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Neonati abbandonati, in campo c’è la Culla per la vita

Domenica 15 dicembre, alle 11, l'inaugurazione nella sede del Comitato di Bergamo della Croce rossa italiana.

Neonati abbandonati, in campo c’è la Culla per la vita
11 Dicembre 2019 ore 10:44

Una nuova sede per la Culla per la vita di Bergamo: domenica 15 dicembre, alle 11, l’inaugurazione nella sede del Comitato di Bergamo della Croce rossa italiana.

Nuova sede per la Culla per la vita

Secoli fa la chiamavano la Ruota degli esposti. Oggi, nonostante il Medioevo sia un ricordo lontano, c’è ancora bisogno di dare una risposta al problema dell’abbandono dei neonati. Si chiamano Culle per la vita e sono ormai numerose in Italia e in Europa. A Bergamo la Culla per la vita fu aperta all’interno del Monastero Matris Domini e donata alla città dall’Associazione Italiana Donne Medico, insieme ad altre associazioni, il 4 febbraio 2007.
Dopo 12 anni di continua cura da parte delle Suore del Monastero e il sostegno di associazioni cittadine, la Culla ha trovato una sua location più funzionale all’interno della sede della Croce Rossa Italiana Comitato di Bergamo, dove volontari e dipendenti si alterneranno per la sorveglianza, 24 ore su 24.

Come la precedente, garantisce l’anonimato e nello stesso tempo un tempestivo intervento. E’ fornita di allarme, attivato da un sensore, che consente di allertare tempestivamente la Sala Radio di Croce Rossa e conseguentemente l’operatore di turno attiva la procedura prevista dal 118 di Bergamo, permettendo il trasferimento in tempi brevi del neonato presso il reparto di neonatologia dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII.

Madri sole e neonati abbandonati

Le cronache, purtroppo, continuano a raccontarci di neonati abbandonati per strada, nei cassonetti, in situazioni di grave pericolo: i cittadini, le associazioni, le istituzioni si devono interrogare per dare una risposta concreta a un problema di cui si parla ancora poco.

“Dobbiamo arrivare prima, informare, offrire servizi e aiuto alle future mamme che si trovano disperatamente sole e pensano di non poter crescere il proprio bambino. L’entità del problema non sta tanto nei numeri, quanto nelle tragiche verità che dischiude – si legge in una nota dell’associazione – La realtà per esempio vissuta da una donna migrante, senza permesso di soggiorno, che teme di essere espulsa se si recasse in ospedale per il parto o della ragazza costretta a prostituirsi ed a “liberarsi” del figlio. Non ultimo il dramma della donna, anche italiana e bergamasca, stretta nella solitudine e nell’incapacità di trovare coraggio e lucidità per una soluzione che preservi la vita del piccolo e si accordi con il senso stesso dell’esistenza”.

Le soluzioni al problema

Ma a questo angoscioso problema c’è una soluzione, anzi tre. L’applicazione del DPR 396 del 3/11/2000 che permette alla partoriente in ospedale di chiedere ai medici di non essere menzionata nel certificato di nascita e di comunicare loro di non essere in grado di accudire il proprio figlio per il quale vengono avviate subito le pratiche di adozione. Purtroppo tale decreto è poco conosciuto perché poco pubblicizzato.
Una seconda importante risposta è il numero verde SOS Vita 8008-13000, attivo 24 ore su 24, con il quale, grazie ai numerosi CAV presenti in Italia, si offre alla donna in difficoltà accoglienza ed un aiuto concreto.
Una terza risposta è la “Culla per la vita”, strumento estremo che può essere utilizzato nel momento in cui la madre, costretta a partorire in solitudine e senza alcuna assistenza sanitaria, intenda abbandonare suo figlio, con serio rischio di morte per il piccolo.

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