Lavoro nero nella ristorazione: rete smantellata dalla Guardia di Finanza VIDEO

Coinvolti 250 lavoratori. Comminate sanzioni amministrative per oltre 500mila euro.

20 Gennaio 2020 ore 12:25

Lavoro nero nella ristorazione: rete smantellata dalla Guardia di Finanza. Coinvolti 250 lavoratori. Comminate sanzioni amministrative per oltre 500mila euro.

Lavoro nero nella ristorazione

“Master black”, questo il nome dell’operazione presentata questa mattina a Brescia. E’ stata smantellata una rete di 250 lavoratori in nero impiegati nel settore della ristorazione e dell’organizzazione di eventi. Alcuni percepivano anche l’indennità della disoccupazione.

Le indagini

Le attività di controllo a largo raggio sono state eseguite dalla Guardia di finanza di Brescia insieme all’Ispettorato Territoriale del Lavoro, Inps e Inail a carico di una associazione di promozione sociale dedita all’illecita somministrazione di lavoratori non regolarmente assunti dalla stessa associazione. I tesserati sono stati utilizzati nelle mansioni proprie del settore dei servizi  della ristorazione/catering e dell’organizzazione di eventi, anche in ambito internazionale, presso 22 attività imprenditoriali di ristorazione dislocate nel Bresciano e in diverse province del Nord Italia.

L’operazione

L’operazione, condotta dai militari della tenenza di Salò, è riuscita a smantellare una fitta rete, tessuta abilmente dai referenti dell’associazione, in grado di mobilitare e allocare, in tempi strettissimi, 250 lavoratori completamente in nero in favore delle imprese utilizzatrici operanti nel settore della ristorazione e dell’organizzazione dei servizi nelle province di Brescia, Bergamo, Milano, Cremona, Pavia, Verona, Vicenza e Bolzano.

La pubblicizzazione e la diffusione di un servizio di somministrazione all’apparenza lecito ed economicamente vantaggioso per tutte le imprese utilizzatrici si è rivelato ingannevole e spregiudicato e idoneo ad alterare la leale concorrenza nel settore della ristorazione. Tale schema illegale, oltre che aggirare le norme in materia di lavoro, legislazione sociale, previdenziale e assistenziale a tutela dei diritti dei lavoratori, li esponeva anche a gravi potenziali pericoli.

L’associazione ha in concreto consentito alle imprese utilizzatrici di disporre di manodopera a costi più bassi, ponendo in essere una vera e propria pratica di concorrenza sleale nei riguardi degli imprenditori onesti. Talvolta, erano le stesse imprese utilizzatrici a segnalare propri collaboratori o ex collaboratori ai referenti dell’associazione allo scopo di beneficiare delle loro prestazioni lavorative senza farsi carico degli oneri previsti dalle inderogabili norme a tutela dei lavoratori, quali la regolare assunzione e il versamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi.

Denunciati 13 percettori di disoccupazione

Inoltre, tra i lavoratori in nero scoperti sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria ben 13 percettori dell’indennità di disoccupazione che, essendo stati assunti in nero e senza aver preventivamente comunicato le prestazioni di attività lavorativa all’Inps, hanno continuato a percepire indebitamente l’assegno con conseguente danno al bilancio degli Enti previdenziali e assistenziali.

Le contestazioni, l’evasione fiscale e le multe

All’associazione sono stati contestati sia l’utilizzo di lavoratori in nero sia l’illecita somministrazione di manodopera, con l’irrogazione di sanzioni amministrative per oltre 500.000 euro e l’evasione dei contributi previdenziali, assistenziali e assicurativi complessivamente dovuti per oltre 80.000 euro, con l’irrogazione di sanzioni civili per 30.000 euro. Alle aziende utilizzatrici sono state contestate sanzioni amministrative per più di 50.000 euro e l’addebito della relativa contribuzione non versata dall’associazione. Sotto il profilo tributario, è stata ricostruita un’evasione fiscale sui profitti conseguiti per circa 300.000 euro con il disconoscimento della natura non commerciale dell’associazione e l’accertamento dell’indebita compensazione delle somme dovute a titolo di imposta sul valore aggiunto mediante l’utilizzo di crediti inesistenti per oltre 20.000 euro. L’operazione, da annoverarsi nel quadro degli ormai consolidati Protocolli d’Intesa stipulati a livello nazionale, è soltanto una delle attività in corso e quotidianamente svolte a tutela del laborioso sistema economico bresciano e dei lavoratori.

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