Le difficoltà della ripartenza

Pediatri preoccupati per il ritorno a scuola: “Norme inapplicabili e promesse disattese”

Rinaldo Missaglia, Segretario nazionale Simpef-Sindacato medici pediatri di famiglia richiama l'attenzione su tempi certi e disponibilità di tamponi.

Pediatri preoccupati per il ritorno a scuola: “Norme inapplicabili e promesse disattese”
10 Settembre 2020 ore 12:22

“È trascorsa ormai invano una settimana dall’apparente rassicurante annuncio dei vertici sanitari di Regione Lombardia sull’imminente convocazione di un tavolo destinato ad anticipare, evitandola, l’insorgenza di almeno alcune, quelle sanitarie, delle problematiche relative alla riapertura delle scuole dell’obbligo, denunciate nelle nostre lettere alla Regione e al Ministero della salute”. Sono le parole di Rinaldo Missaglia, Segretario nazionale Simpef-Sindacato medici pediatri di famiglia.

Da Regione Lombardia promesse disattese

“Attendiamo fiduciosi, ma sfiduciati – prosegue – perché a tutt’oggi nonostante la tanto sbandierata promessa effettuata via social da parte di Assessorato e Direzione generale Welfare di Regione Lombardia di coinvolgere i pediatri di famiglia nell’elaborare strategie sostenibili, efficaci nonché funzionali al rigoroso contrasto alla diffusione del virus che ha condizionato la nostra vita ormai da mesi, nessun contatto è stato ufficialmente calendarizzato.”

Norme farraginose e inapplicabili

Già questa settimana, col rientro nelle comunità infantili della prima infanzia, infatti, si è potuto appurare quanto paventato dai pediatri di famiglia rispetto alla estrema difficoltà di operare efficacemente secondo le norme attualmente vigenti. Le norme sull’allontanamento da scuola alla comparsa di sintomatologia riferibile a Covid-19, quelle sulla notifica dei casi, quelle sulla gestione clinica da parte del pediatra, quelle relative alla tempistica per la diagnosi microbiologica ed infine quelle sulla riammissibilità nelle comunità educative, vengono confermate farraginose, estremamente interpretabili, poco praticabili e motivo di insopportabili oneri sociali ed economici da parte delle famiglie.

“La proposta dei pediatri di rimodulare queste norme per adattarle senza stravolgimenti alla realtà assistenziale pediatrica non è quindi stata accolta. Questa è la denuncia di assenza di correità da parte di noi pediatri di famiglia nei confronti delle decisioni assunte dai competenti organi sanitari istituzionali. Non ci rassicura la motivazione che la gran parte di queste norme abbiano una origine ministeriale, vuoi dal MIUR, vuoi dal Ministero della Salute. Anche a tali Istituzioni abbiamo ripetutamente presentato istanze per l’illustrazione di proposte di prassi più opportunamente gestibili, andate desolatamente inevase” prosegue Missaglia.

Necessari 12mila tamponi al giorno

Il punto fondamentale che va comunque, immediatamente affrontato è quello della necessità di procurarsi il consistente numero di presidi diagnostici che serviranno già dall’inizio della prossima settimana. Rivedendo la casistica degli oltre 1200 pediatri lombardi relativa a visite ambulatoriali per sintomi riconducibili dalle norme attuali a Covid-19 per gli stessi giorni dello scorso anno è stata calcolata dal Simpef una media di 10 accessi quotidiani per pediatra.

In altre parole, per il sindacato, sarà necessario processare 12.000 tamponi naso faringei al giorno con in più l’obiettivo ineludibile di pervenire ad un risultato diagnostico in un tempo che non potrà che essere di assoluta brevità anche al fine di limitare il grande disagio conseguente alla necessità di isolamento cui saranno sottoposti i conviventi famigliari del piccolo paziente osservato sintomatico.

“Chiediamo che ci venga assicurata tale disponibilità di strumentazione diagnostica e di organizzazione per la celere refertazione dei casi notificati. I pediatri di famiglia si rendono disponibili in sussidiario sostegno alle procedure diagnostiche correnti all’utilizzo presso i propri studi dei cosiddetti test rapidi per l’individuazione del virus su secrezioni salivari e/o nasali purché opportunamente validati. Ci sentiamo di proporre questa pratica di opportuna prossimità assistenziale anche e soprattutto in segno di vicinanza ai genitori dei nostri piccoli assistiti con l’intento di limitare il loro prevedibile disagio nella organizzazione delle attività famigliari” è l’appello finale di Missaglia alle istituzioni lombarde.

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