Analisi

Progetto socio-sanitario da rivedere, Cisl: “L’epidemia ha messo a nudo la povertà del sistema”

Nella mancanza di collegamenti con il territorio e nel fallimento della medicina territoriale si è manifestata la debolezza del sistema sanitario lombardo.

Progetto socio-sanitario da rivedere, Cisl: “L’epidemia ha messo a nudo la povertà del sistema”
Bergamo e hinterland, 04 Maggio 2020 ore 09:25

“È possibile un ripensamento serio su quanto è avvenuto?” A chiederselo è Caterina Delasa, segretaria generale Cisl di Bergamo, alla luce delle falle e della povertà del sistema sanitario emerse durante questi mesi di emergenza sanitaria.

L’epidemia ha messo a nudo il sistema (inadeguato)

Le drammatiche vicende di questi mesi, dovute a un virus che ha scatenato la pandemia, hanno messo in luce i “limiti e le contraddizioni di un modello di sanità già in sofferenza tra chiusura di strutture, riduzioni di personale, privatizzazioni, finanziamenti inadeguati, che hanno riguardato almeno in questi ultimi dieci anni anche il territorio bergamasco”.

Medicina territoriale allo sbando

“Il coronavirus presenta un conto “ salato” in Lombardia e nella nostra martoriata provincia: migliaia di morti soprattutto tra gli anziani, ospedali intasati, Rsa allo stremo, malati lasciati in solitudine nelle case alla mercé del fai da te, abitudini di vita stravolte e una quotidianità mai sperimentata prima, Tutte cose che hanno di fatto contribuito a rendere più dolorosa la tragedia che si è determinata”.

Caterina Delasa, segretaria generale di FNP CISL Bergamo chiede che si apra un ripensamento delle politiche sanitarie e socio-sanitarie lontane da polemiche sterili.

“Un ordinamento sanitario non può non prevedere che un’emergenza si verifichi e l’emergenza appunto ha messo a nudo tutte le carenze che la chiusura autoreferenziale di Regione Lombardia e di ATS non riesce a coprire. L’emergenza ha evidenziato la povertà di risorse territoriali, la mancata integrazione tra servizi sociali e socio sanitari, concentrando l’attenzione su interventi specialistici e ospedalieri e lasciando allo “sbando” la medicina territoriale.

Rispondere ai bisogni del territorio

A tutti i livelli non abbiamo bisogno di polemiche sollevate a puro fine elettorale, occorre una riflessione seria e oggettiva, un ripensamento complessivo: la qualità del servizio socio-sanitario non si giudica solo sulle punte di eccellenza, che pur ci sono nella sanità lombarda e bergamasca, ma sulla capacità di rispondere ai bisogni diffusi del territorio”.

FNP SPI UILP di Bergamo, insieme alle rispettive confederazioni, hanno elaborato da tempo un pensiero e delle proposte che sono state sviluppate e compendiate nella documentazione “Una città a misura di anziano”: un contributo per un dibattito incentrato sulle nuove forme di tutela degli anziani, in stretta connessione con Enti locali, la cui collaborazione è stata preziosa per la rilevazione dei bisogni e per la programmazione dei servizi integrati con una rete assistenziale.

“Qualcosa di simile in questo senso si è visto in bergamasca in quest’ultimo periodo con il contributo delle Associazioni e la regia degli enti locali, ma che deve essere messo a sistema. L’autonomia delle Regioni di fronte alla prova ha rivelato in particolare in Lombardia tutta la sua inadeguatezza proprio nella mancanza di collegamenti con il territorio e nel fallimento della medicina territoriale. Abbiamo ora bisogno di saper riconoscere gli errori per riuscire ad affrontare una ripartenza che ci trovi più forti e consapevoli dei rischi e più efficaci ed immediati negli interventi mirati”.

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