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Pagazzano, addio alla ex ciminiera Arrigoni che crolla come fosse fatta di burro VIDEO

Arrigoni: "Peccato demolirla. Avremmo potuto salvare solo la base, ma non avrebbe avuto senso".

Treviglio città, 25 Maggio 2019 ore 11:48

Era un pezzo di storia del paese, ma rischiava di crollare sulle case. Così ieri mattina, venerdì, attorno alle 8.30   due mesi dopo la torre dell'ex caseificio, anche la bellissima ciminiera di mattoni del complesso Arrigoni di Pagazzano è stata demolita. Il simbolo dell'ex caseificio del paese, famoso in tutto il mondo per i suoi formaggi eccezionali, è crollata sotto i colpi della pinza meccanica come fosse stata di burro. I lavori sono durati non più di due ore.

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Due mesi di lavori sull'ex complesso Arrigoni

Le operazioni di demolizione dell'ex azienda agricola che si trova letteralmente alle spalle del Comune erano cominciate due mesi fa per iniziativa di un privato: l'imprenditore Khalil Monir, che avendo aperto una pizzeria nella zona ha deciso di realizzare a sue spese l'abbattimento programmato nel piano di recupero dell'area, per realizzarvi un parcheggio. La grande torre alta 32 metri era venuta giù in meno di due giorni, grazie al lavoro di un super macchinario arrivato per l'occasione da Verona: una pinza idraulica che aveva sbocconcellato l'enorme plesso di via Maria Stoffel pezzo dopo pezzo, modificando per sempre lo skyline di Pagazzano. Era del resto da anni, da quando l'attività del colosso dei formaggi Arrigoni si è spostato fuori paese, che si attendeva una riqualificazione dell'area. "Era un intervento che attendevamo da anni – ha dichiarato un pagazzanese – infatti, capitava spesso che in via Stroffel ci fossero topi che scorrazzavano qua e là. Questo dovuto alla sporcizia presente nello stabilimento. Bisognava demolire il tutto tempo fa".

La ciminiera era pericolante, impossibile salvarla

Stessa sorte ieri mattina è toccata infine alla ciminiera, pericolante. "Spiace doverla demolire però non si poteva fare altrimenti - aveva spiegato Gian Battista Arrigoni - L’estremità era un po’ pendente e quindi a rischio crollo. Dopo un incontro con i tecnici, ci è stato spiegato che se avessimo voluto conservarla avremmo dovuto demolire la parte superiore per poi ricostruirla. Ma in questo modo si sarebbe persa la sua autenticità e non avrebbe avuto senso fare un’operazione di questo tipo".

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