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Con gli occhi dei bambini

“Non ci sono più le ore all’aria aperta e le risate con i nonni, non lo dimenticheremo mai”

Tommaso e Filippo sono due gemelli di 9 anni che hanno deciso di scrivere una lettera alle loro maestre della Sacra Famiglia di Martinengo.

“Non ci sono più le ore all’aria aperta e le risate con i nonni, non lo dimenticheremo mai”
Cronaca Media pianura, 19 Marzo 2020 ore 15:40

Tommaso e Filippo hanno 9 anni. La loro vita, come quella dei loro amichetti, era tranquilla fatta di scuola, famiglia, sport, gioco… Poi tutto è cambiato. L’emergenza sanitaria ha ridotto i loro spazi, ha reso il tempo quasi un nemico. Sono settimane difficile per l’Italia, per la Lombardia e ancor di più per la provincia di Bergamo, dove vivono i due fratellini. Ma in pochi si chiedono cosa  possa significare per i più piccoli restare a casa e rinunciare alla propria routine. E forse ancora meno persone si chiedono: cosa succederà dopo? Quali saranno le conseguenze?

Allora diamo la parola a loro, protagonisti loro malgrado di un momento storico che l’Italia non dimenticherà. Ecco la lettera che Tommaso e Filippo hanno scritto alle loro maestre Alessandra e Naila della 4A e B della Sacra Famiglia di Martinengo.

Marzo 2020, non lo dimenticheremo mai

Marzo 2020, un mese ed una anno che crediamo non dimenticheremo mai per il resto della nostra vita: scuole chiuse, strade deserte, suono delle ambulanze che ti entra nelle orecchie e che non ti lascia né durante il giorno, né durante la notte, spot pubblicitari alla televisione che ogni cinque minuti ti ricordano i comportamenti corretti da seguire per non ammalarsi, isolamento in casa lontano da tutti!!! Siamo Tommaso e Filippo, due fratelli gemellini di 9 anni e siamo chiusi in casa con la mamma ed il papà e cerchiamo in tutti i modi di resistere a questo difficilissimo periodo. La mamma fa la maestra e quindi siamo fortunati perché può stare a casa con noi, può seguirci mentre facciamo i compiti che i nostri insegnati ci trasmettono con la tecnologia; non è facile però, non è la stessa cosa come stare a scuola con loro ed i nostri compagni; non abbiamo le battute di alcuni di loro che fanno arrabbiare la maestra, o il suono della campanella che ci fa capire che è l’ora dell’intervallo e tutti corriamo in giardino a fare merenda e rilassarci dopo alcune ore di lezione. Tutto è diverso ora!!!

All’inizio era una vacanza regalata

I primi giorni, verso la fine di febbraio, la notizia della chiusura della scuola per evitare che questo maledetto virus potesse arrivare anche ai bambini, ci ha fatto piacere, alcuni giorni di vacanza in più dopo il Carnevale a chi non avrebbero fatto piacere??? Stavamo comunque all’aria aperta dai nonni e dagli zii, mangiavamo con loro, andavamo in bicicletta a vedere il freccia rossa passare poco distante da casa nostra e andavamo a vedere una casa abbandonata dove c’è una colonia di gattini bellissimi.

Di pomeriggio spesso, dopo aver studiato, fatto i compiti della giornata ed esserci esercitati al pianoforte, andavamo a pescare o infilavamo i nostri stivali di gomma e, con gli zii, attraversavamo i campi con l’erba alta e andavamo ad avvistare le nutrie e a vedere alcune papere selvatiche che nuotano nel fosso che scorre dietro casa nostra. Tutto sembrava bello, tutto sembrava una vacanza regalata, tutto ci rendeva felici perché potevamo fare cose che normalmente andando a scuola, facevamo solamente il sabato e la domenica.

La zia infermiera che ci commuove

Oggi è il 14 di Marzo, siamo a metà mese, e la situazione non ci piace più! Le ore passate all’aria aperta non ci sono più, le risate con i nonni sono diminuite, la mamma ed il papà ascoltano la radio e guardano il telegiornale in continuazione per essere informati ora dopo ora su quello che sta accadendo nel mondo ed in particolare in Italia e nella provincia di Bergamo dove viviamo noi; la scuola continua ad essere chiusa e questo comincia a pesarci tanto e, la cosa che ci preoccupa ancora di più è che la zia Norma fa l’infermiera all’ospedale di Treviglio e tutte le sere, quando arriva in casa, fa la doccia e si cambia subito per non portare i germi in famiglia, soprattutto per i nonni che sono anziani; la vediamo e la sentiamo molto preoccupata, a volte ci racconta di quello che succede nel suo reparto e a noi vengono le lacrime agli occhi perché è una situazione che non riusciamo a capire fino in fondo, forse perché abbiamo solo 9 anni o forse perché è assurdo sentire che la gente muore senza poter essere curata e da sola, senza qualche parente vicino.

Da grandi? Medici o ricercatori

Non sappiamo ancora cosa faremo da grandi, ogni tanto vorremmo fare un lavoro e dopo una settimana magari cambiamo idea, ma in questo periodo stiamo pensando seriamente che il lavoro di medico o di ricercatore potrebbe davvero essere la nostra professione futura perché quello che stiamo vivendo in questo periodo ci segnerà per tutta la vita e aiutare gli altri è la cosa più bella del mondo.
Ma siamo sicuri che “tutto andrà bene”.

Tommaso e Filippo

Medici e infermieri, eroi veri

Il  nostro gruppo editoriale si è fatto promotore di un’iniziativa per far sentire a tutti gli operatori sanitari, che lavorano senza sosta per salvarci la vita, la vicinanza e l’affetto dei lettori. Così nasce l’idea del nostro giornale di raccontare le storie di questi eroi e pubblicare foto, video, disegni, messaggi e pensieri per ringraziarli e sostenerli. Partecipare a “Medici e infermieri, eroi veri” è facile e gratuito.

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