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Il cuoco che ha esportato la cucina romanese in tutto il mondo

Un cuoco di successo che, partito dalla Bassa ha lavorato in rinomati ristoranti esteri tra questi il «Rigoletto» di Honk Kong

Il cuoco che ha esportato la cucina romanese in tutto il mondo
Cronaca 06 Agosto 2017 ore 12:06

Ivan Beretta, gestore del locale «Step Dinner» e cuoco di professione, ha vissuto un passato da giramondo, facendo conoscere nell’emisfero la sua personale e rinomata interpretazione della cucina italiana. Uno chef di successo che partito da Romano ha lavorato in rinomati ristornati esteri tra questi il Rigoletto di Honk Kong.

I racconti di Honk Kong

«L’esperienza Rigoletto volgeva al termine ,l’apertura aveva avuto un grande successo.- ha raccontato il cuoco – Il personale aveva sposato il progetto formando un gruppo imbattibile e la clientela mista, tra uomini d’ affari internazionali accompagnati da bellissime donne e periti meccanici italiani in trasferta di lavoro in cerca di una pasta alla carbonara buona e abbondante, apprezzavano la nostra cucina, così il ristorante divenne alla moda. Gli investitori inglesi sparirono dalla circolazione , partirono per Jakarta per una nuova apertura. Luis Baena ormai era diventato un’ amico , non nascondo che, il senso di privilegio al poter essergli a fianco , e la sua spiccata umanità tipica dei grande leader furono il segreto di quel successo. Misi per tutto il tempo anima e corpo nel progetto diventando presto un nome nel panorama gastronomico locale».

L’amore con Stephanie

Un ‘esperienza toccante quella del cuoco non solo sul profilo professionale ma anche su quello della vita intima sentimentale. «Il mio cuore fu dedicato interamente a Stephanie che nel tempo divenne la mia ragazza – ha detto -Alternavamo serate interminabili con amici nei ristoranti e karaoke di Honk Kong , con momenti di assoluta intimità. Io e lei. Ricordo che il posto preferito da Stephanie per le fughe in solitaria era un hotel vicino al porto di proprietà di una coppia gay provenienti dalle Filippine, conosciuti ad una di quelle cene dove, attorno alla stessa tavola puoi trovare gente dai cinque continenti. Diventarono in seguito amici stretti. Stephanie aveva fantasie d’autore e portava entrambi a momenti di amore vero. Mi fermai su richiesta di Louis Baena 3 mesi in più del periodo accordato raggiungendo la fine dell’anno. Il capodanno del 1998 a Honk Kong segnava la fine di questa grande esperienza ,fu la serata più triste degli ultimi 10 anni,la passai piangendo sul ponte che portava da Honk Kong a Kowloon, da dove si poteva vedere l intero skyline della città, le sue luci di festa , l ‘alone di calore della vita contenuta. Nella mia mente ripassai tutto quello che era successo quell’anno, solo e triste, mentre Stephanie da una festa a casa di amici mi chiamava al telefono per farmi gli auguri. Ma io non avevo voce. Il respirare più profondamente faceva scattare il pianto. Restai fino alle 3, dopodiché quasi congelato dal vento ed impaurito da allucinazioni improvvise decisi di unirmi alla festa. Il giorno dopo non sarebbe stata più la stessa cosa». E così dopo Honk Kong la ripartenza verso altri paesi.

“Inseguite sempre i vostri sogni “

«Attraverso i miei racconti vorrei lanciare un messaggio, soprattutto ai giovani – ha detto – che non è mai stato facile inseguire i propri sogni. Io ho rischiato, mi sono messo in gioco ma posso dire di aver vissuto brandi emozioni, e non è detto che sia finita. Per ora sono a Romano ma nel futuro chi lo sa, la vita è sempre un divenire, fatta di situazioni».

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