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Tra Bergamo e la Calabria

‘Ndrangheta a Bergamo: 13 arresti e sequestro di immobili da parte dei carabinieri

Il proprietario di una ditta di trasporti della provincia, insieme a uomini appartenenti al clan “Arena” avrebbe minacciato i concorrenti per controllare un "cartello" dei trasporti pesanti.

Cronaca Bergamo e hinterland, 22 Aprile 2021 ore 09:51

‘Ndrangheta a Bergamo: 13 arresti e sequestro di immobili da parte dei Carabinieri.

‘Ndrangheta a Bergamo

Alle prime luci dell’alba, i Carabinieri del Comando Provinciale di Bergamo hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Brescia, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 13 persone, legate ad un sodalizio ‘ndranghetistico, ed accusate a vario titolo di estorsione, usura, detenzione illegale di armi da fuoco, riciclaggio ed autoriciclaggio di denaro e bancarotta fraudolenta.

Scoperto un sistema di estorsioni

Il procedimento in questione, che aveva già visto l’esecuzione di 4 fermi di indiziato di delitto e di decine di perquisizioni lo scorso 10 febbraio, ha permesso di accertare l’esistenza di un gruppo di soggetti, alcuni originari della provincia di Bergamo, altri di quella di Crotone, che avevano messo in piedi un sistema di estorsioni nell’ambito del campo dei trasporti di merce oltre a realizzare un meccanismo di false acquisizioni societarie, fallimenti fraudolenti, fornitura di prestiti a tasso usuraio e reimpiego di capitali illeciti.

Il “cartello” dei trasporti pesanti

Nello specifico, con l’intento di portare via clienti, il proprietario di una ditta di trasporti della provincia, insieme a uomini appartenenti al clan “Arena” operante in Isola di Capo Rizzuto (KR), si sarebbe recato presso un suo concorrente, minacciandolo ed imponendogli un numero limitato di clienti, al fine di avere il controllo di un vero e proprio “cartello” nel settore dei trasporti dei mezzi pesanti.

Il prosieguo delle indagini ha poi permesso di accertare come, al fine di inserirsi nel mercato, gli uomini del clan “Arena”, con la complicità dell’imprenditore locale, avessero messo in piedi un complicato sistema di acquisizione fittizia di una ditta di trasporti, al fine di poter operare in prima persona all’interno del settore e, soprattutto, per poter riciclare soldi provento di illecite attività. Società che poi, successivamente, veniva fatta fallire in maniera fraudolenta, come riscontrato dai Carabinieri.

Prestiti con tasso usuraio

Tutti i reati venivano commessi con la finalità di agevolare la cosca Arena di Isola di Capo Rizzuto. Per uno degli indagati, l’accusa è anche di detenzione illegale di armi da fuoco, come accertato dalle attività tecniche effettuate nel corso delle indagini.
Gli uomini del clan, dopo essersi stanziati definitivamente nel territorio orobico, avevano inoltre creato un sistema di prestiti con tasso usuraio e, in un caso specifico, a fronte di un prestito elargito ad un imprenditore, avevano ottenuto, in maniera sproporzionata rispetto a quanto prestato, la parte di una vendita di un immobile, venduto ad un prezzo totalmente fuori mercato.

Nel 2014 l’incendio a Seriate

Le indagini hanno inoltre consentito di individuare il mandante e gli esecutori materiali di un incendio, verificatosi a Seriate nel lontano febbraio del 2014. Nell’occasione, furono bruciati decine di camion di una ditta di trasporti ed è stato accertato che anche tale azione maturò nell’ambito della concorrenza tra ditte del settore. L’intento dei responsabili, titolari a loro volta di un’altra ditta di trasporti, fu infatti quello di ostacolare l’attività lavorativa dei concorrenti, minacciandoli mediante la realizzazione dell’azione criminosa in questione.

Sequestrate le villette al mare

Infine, l’operazione ha visto anche l’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo di 4 villette situate sul lungomare di Cutro (KR). I carabinieri hanno infatti accertato che uno degli indagati aveva acquistato gli immobili in questione, già di proprietà di un esponente di spicco della cosca “Grande Aracri”, detenuto in carcere, utilizzando proventi illeciti derivanti dalla produzione di false fatture per operazioni inesistenti, il tutto al fine di ostacolare le indagini a carico di quest’ultimo ed occultarne la provenienza delittuosa.

Riciclaggio e autoriciclaggio di denaro sporco

Inoltre, è stato accertato che l’indagato in questione, oltre a farsi carico dell’acquisto degli immobili, negli ultimi anni provvedeva anche al mantenimento economico e materiale della famiglia del detenuto, in particolar modo della moglie, utilizzando, anche in questo caso, proventi di natura illecita. Per questa vicenda, dunque, i due soggetti in questione e la donna, sono stati destinatari, a vario titolo, di misure
cautelari, in carcere e ai domiciliari, per il reato di riciclaggio, autoriciclaggio ed intestazione fittizia di beni.