La lettera

Omicidio di Sabrina, il Centro antiviolenza tuona: “Siamo tutti responsabilI”

A parlare sono le volontarie del Centro antiviolenza di Crema che chiedono a tutti di smetterla di "voltarsi dall'altra parte".

Omicidio di Sabrina, il Centro antiviolenza tuona: “Siamo tutti responsabilI”
Cremasco, 24 Agosto 2020 ore 17:38

“Siamo tutti responsabili”. Sono dure le parole delle volontarie del Centro antiviolenza di Crema per condannare l’indifferenza che troppo spesso contraddistingue il genere umano davanti alle sofferenze altrui. Proprio come è successo per Sabrina Beccalli, che oggi vuole e merita giustizia e rispetto.

Troppa indifferenza: cosa siamo diventati?

“In questi giorni frenetici abbiamo visto e letto un susseguirsi di notizie per il grave ed efferato crimine che ha colpito prima di tutto Sabrina, i suoi familiari , a cui va il nostro pensiero, ma anche tutta la nostra comunità, coinvolta con sgomento, emozioni e riflessioni di vario genere. Ultimo di una serie di eventi che quest’estate si sono susseguiti nel nostro territorio. Nello specifico, come Centro Antiviolenza pensiamo alle donne coinvolte in questo grave fatto, che meritano ancora più rispetto di quanto non sia dovuto a tutte in situazioni normali, perché vittime più o meno dirette. Ognuno di noi è coinvolto, pur a livelli diversi, nessuno è esente perché ciò che succede è intorno a noi, fa parte della realtà in cui viviamo. E’ ancora presente l’immagine di chi filmava la donna che si era data fuoco senza intervenire in suo soccorso poco tempo fa: questa indifferenza non è così rara, avviene tutte le volte che ignoriamo chi vive situazioni difficili o di disagio. Ci fa interrogare su cosa ne è del nostro senso di comunità e di solidarietà, di cosa facciamo per mettere in pratica quelli che sono valori fondamentali della nostra esistenza umana”.

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“Non è mai un gesto improvviso”

“Abbiamo parlato di livelli diversi e uno degli aspetti oggi più delicati e da sempre strutturante una comunità è la comunicazione: il coinvolgimento della stampa quando da informazioni può essere dirompente quindi la responsabilità è grande. Quando le notizie vengono composte in modo superficiale vengono veicolati messaggi errati, quando non dannosi. Anche in questo caso purtroppo la narrazione ha utilizzato con leggerezza determinati luoghi comuni per spiegare dinamiche molto complesse e mai, e vogliamo sottolineare questo mai, liquidabili con poche parole come “a seguito di input improvviso ed imprevedibile”. Ci riferiamo alla trattazione ancora troppo spesso utilizzata per “spiegare” come si arriva al femminicidio: questo specifico fenomeno quasi mai ha le sue radici in raptus inaspettati e affonda invece le sue radici in comportamenti consolidati e prolungati, più o meno dichiarati e visibili, che caratterizzano il comportamento e le relazioni che l’uomo costruisce durante tutta la sua vita. Senza dilungarci oltre insomma sono frutto di almeno tre livelli che concorrono a costruire la personalità di un individuo: la dimensione propria psicologica personale, quella del proprio contesto di vita/relazionale è quella culturale. Raccontare che il gesto è stato improvviso può quindi farci sentire più leggeri (era imprevedibile, cosa avremmo potuto fare?!), ma non corrisponde alla realtà: la verità è che almeno in due di quei tre livelli siamo tutti coinvolti e perciò sta a noi tutti tentare di fare la differenza, non stare zitti, denunciare, educare, costruire quello che vorremmo essere il mondo in cui viviamo. Nessuno ne è escluso”.

“Siamo tutti responsabili”

“Se legittimiamo le morti di oltre un centinaio di donne all’anno per queste cause significa sottovalutare e sminuire la violenza contro le donne fatta di anni di violenze e maltrattamenti tra le mura domestiche. Il nostro appello è che i sentimenti di indignazione, di ferma condanna per ogni forma di violenza si trasformino nell’attenzione all’altro con le sue fragilità e risorse, nell’attenzione a come facciamo circolare le informazioni e, non ultimo, di come le nostre azioni rispettino o meno il diritto alla privacy delle persone di volta in volta coinvolte: pensiamo ai nomi spiattellati per esteso in certi articoli e che ci sono sembrati decisamente fuori luogo non aggiungendo proprio nulla alla notizia; ci domandiamo se davvero tutto fosse stato autorizzato alla diffusione. Se vogliamo che un cambiamento avvenga ricordiamoci che tutti noi siamo responsabili, siamo responsabili anche se ci volgiamo dall’altra parte”.

Le volontarie dell’Associazione Donne contro la Violenza – Crema

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