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Liberazione a Treviglio, Imeri: “Racconteremo di una città ancora una volta compatta nella difficoltà” DISCORSO

"Racconteremo la storia di una città ancora una volta compatta nella difficoltà".

Liberazione a Treviglio, Imeri: “Racconteremo di una città ancora una volta compatta nella difficoltà” DISCORSO
Cronaca Treviglio città, 25 Aprile 2020 ore 12:41

Pubblichiamo il discorso del sindaco di Treviglio Juri Imeri, che questa mattina ha partecipato a una breve manifestazione non pubblica al monumento alla Resistenza, davanti al centro civico.    “Siamo coloro che testimonieranno degli obblighi di rimanere in casa, di indossare una mascherina, di limitare i contatti. Di aver vissuto questa storia drammatica. Mi sento di dire che i trevigliesi oltre a tramandare a futura memoria il peso delle morti e degli affanni sociali, sapranno scrivere e potranno raccontare la storia di una città ancora una volta compatta nella difficoltà.

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Liberazione, il discorso del sindaco di Treviglio

È la prima volta nella storia repubblicana che non possiamo festeggiare il 25 Aprile con le consuete manifestazioni, ma questa ricorrenza ci fa riscoprire come il senso di solidarietà è oggi più che mai un valore profondo di tutti gli italiani . Celebriamo un anniversario importante oggi, quello dei 75 anni di questa festa nazionale, e lo facciamo per la prima volta senza cerimonie pubbliche per via di restrizioni che riportano con la memoria ad anni difficili, bui e tristi.

Oggi, mi trovo a rendere omaggio alla nostra bandiera, al monumento alla Resistenza e a tutti i caduti, con un rappresentante di Anpi Treviglio e un musicista del Corpo Musicale Città di Treviglio. Insieme a noi, invisibile ma potente, la forza di una comunità: le autorità civili e militari, il parroco, le associazioni combattentistiche e d’arma, i sindaci del territorio, i cittadini. Tutte persone che solitamente, in questa giornata, sono qui con noi a celebrare la ricorrenza.

Il 25 aprile di quest’anno resterà nella storia. In questi giorni ho sentito spesso accompagnare l’avvicinarsi di questa giornata con questa espressione. Ma siamo davvero sicuri sia così? O forse ogni anno questa celebrazione ci riporta nella storia, ci fa vivere la storia, ci invita a scrivere, costruire, pensare la storia che sarà?

Non ci sono i clacson del 25 aprile 1945, non c’è il clima di festa di allora, non c’è la possibilità di abbracciarsi. E siamo ancora lontani dal poter festeggiare la fine di un incubo.

Ma non tutto ci è stato e ci potrà essere tolto: ci i sono sentimenti comuni, a partire dal grande cordoglio e dal profondo dolore per tutti coloro che ci hanno lasciato e per le loro famiglie.

C’è la voglia di rinascere, con tutte le difficoltà, dopo questa dura parentesi destinata a far rumore per molto.

C’è il senso di solidarietà e vicinanza della nostra comunità, fortemente provata ma non abbattuta.

Il nemico invisibile ci ha privato della libertà personale, il diritto più grande sancito dalla nostra Costituzione. Costituzione che affonda le radici proprio nella Resistenza e che simboleggia la storia del nostro Paese, da sempre caratterizzato da grandi divisioni, ma anche dalla forza e dalla capacità di diventare straordinariamente compatto nei momenti più difficili.

Ed è stato cosi anche a Treviglio in questi due mesi di profondo dolore: abbiamo vissuto un’emergenza sanitaria straziante, stiamo vivendo tutt’ora il dramma di non poter salutare i nostri defunti, viviamo restrizioni che dovrebbero neutralizzare il virus e che rischiano di neutralizzare le relazioni sociali.

Non abbiamo impugnato armi, non abbiamo conquistato confini, non siamo andati allo scontro con nessuno. Nonostante questo, il nemico infame ci ha inferto grandi e dolorose ferite: molti nonni non ci sono più, molte famiglie sono state divise per sempre; troppi mariti, mogli, figli, figlie e nipoti oggi piangono qualcuno che non c’è più e tantissime altre hanno attraversato e stanno vivendo ore di angoscia e preoccupazione.

Potrebbero sembrare cronache di una guerra, potrebbero essere racconti degli anni della resistenza. Cronache del 1945. Invece, sta accadendo ora.

Siamo coloro che testimonieranno degli obblighi di rimanere in casa, di indossare una mascherina, di limitare i contatti. Di aver vissuto questa storia drammatica. La storia di una città, un territorio e una nazione che hanno perso tempo in polemiche, divisioni o corse a mostrare quanto si è più bravi uno dell’altro, o quella gloriosa di una città, di un territorio e di una nazione che hanno saputo risollevarsi?

 Mi sento di dire che i trevigliesi oltre a tramandare a futura memoria il peso delle morti e degli affanni sociali, sapranno scrivere e potranno raccontare la storia di una città ancora una volta compatta nella difficoltà.

Amministrazione, Parrocchia, istituzioni, enti, associazioni, istituti di credito, scuole, forze dell’ordine, cittadini e ogni protagonista della vita della nostra città stanno lavorando assieme con un solo obiettivo. E tutti possiamo raccontare con commozione il tratto più bello di Treviglio, della sua solidarietà, della sua forza silenziosa, del suo grande cuore.

Vivere in una comunità solidale e forte aiuta ad affrontare drammi, lutti e situazioni critiche e rende meno difficile la ripartenza. Magari ritrovando lo spirito tanto evocato nei giorni scorsi de L’Albero degli Zoccoli, l’anima delle corti e delle cascine, l‘importanza di un sorriso e dell’aiuto di un vicino di casa, la bellezza di una telefonata a una persona che si sente sola, il piacere di fare volontariato, il senso civico.

Operatori sanitari e del soccorso, volontari, forze dell’ordine, lavoratori dei servizi essenziali e ogni altra persona impegnata a fronteggiare questa emergenza, ma anche ogni singolo cittadino. Tutti possiamo fare la differenza, ognuno chiamato al proprio compito, sia esso quello di curare persone o di stare a casa rispettando le regole. E’ adesso che possiamo decidere quale storia raccontare fra 25, 50 e 75 anni.

Ripensiamo agli anni della Resistenza e della Liberazione, rendiamo omaggio agli uomini e alle donne che persero vita, famiglia, affetti in quei tragici eventi, riviviamo lo spirito orgoglioso dei Padri Costituenti. Siamo orgogliosi della nostra storia, quella di 75 anni fa e quella di oggi, che siamo chiamati a vivere, scrivere e raccontare tutti assieme.

Buon XXV Aprile!

Viva l’Italia! Viva Treviglio!

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