina Petrella e Sergio Tornaghi, tutti delle Brigate Rosse, di Giorgio Pietrostefani di Lotta Continua e di Narciso Manenti di Guerriglia Proletaria. Altri tre, invece, Luigi Bergamin, Maurizio Di Marzio e Raffaele Ventura sono in fuga e tutt'ora ricercati.

La situazione, in stallo da diverso tempo, si è sbloccata l'8 aprile scorso dopo l'incontro tra i ministri della Giustizia italiano Marta Cartabia e quello francese. Da qui l'operazione "Ombre rosse" scattata stamane e condotta dall'Antiterrorismo della polizia nazionale francese (Sdat) con il Servizio di cooperazione internazionale della Criminalpol e con l'Antiterrorismo della Polizia italiana.

Lo stesso premier Mario Draghi ha espresso "soddisfazione per la decisione della Francia di avviare le procedure giudiziarie, richieste da parte italiana, nei confronti dei responsabili di gravissimi crimini di terrorismo, che hanno lasciato una ferita ancora aperta".

Dei 7 fermati, quattro hanno una condanna all'ergastolo: Capelli, Petrella, Tornaghi e Manenti. Per Alimonti e Calvitti, la pena da scontare è rispettivamente 11 anni, 6 mesi e 9 giorni e 18 anni, 7 mesi e 25 giorni. Pietrostefani deve scontare una pena di 14 anni, 2 mesi e 11 giorni.

L'uccisione dell'appuntato Gurrieri

L'appuntato Giuseppe Gurrieri

Nella Bassa impossibile non ricordare - soprattutto per chi gli Anni di Piombo li ha vissuti - la vicenda riguardante l'uccisione dell'appuntato Giuseppe Gurrieri a cui, tra l'altro, è dedicata anche la sede dell'Associazione nazionale carabinieri di Romano. Insignito della medaglia d’argento al Valor Militare “alla memoria”, il 22 novembre 1979. Prestò servizio al Comando Gruppo Bergamo dal 1972.

L’appuntato Giuseppe Gurrieri era presente, assieme al figlioletto, in un ambulatorio medico quando due appartenenti al gruppo terrorista “Guerriglia Proletaria” (vicino a “Prima Linea”), mascherati e armati di pistola, vi fecero irruzione con l’intento di sequestrare un medico che prestava servizio presso gli Istituti penitenziari di Bergamo. Gurrieri valutò prontamente il pericolo che sarebbe derivato alle altre persone presenti qualora avesse fatto uso dell’arma in dotazione. Si lanciò contro uno dei malviventi, impegnandolo in un violenta colluttazione nel tentativo di disarmarlo. Venne però ferito a morte da tre colpi di pistola. A sparare fu Narciso Manenti.

Condannato all'ergastolo

Narciso Manenti

E per Manenti la richiesta di arresto europeo del pm Gianluigi Dettori è datata 17 maggio 2017. L’uomo di Telgate oggi ha 64 anni. Sposato e padre di tre figli, gestisce un’impresa di servizi a domicilio. Era stato condannato all’ergastolo nel 1986, ma si è sempre professato innocente.

Belotti (Lega): "Finalmente giustizia è fatta"

“Finalmente giustizia è fatta" esclama soddisfatto il deputato bergamasco della Lega Daniele Belotti.

"L'arresto degli ex brigatisti latitanti in Francia - dichiara Belotti - mette fine a un'umiliazione per le vittime dei familiari e per tutta Italia. Ci sono voluti decenni, ma ora questi terroristi che hanno seminato morte e terrore salderanno i conti con la giustizia italiana dopo aver passato trent'anni a spasso sulle rive della Senna. L'arresto di Narciso Manenti, in particolare, - continua il deputato leghista - sana la ferita che tutta Bergamo ha sofferto da quel tragico 13 marzo 1979 quando, in uno studio medico in Città Alta, un commando dei Guerriglia Proletaria uccise a sangue freddo l'appuntato Giuseppe Gurrieri davanti agli occhi del figlio undicenne".

"Come bergamasco - spiega Belotti - negli ultimi 12 anni, prima come consigliere regionale, poi come deputato, sono stato fortemente impegnato nel ricordare e sollecitare l’estradizione di Narciso Manenti. Tra mozioni, ordini del giorno, interrogazioni parlamentari, interventi in aula, incontri al Ministero della Giustizia (l'ultimo una ventina di giorni fa), l'obiettivo è sempre stato quello di tenere vivo il senso di giustizia per quel dramma che sconvolse tutta Bergamo e l'Italia intera. Finalmente questo assassino, dopo 32 anni di comoda latitanza in Francia, verrà estradato per a scontare l'ergastolo a cui è stato condannato".

"E' doveroso - conclude Belotti - un ringraziamento al Presidente del Consiglio Mario Draghi e al ministro della Giustizia Marta Cartabia per la loro determinazione nella pressione verso il governo Macron perché fosse messa fine all'umiliante protezione dei terroristi italiani in Francia. Finalmente Bergamo chiude una ferita rimasta aperta troppo a lungo".

Fontana (FI): "Ora tempi rapidi per l'estradizione"

“L’arresto dei sette terroristi rossi, fra i quali Manenti responsabile dell’assassinio a Bergamo dell’appuntato Giuseppe Gurrieri, pone finalmente rimedio a una vicenda dolorosa e avvilente per l’Italia e per Bergamo - ha commentato Gregorio Fontana, deputato bergamasco di Forza Italia e membro della Commissione Difesa - Al governo Draghi il plauso per il ruolo determinante nel risolvere il vulnus che da troppi anni consentiva a criminali e assassini, in fuga dall’Italia, di condurre una vita libera in terra francese. Ora la sfida è di ottenere in tempi rapidi l’estradizione dei terroristi dalla Francia, pertanto chiediamo al Governo che non siano risparmiati sforzi e risorse per avere finalmente giustizia”.