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Salamelle all’antibiotico, parla il produttore: “Problema del fornitore, il nostro prodotto finito è buono”

In due lotti è stata accertata la presenza residua sulfamidici, sostanze solitamente utilizzati come antibiotico nell'uomo

Salamelle all’antibiotico, parla il produttore: “Problema del fornitore, il nostro prodotto finito è buono”
Cronaca 04 Agosto 2017 ore 19:20

Sono prodotte da un’azienda di Ghisalba le salamelle “all’antibiotico” ritirate oggi dal Ministero della Salute. La carne di un fornitore conteneva tracce di antibiotici.

Il ritiro dagli scaffali

Il Ministero della Salute ha  diffuso oggi un’allerta riguardante alcuni lotti di carne utilizzati due mesi fa dalla nota azienda di Ghisalba “Fratelli Rizzi”, scoperta che ha portato al ritiro cautelativo di alcuni prodotti finiti.   Nel trito, acquistato da un fornitore di Parma, è stata rilevata la presenza di farmaci solitamente utilizzati per la cura delle infezioni delle persone.

Azienda di  Ghisalba, ma il trito viene da Parma

Nel dettaglio, nella carne del fornitore è stata accertata la presenza residua di antibiotici sulfamidici, farmaci solitamente utilizzati per la cura delle infezioni nell’uomo. Due i lotti di macinato di suino incriminati. Sono il 240517 e il 250517, con data di scadenza 30/05/2017. Il trito è stato acquistato dal macello “Sassi” di Colorno, in provincia di Parma.

Nonostante siano passati  due mesi dalla data di scadenza, qualcuno potrebbe avere ancora carne in freezer. Si consiglia pertanto di non consumarla, se si sospetta poter provenire dai due lotti segnalati. L’avviso di richiamo dei lotti,  datato 26 luglio, è stato pubblicato oggi sul nuovo portale del Ministero dedicato ai richiami dei prodotti alimentari da parte degli operatori nella sezione “Avvisi di sicurezza”.

“Carne del fornitore, noi non c’entriamo”

“Le analisi hanno riguardato soltanto due lotti di carne del nostro fornitore, non il prodotto finito, dove con tutta probabilità la diluizione con altra carne ha riportato i valori nella norma – spiega Giuseppe Rizzi, titolare della “Fratelli Rizzi” – Peraltro si tratta di carne utilizzata due mesi fa. Paradossale però che il risultato del controllo arrivi due mesi dopo. E’ la prima volta che mi capita un’allerta in anni di attività. Capisco che il Ministero debba fare il suo dovere,  le allerte vanno fatte. Ma in questo caso il problema era all’origine della filiera, non certo alla fine. E probabilmente  di prodotti finiti realizzati con quella carne non ce ne sono in giro più da tempo”.

 

 

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