Cronaca
Leffe

L'interrogatorio della mamma di Diana, abbandonata in casa e morta di stenti

La figlia, non desiderata, era quindi considerata una sorta di ostacolo alle aspirazioni della donna, da qui la decisione di abbandonarla.

L'interrogatorio della mamma di Diana, abbandonata in casa e morta di stenti
Cronaca Bergamo e hinterland, 23 Luglio 2022 ore 17:23

Resterà in carcere la 37enne che ha abbandonato per sei giorni la figlia Diana, di appena un anno e mezzo, facendola morire di stenti. Lo ha deciso oggi (23 luglio) il gip di Milano Fabrizio Filice, che dopo l'interrogatorio di ieri ha convalidato il fermo e disposto la custodia in carcere per la donna, con l'accusa di omicidio volontario con l'aggravante dei futili motivi. Esclusa invece l'aggravante della premeditazione, avanzata dalla Procura. Lo riferisce PrimaBergamo.

«Volevo avere un futuro con lui»

Dall'ordinanza firmata dal gip in seguito all'interrogatorio, si fanno luce su diversi aspetti inquietanti di questa tragica vicenda. Si chiarisce, ad esempio, il fatto che la 37enne fosse consapevole del fatto che la figlia potesse stare molto male, o addirittura morire, se lasciata da sola così a lungo. Ma lei ha voluto correre il rischio. Il motivo? «Io ci contavo sulla possibilità di avere un futuro con lui e infatti era proprio quello che in quei giorni stavo cercando di capire. Per questo ho ritenuto cruciale non interrompere quei giorni».

Ossessionata dalla nuova storia

Il «lui» a cui la 37enne fa riferimento è l'uomo di Leffe, di 58 anni, da cui si trovava nei giorni della morte di Diana. Dopo il divorzio dall'ex marito, avvenuto tre anni fa, e la nascita della piccola Diana (da padre ignoto e partorita proprio in Val Gandino nel gennaio 2021), la 37enne era ossessionata dalla volontà di costruire una nuova storia.  Il 58enne era a conoscenza dell'esistenza di Diana, ma non del fatto che la sua compagna l'avesse abbandonata a casa da sola: gli aveva detto di averla lasciata alla sorella, al mare.

La donna, spiega il gip nell'ordinanza, non «perseguiva» la morte della figlia, ma era a conoscenza della possibilità che ciò potesse accadere e non ha fatto nulla per evitarlo, proseguendo comunque nella propria condotta. Da qui la decisione di prevedere per lei la permanenza in carcere e l'accusa di omicidio volontario. Secondo quanto riportato dall'Ansa, la 37enne, durante l'interrogatorio,  è apparsa lucida nella ricostruzione dei fatti.  La figlia, non desiderata, era quindi considerata una sorta di ostacolo alle aspirazioni della donna, da qui la decisione di abbandonarla.

 

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