Protesi d’anca Treviglio: ecco la via anteriore mini invasiva

Tempi di recupero ridotti... all'osso. La tecnica di Prati tra le eccellenze dell'Asst Bergamo Ovest.

Protesi d’anca Treviglio: ecco la via anteriore mini invasiva
Cronaca Treviglio città, 19 Dicembre 2018 ore 10:25

Si chiama “via anteriore mini invasiva” e per i profani il nome dirà forse poco. Eppure è una tecnica sempre più richiesta dai pazienti che devono essere operati per una protesi d’anca, perché insieme a un protocollo di riabilitazione veloce consente di accorciare drasticamente i tempi di recupero a una manciata di giorni. A praticarla, però, sono davvero pochi chirurghi ortopedici: uno su dieci circa. E il perché è presto detto: si tratta di una tecnica particolare, che richiede una «curva d’apprendimento» piuttosto lunga da parte del chirurgo. Inutile dire, dopo tutto ciò, che il lavoro del dottor Paolo Prati all’ospedale di Treviglio è diventato negli ultimi anni un prezioso fiore all’occhiello dell’Ortopedia bergamasca.

Paolo Prati Ospedale Treviglio via anteriore mini-invasiva
Il chirurgo Paolo Prati

Treviglio all’avanguardia

Tra le strutture pubbliche in provincia sono infatti solo due quelle che possono contare su medici in grado di metterla in pratica. E Treviglio c’è, ormai da cinque anni all’avanguardia in un settore della medicina che anche a causa dell’invecchiamento della popolazione, è sempre più “frequentato”: quello di chi soffre di artrosi, malattia che soprattutto grazie a innovazioni chirurgiche come quella della via anteriore, non è più una “condanna” per la qualità della vita.

Niente incisione dei muscoli

“Si tratta di una tecnica che si è affermata negli ultimi dieci anni circa” spiega Prati. “Sia chiaro che non è l’unica tecnica valida per la protesizzazione dell’anca e che ci sono altre soluzioni, ma questa in generale presenta indubbi vantaggi. Comporta infatti un’incisione cutanea più breve rispetto a quelle previste da altri tipi di accessi. Non solo: con la via anteriore mini invasiva i muscoli non vengono incisi ma semplicemente divaricati, per poi farli tornare alla loro posizione naturale al termine dell’intervento. Si tratta di una tecnica dunque che rispetta maggiormente i tessuti e quindi consente da un lato un recupero funzionale molto più breve e dall’altro di ridurre il dolore”.

In piedi nel giro di poche ore

Importante, agli stessi fini, è anche l’adozione di una tecnica di anestesia «multimodale» e di un protocollo di riabilitazione molto veloce, chiamato «fast track», che prevede la ripresa di alcune attività funzionali, come il cammino con le stampelle, già dopo tre ore dall’intervento. “A seconda del paziente, nel giro di pochi giorni sono in piedi e possono potenzialmente fare quasi tutto” spiega il medico. “Al centro c’è sempre il paziente con le sue esigenze e la sua salute, quindi la dimissione avviene quando siamo certi che sia tutto a posto”.

Cento operazioni all’anno

La tecnica è ormai utilizzata per circa il novanta percento delle protesizzazione d’anca praticate a Treviglio (un centinaio all’anno). Ed è da tempo molto richiesta anche dagli stessi pazienti, che vengono a cercarla non solo su consiglio dei rispettivi medici, ma anche per il passaparola di altri pazienti. “I giovani hanno bisogno di velocizzare il recupero per poter ricominciare l’attività lavorativa il prima possibile – spiega ancora Prati – Ma anche gli anziani traggono vantaggio dalla tecnica mini invasiva, perché spesso i muscoli sono naturalmente indeboliti dall’età e il maggior rispetto dei tessuti migliora il recupero”.

Gli studi in Belgio

A insegnarla a Prati, ormai una decina di anni fa sono stati un importantissimo chirurgo belga, Erik De Witte, che per un periodo lavorò a San Giovanni Bianco, e poi Alecci, chirurgo dell’anca a Monfalcone. “Sono loro che devo ringraziare per il lungo percorso necessario a imparare questa tecnica, che è difficile proprio perché il gesto chirurgico si articola in spazi necessariamente molto stretti” spiega. “Occorrono anni per raggiungere l’esperienza necessaria a praticarla. Ma personalmente sono entusiasta della via anteriore mini invasiva e dei suoi risultati. Non è innovazione fine a sé stessa, sia chiaro. E la cosa più importante resta far bene le protesi, a prescindere dalla via utilizzata. Ma questa, in particolare, presenta per il paziente vantaggi fondamentali”.

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