Plasmaderivati a peso d'oro, ma grazie ai donatori Treviglio non sente l'emergenza
Un 2024 positivo per il Centro trasfusionale dell'Asst Bergamo Ovest che conta all'attivo qualcosa come cinquemila donatori

"Quello che noi facciamo è solo una goccia nell'oceano, ma se non lo facessimo l'oceano avrebbe una goccia in meno". Lo diceva Madre Teresa di Calcutta e tra le tante immagini che si potrebbero usare per definire l'importanza del donare, forse, è quella più emblematica. Lo è senz'altro se si parla di donare una delle cose più intime e personali che abbiamo: il nostro sangue. Una singola goccia tanto potente da salvare o migliorare una vita. Anzi, molte vite. Per farlo resta fondamentale il contributo di ogni singolo donatore che, nella bergamasca si traduce in un piccolo grande "esercito" di volontari.
Il 2024 del Centro trasfusionale di Treviglio
Il cuore pulsante di questo grande ingranaggio è il Centro trasfusionale dell'Asst Bergamo Ovest che si trova al piano terra dell'ospedale di Treviglio. A coordinarlo dal 2018 è il dottor Luca Da Prada, 61 anni, che alle spalle ha 18 anni di esperienza al Papa Giovanni XXIII di Bergamo e prima ancora 12 anni al San Gerardo di Monza e otto al Policlinico di Milano.
Dottor Da Prada, iniziamo dai numeri di questo 2024 appena concluso. Cosa ci dicono sullo stato di salute del Centro trasfusionale?
Il 2024 si è chiuso con 11757 donazioni, di cui 9357 di sangue intero – un dato in linea con quello dell'anno precedente – e 2400 donazioni di plasma con un incremento del 10%. Al Centro trasfusionale accogliamo i donatori iscritti all'Avis Zona 12 di Treviglio e Gera d'Adda, ma anche membri di altre associazioni che si occupano di donazione del sangue. L'indice di donazione si attesta al 2,4%: un numero molto alto se si pensa che la media si ferma all'1,/8-1,9% e che si traduce con 4993 donatori attivi.
Impossibile non notare questo 10% in più sulle donazioni di plasma. A cosa è legato questo aumento?
Il tema della donazione di plasma è particolarmente attuale. A livello regionale e nazionale non è stata raggiunta l'autosufficienza di plasma e dei plasma derivati (albumina, immunoglobuline etc), fatto che ha spinto Regione Lombardia a porlo come obiettivo per il 2025. Tuttavia, a livello locale, l'Asst Bergamo Ovest è una delle poche isole felici – quattro o cinque in Lombardia – che vede garantita la propria autosufficienza. Ciò significa che, grazie ai donatori, l'Asst non deve acquistare sul mercato i prodotti emoderivati. Abbiamo aggiornato le nostre procedure diminuendo il tempo che trascorre tra una convocazione per plasmaferesi e la successiva, passando da tre a due mesi, tenendo conto del fatto che le linee guida permettono una donazione di plasmaferesi ogni 14 giorni. I numeri, a oggi, ci consentono di soddisfare il nostro fabbisogno e indirizzare l'eccedenza agli altri ospedali della provincia di Bergamo. Quando anche questi saranno saturi si procederà con le province di Milano (con il Niguarda ci sono già rapporti) e Brescia.
Ha parlato di prodotti emoderivati e immunoglobuline? Perché sono così importanti?
I plasma derivati, tra cui ad esempio l'albumina e le immunoglobuline, sono fondamentali per la produzione di medicinali plasma derivati che vengono utilizzati nel trattamento di molte condizioni cliniche acute o croniche. Con la diffusione delle terapie anticoagulanti, ad esempio, i medicinali plasma derivati vengono impiegati per combatterne l'effetto in caso di interventi chirurgici. Dopo il Covid, il costo degli emoderivati è aumentato in modo esponenziale, decuplicato nel giro di pochi anni: stiamo parlando di milioni di euro. La pandemia ha determinato, infatti, una riduzione della raccolta del plasma a livello internazionale che negli Usa ha toccato il 20%. Da qui l’aumento significativo del costo del plasma sia in Europa sia negli Stati Uniti, che mette a rischio la sostenibilità economica del settore avendo la materia prima un’incidenza importante sui costi di produzione. I donatori di plasma, solitamente, si dividono in due categorie: chi presenta un valore di emoglobina basso e i donatori del gruppo AB che – come il gruppo 0 negativo per il sangue intero – è il donatore universale di plasma. Oggi, diversamente da quello che accadeva cinquant'anni fa, una sacca di sangue non viene utilizzata solo per un'unica trasfusione, ma grazie alla terapia trasfusionale mirata si offre al paziente solo ciò di cui ha bisogno: piastrine, globuli rossi, plasma etc... Per questo ogni sacca donata acquista oggi ancor più valore.
L'indice di donazione per il nostro Centro trasfusionale è piuttosto alto. Come spiega questo positivo mantenimento e anzi miglioramento del sistema-donazione?
Negli ultimi anni abbiamo cercato di migliorare il sistema per rendere l'esperienza di donazione più confortevole e più accessibile. Nel Centro trasfusionale sono state cambiate le apparecchiature, con sistemi più moderni che limitano i disagi subiti dal donatore, specialmente nella plasmaferesi e sono stati estesi e modificati gli orari di presentazione per agevolare anche i giovani. Ad esempio il mercoledì, solitamente riservato al plasma, una volta al mese accoglie i donatori che lavorano come ambulanti e hanno solo quel giorno disponibile, offriamo la possibilità di donare il sabato e la domenica (sedici aperture annuali) e soprattutto abbiamo cercato di ridurre i tempi di attesa per chi manifesta l'intenzione di diventare donatore. Grazie all'Avis abbiamo a disposizione nel Centro trasfusionale un elettrocardiografo e riusciamo a gestire la pratica di accettazione, tra visite ed esami in un paio di mesi.
I giovani quindi stanno tornando a manifestare sempre più l'interesse a donare? Possiamo sperare di aver garantito un futuro alla donazione?
Grazie al rapporto diretto con i vari presidenti delle Avis comunali portiamo avanti un'opera di sensibilizzazione che è rivolta soprattutto ai giovani. Ci diamo supporto perché siamo una catena, pezzi che fanno parte di un unico ingranaggio. Se guardiamo la nostra realtà, abbiamo un'età media dei donatori che si attesta sui 44 anni. Un'ottima media che indica che esiste un ricambio generazionale cioè che la parte di volontari over 70 che non può più donare viene sostituita da forze fresche.
Negli ultimi anni sono state introdotte molte novità, ma il suo entusiasmo non si placa. Quali sono i prossimi obiettivi?
Abbiamo fatto molto in questi anni. L'ultima novità, lo scorso anno, è stata l'introduzione della refertazione attraverso il fascicolo sanitario elettronico: un obiettivo che Regione Lombardia ha posto come vincolo per il 2025, ma che ci vede in anticipo di un anno e mezzo. Al momento si sta valutando una diversa suddivisione dei locali per dividere il percorso dei donatori da quello dei pazienti che oggi condividono gli stessi spazi. Anche sul lato del personale, per quanto a livello amministrativo e infermieristico siamo ben coperti, è necessario inserire un paio di medici, tra i giovani che stanno terminando il percorso di formazione, per garantirne la presenza fissa. Le prospettive sono buone e resto fiducioso. Un altro progetto su cui voglio lavorare con i colleghi nei prossimi anni, è quello di inserire nelle agende di alcuni specialisti, come cardiologi, urologi, un paio di appuntamenti a settimana dedicati ai donatori che necessitano di una visita e che vengono indirizzati da noi con una prenotazione diretta. Un modo per restituire loro qualcosa e portare avanti l’azione di prevenzione che ci aiuta anche a salvaguardare la loro salute e mantenerli donatori attivi.