Caravaggio

L'infermiere-rapinatore di Caravaggio e la maxi rapina al Tir pieno di capi "Gucci"

Il maxi colpo a Pozzuolo Martesana, e il ruolo di un "professionista" della Bassa. A Pandino il deposito della merce

L'infermiere-rapinatore di Caravaggio e la maxi rapina al Tir pieno di capi "Gucci"
Pubblicato:

Tre milioni di euro in vestiti firmati di marca Gucci, pronti da rivendere sul mercato nero. Fu un bottino di quelli che non si vedono tutti i giorni, quello che ormai quindici mesi fa si portò a casa il commando armato che assalì e sequestrò un camion della DHL a Pozzuolo Martesana. Ora, come riporta Primalamartesana, la Squadra mobile di Milano ha arrestato i presunti responsabili e tra loro, è emerso, c'è anche un uomo di Caravaggio. È il ritratto di un criminale da film, il suo, quello che emerge dagli atti: un ex infermiere professionale con alle spalle quarant'anni di onorata carriera criminale. Ma andiamo con ordine.

Il colpo al Tir pieno di capi Gucci e Bottega Veneta

58154309_foto1
Foto 1 di 3
58154312_foto 3
Foto 2 di 3
58154315_foto 2
Foto 3 di 3

Era il 18 novembre del 2021 quando il commando, organizzatissimo, entrò in azione a Melzo. Obiettivo: un Tir che aveva appena lasciato un deposito di logistica di Pozzuolo Martesana, con un carico di vestiti pregiati dal valore complessivo di circa 3 milioni di euro.

Le indagini della Squadra mobile di Milano

Le indagini condotte dai poliziotti della Squadra Mobile milanese e dagli agenti del Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria avevano preso il via ovviamente lo stesso giorno, raccogliendo la drammatica testimonianza della vittima, un autotrasportatore 43enne di origine ucraina. Stava guidando, quando attraverso altri due mezzi pesanti con le targhe travisate il commando di banditi gli aveva tagliato la strada e lo aveva costretto a fermarsi. Pistola in pugno, lo legarono ai polsi e alle caviglie, e poi lo sequestrarono per circa un'ora nell'abitacolo del Tir, mentre loro ripulivano il preziosissimo capo di articoli griffati. Poi la fuga, su un altro mezzo.

Rubati 471 capi di abbigliamento firmati

Inutile dire che il bottino (471 capi di abbigliamento e accessori moda dei brand Gucci e Bottega Veneta) sarebbe di lì a poco finito sul mercato nero, tramite compratori più o meno compiacenti sull'origine della merce. Nel frattempo, però, è emerso dalle indagini, è stato in parte conservato nel Cremasco, a Pandino.
Lunghissime e complicate le indagini condotte dalla Polizia di Stato e dalla Polizia Penitenziaria, con il coordinamento dalla Procura della Repubblica di Milano. Indagini che nei mesi successivi hanno lentamente dato un volto e incastrato i presunti responsabili, e smantellato una vera e propria organizzazione criminale specializzata in rapine. Così sono in dieci ad essere finiti in manette martedì mattina. E ognuno aveva un ruolo preciso, nella serrata e dettagliata organizzazione di quel colpo, che oggi gli inquirenti conoscono quasi sotto ogni singolo aspetto. Compreso il ruolo del caravaggino che non era sul posto ma agiva «a distanza», con il piglio di un astuto regista.

Il caravaggino arrestato e il deposito a Pandino

Si tratta di Salvatore Angelo Volturo, un 60enne di origine siciliana e residente in pieno centro a Caravaggio, in via Zenale e Butinone. Non avrebbe partecipato direttamente al blitz, come detto: al momento della rapina, Volturo era infatti già agli arresti domiciliari per altri reati, e questo secondo gli inquirenti la dice lunga sulla caratura criminale del soggetto. Inutile dire che non è bastato a fermarlo. È stato comunque lui - come dimostrerebbero secondo gli inquirenti centinaia di pagine di intercettazioni e di tabulati telefonici - ad aver fornito e organizzato la rete di telefoni cellulari utilizzati dal commando di Melzo, telefoni montanti schede Sim recanti intestazioni fittizie. Non solo: secondo le indagini il caravaggino avrebbe avuto il ruolo di coordinare lo stoccaggio della merce rubata in un capannone di Pandino, dopo il colpo.

Da infermiere a rapinatore seriale

Nato a Piazza Armerina (Enna), ma da tempo residente a Caravaggio, Volturno vanta del resto una carriera criminale romanzesca, cominciata nei primi Ottanta. Cominciò a delinquere "ponendo in essere senza soluzione di continuità reati contro il patrimonio (...) e un numero rilevantissimo di rapine con sequestro di persona e lesioni personali". A allora, non ha mai smesso. Secondo il Tribunale di Sorveglianza di Milano - che un anno fa rigettò la sua domanda di lasciare il carcere per ottenere l'affidamento in prova ai servizi sociali, ma gli concesse invece i domiciliari - la carriera criminale di Volturo non aveva nemmeno particolari motivazioni di fondo: da giovane era un normalissimo infermiere professionale con contratto a tempo indeterminato, e senza problemi economici. Aveva mostrato "un'accettazione ironica della condanna, di un tempo che deve passare e passerà senza particolari angosce". Tanto che anche ai domiciliari non si era negato all'ennesimo lavoretto, questa volta da ben tre milioni di euro. Gli altri arrestati sono tutti uomini, nati tra il 1964 e il 1989, perlopiù tutti residenti nell'Est Milanese. Tutti italiani, tranne un ecuadoreno e un trentenne ucraino.

Seguici sui nostri canali