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Ritorna la caccia al tesoro più divertente di sempre: ci si sposta in automobile

Ritorna un must tutto calcense. Una caccia al tesoro tra le vie del paese... in automobile.

Ritorna la caccia al tesoro più divertente di sempre: ci si sposta in automobile
Cronaca 03 Settembre 2017 ore 11:35

A Calcio sta per tornare un must tra i giovanissimi (e anche tra i meno giovani). Si sta parlando della caccia al tesoro, che da alcuni anni era assente in paese, nonostante il successo che negli anni ha sempre avuto. Se pensate che sia una semplice caccia al tesoro, vi sbagliate. Infatti, non ci si sposta a piedi, bensì in macchina.

Tutto merito di Barnabò

Ad occuparsene non sarà più l’Oratorio di Calcio, ma il Barnabò Caffé, gestito dal giovane Matteo Barnabò. Le squadre invece che spostarsi a piedi, si muoveranno in automobile, lungo un’area di gioco che si estende per circa 25 km. Ovviamente chi parteciperà, dovrà tenere un comportamento di guida che rispetti le norme della strada. Il capitano, pertanto maggiorenne, si assumerà la responsabilità in caso di infrazione o danni provocati dalla squadra. Tanto divertimento quindi, ma sempre con responsabilità.

Come funziona?

Ogni squadra dovrà fornire una chiavetta USB, da presentare prima della partenza.  Sulla chiavetta verranno caricati i vari quesiti da risolvere. Le squadre si dovranno presentare alle 20.30 del giorno 30 settembre al Barnabò Caffè, alle 22 si darà il via alla caccia che si potrarrà fino alle 8.00 del giorno successivo. Una volta partiti, gli equipaggi dovranno risolvere vari quesiti ed indovinelli che li porteranno a scoprire le varie tappe.

Cosa si vince?

Il numero minimo necessario affinché l’evento si svolga è di 10 squadre partecipanti, senza limite massimo, con costo di iscrizione di 50 euro per squadra. La squadra vincitrice verrà premiata alle 12 del primo d’ottobre, con un buono spesa dal valore di 1000 euro, spendibile ovunque. La speranza è quella di raccogliere molte iscrizioni, visto che a Calcio è un evento molto sentito. E per chi pensa che sia un evento diseducativo, i calcensi rispondono: “è una tradizione”.

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