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Salasso da un milione 300mila euro, ma i comuni si oppongono alla nuova tassa del consorzio Dunas e fanno ricorso al Tar – TreviglioTV

Salasso da un milione 300mila euro, ma i comuni si oppongono alla  nuova tassa del consorzio Dunas e fanno ricorso al Tar – TreviglioTV
Cronaca 19 Febbraio 2017 ore 11:36

Calcio – 19 febbraio 2017

I 35 comuni del Cremasco e della Bassa pronti a dichiarare battaglia contro il consorzio Dunas. Dopo che le osservazioni esposte a fine settembre non sono state accolte, convalidando così la tassa da pagare, i sindaci hanno deciso di ricorrere al Tar, per evitare che la tassa venga imposta definitivamente.

 

Per la Dunas bisognerà pagare un milione e 300 mila euro ma i sindaci della Bassa orientale e cremaschi non ci stanno, fanno protesta e ricorso al Tar : «I veri custodi del nostro ambiente sono i nostri agricoltori». E’ in atto da parte di 35 Comuni una vera e propria guerra contro la nuova tassa che già dal 2017 andrà a pesare sulle spalle dei cittadini della pianura attorno a Crema ma non solo. Anche Arzago d’Adda, Barbata, Calcio, Calvenzano, Canonica d’Adda, Casirate d’Adda, Fara d’Adda, Fontanella, Isso, Mozzanica, Pumenengo, Torre Pallavicina e la stessa Treviglio fanno parte del consorzio, sebbene moltissimi aree non siano servite dalla bonifica operata dall’ente cremasco. 

 A «batter cassa» è il Consorzio di Bonifica Dunas che, di concerto con la Regione Lombardia, invocando un Regio Decreto del 1933, ha esteso a tutto il territorio del comprensorio Adda – Serio il pagamento del nuovo balzello. In tutto un milione e 300mila euro che dovranno essere sborsati da qui all’eternità. Ma facciamo un po’ di chiarezza.

Il consorzio di Bonifica Dunas è un comprensorio di bonifica istituito a fine anni ’80 da Regione Lombardia al fine di individuare un interlocutore per la gestione delle attività di bonifica. In origine nati per l’eliminazione delle paludi e limitate a tale attività, si sono poi evoluti ed ampliati e nel corso degli anni hanno intrapreso anche le attività di salvaguardia idrogeologica, difesa idraulica e tutela dell’ambiente. La legge originaria aveva stabilito che per determinare chi dovesse pagare la tassa, il consorzio dovesse prima redigere un Piano di Bonifica (ovvero un elenco di opere da realizzare) e successivamente presentare un Piano di Classificazione per il riparto delle spese di costruzione delle opere che andasse ad individuare una percentuale da applicare al valore catastale del bene per ottenere l’importo della tassa a carico di ciascun beneficiario. In parole povere c’era il principio che dovesse pagare solo chi ottenesse un beneficio dalle attività del consorzio e che il beneficio dovesse essere diretto e specifico, ovvero evidente e riferito al singolo immobile. Ed è qui che sorge il problema: «Mentre per alcune zone del Basso cremonese e Mantovano è evidente l’utilità di attività di bonifica, come il drenaggio delle acque in eccesso, è altrettanto evidente che nella parte alta della pianura cremonese e nella Bassa bergamasca il problema non esiste – hanno spiegato i sindaci – Come pure non esiste un problema di salvaguardia idrogeologica. Ci domandiamo quali attività vengono svolte dal Dunas sui nostri territori»

Ma c’è altro a non convincere i sindaci cremaschi e quelli della Bassa orientale. «Perché gli immobili dei centri abitati che sono già gravati della tassa di fognatura devono pagare un nuovo balzello per il medesimo motivo? E quale sarebbe il nuovo «beneficio?». E i primi cittadini hanno puntato anche il dito contro Regione Lombardia. «Con un atto di discutibile legittimità, di sospetta tempestività e senza alcun pudore Regione Lombardia ha stabilito che il Consorzio anche se dotato del solo piano di Classifica (quindi senza Piano di Bonifica) potesse emettere già per l’anno 2017 le cartelle esattoriali a carico dei presunti beneficiari, facendo così ricadere in capo ai cittadini l’onere di dimostrare di non avere il beneficio – si legge nella nota – Sarebbe già difficile per un esperto di bonifica provare ciò, figuriamoci per i cittadini. E Regione ha fatto tutto questo solo per consentire al Consorzio di incassare la tassa già dall’anno 2017 e arretrati». Quindi i primi cittadini hanno deciso di alzare la voce e ricorrere al Tribunale amministrativo regionale per tutelare i propri compaesani e non dover pagare per un non-servizio.

«Le nostre osservazioni esposte a metà settembre non sono state minimamente prese in considerazione – ha dichiarato Simone Bendoni assessore di Calcio che si sta occupando della faccenda – dunque ricorreremo al tar. Le criticità restano evidenti, perché dobbiamo pagare una tassa senza beneficiare di alcun servizio? A Calcio non è richiesto alcun lavoro di bonifica, né esiste qualche problema nello scorrimento delle acque. La battaglia contro il consorzio si prospetta lunga e dura, ma la nostra attenzione sul problema non cala. Se la tassa viene confermata, ci toccherà pagarla sempre».

Circa 15 euro a testa all’anno, in media. È questa la spesa a cui andrebbe incontro ogni cittadino a causa del Dunas. Non proprio un tesoro, ma perché non mangiarsi una pizza in famiglia in più, piuttosto che pagare una tassa inutile?

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