Sessant’anni dalla morte del Campionissimo: “Vi racconto il mio amico Fausto Coppi…”

Il racconto di Paola Leone Morettini, moglie del campione caravaggino Marino Morettini amico fraterno dell'Airone.

Sessant’anni dalla morte del Campionissimo: “Vi racconto il mio amico Fausto Coppi…”
Treviglio città, 02 Gennaio 2020 ore 12:26

Sono passati 60 anni da quel 2 gennaio 1960. Sessant’anni senza il Campionissimo Fausto Coppi, nato per vincere, ma alla fine sconfitto a soli 41 anni dalla malaria contratta in una gara in Africa. Ma nemmeno la morte ha potuto spegnere la fiamma dell’Airone che negli anni lo ha reso un’icona e un mito del ciclismo mondiale.

Vi racconto il mio amico Fausto

Paola Leone Morettini

E spesso, molto più di quanto si possa pensare, anche Treviglio lo aveva accolto. In silenzio, con discrezione per evitare di ritardare il suo allenamento con l’amico Marino Morettini, arrivava in sella alla sua bici… Ce lo racconta Paola Leone Morettini, moglie di Marino e amica di Coppi in un’intervista che abbiamo pubblicato quest’estate sul Giornale di Treviglio e che vi riproponiamo integralmente.

Quel giorno in centro a Treviglio…

Treviglio. Anni Cinquanta. Immaginate una notte, via Roma deserta. Tre amici, parlano e passeggiano. Tra loro il grande campione del ciclismo italiano Fausto Coppi. Oggi, a 100 anni dalla sua nascita, sembra strano immaginarlo così. Eppure alla fine degli anni Cinquanta le visite di Coppi a Treviglio erano più frequenti di quanto si possa pensare. Ad attirarlo nel cuore della Bassa era l’amico corridore Marino Morettini, campione olimpico su pista nel 1952 a Helsinki, con cui Coppi condivise molti momenti. Morettini amato e ricordato nella Bassa e nel Cremasco scomparve nel 1990 e oggi a ricordare «l’amico Fausto» è la moglie di Marino, Paola Leone Morettini, pittrice 84enne che da anni vive a Gradella (Pandino).

«In questi giorni non si fa altro che parlare di Coppi e non ho potuto fare a meno di pensare a quanti ricordi custodisco, giornate e momenti non solo con il campione, ma con l’uomo…»

Inizia così il racconto di Paola Leone che ci accoglie nel suo studio pieno di colori e di dipinti che raffigurano l’amato marito Marino in sella alla sua bici.

«Fausto Coppi ci voleva molto bene, aveva con Marino un rapporto da fratello maggiore – ricorda Paola – in quel periodo esigeva che Marino uscisse ad allenarsi con lui almeno tre volte alla settimana. Si davano appuntamento sul ponte del Ticino a Pavia, ma alcune volte Fausto veniva da noi, a casa. All’epoca abitavano in corso Garibaldi (oggi viale De Gasperi) a Treviglio e prima di partire in sella alle bici preparavo per tutti e due lo zabaione».

L’amicizia fraterna con Morettini

L’amicizia con Morettini era nata già da anni: Marino era giovane e forte e Coppi, più avanti con l’età, aveva bisogno di avere vicino un ragazzo che lo affiancasse. Ma non uno qualsiasi. Il Campionissimo aveva scelto lui.

«Ricordo le telefonate di Coppi per convincere Marino a correre con lui il Giro d’Italia – ha ricordato Paola – all’epoca ancora non vivevamo insieme e non avevamo il telefono. Coppi chiamava in una panetteria della Geromina e io scendevo da casa e andavo a rispondere tutte quelle volte che Marino era fuori ad allenarsi. Insisteva così tanto: “Deve farlo ha la pelle dura, è grande e grosso e io lo voglio con me. Lo voglio come mio aiutante”. Ma Marino, abituato alla pista, non se la sentiva. Chissà se fu la scelta giusta…»

Una vita da ripercorrere sfogliando trafiletti e articoli di giornale tra grandi nomi, come quello del giornalista Gianni Brera (anche lui nato cent’anni fa) e fotografie in bianco e nero. Tra quelle anche uno scatto che ritrae Morettini, in compagnia di Reg Harris, mentre indossa la maglia della Carpano-Coppi.

«Era il 1956, allora Marino correva alla Bianchi, per un ciclista era un traguardo importantissimo – ha proseguito Paola – Coppi stava vivendo un periodo complicato, dopo lo scandalo legato alla sua relazione extraconiugale con la Dama Bianca (al secolo Giulia Occhini, ndr) e tra le tante decisioni ci fu quella di fondare una sua squadra, la Carpano-Coppi appunto. Pregò Marino di andare con lui. Eravamo combattuti: come si poteva lasciare la Bianchi? E di contro, come si poteva dire di no a Coppi? Lui era il ciclismo».

Così Marino indossò la maglia della Carpano-Coppi restando al fianco del suo amico e idolo. E’ ancora Paola a ricordare Fausto Coppi in un articolo pubblicato nel 1990 sul giornale d’arte «Harta» in occasione del trentennale della morte de «L’Airone».

L’uomo e la sua fragiltà

Fausto Coppi a Treviglio

«Un uomo d’oro col cuore in mano, sempre pronto ad aiutare qualcuno – scrive – in compagnia soleva giocare e fare gli scherzi».
Il ricordo va a una delle tante giornate trascorse insieme.

«L’appuntamento era come sempre all’Andreola (noto hotel di Milano) dove lui arrivava in bicicletta da Novi Ligure, facendo così allenamento – continua – Le mani del massaggiatore si muovevano svelte: la gente, le interviste, il pianto del bimbo (il riferimento è a Faustino), le tempestose telefonate della sua compagna (la Dama Bianca appunto), gli assegni firmati, l’andirivieni di gente che gli voleva parlare, che gli stava in giro, era un turbinio che Fausto sopportava forzatamente. Avvertivo in Fausto una grande solitudine. Solo nella “fossa dei serpenti”, solo a lottare, per vivere, per essere campione, per guadagnare. In mezzo a quel frastuono mi guardò smarrito, è stato un lampo, un’intesa. Sconsolato mi fece un mezzo sorriso e divertito mi offrì una caramella: “prendi” mi disse “possiamo permettercela”. Mi sentii sua complice e per questo importante. Vidi dentro di lui una grandezza tale, tanto amore e semplicità che mi sentii nella sua dimensione».

Un’atleta grande, immenso, il Campionissimo sulla bici, ma un uomo timido e semplice che sentiva sulle spalle il peso enorme delle sue responsabilità.

«In televisione parlano del campione ed è giusto così, ma io ho conosciuto l’uomo: il mio amico Fausto».

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