Batistì e L'albero degli zoccoli in versione hard

Ecco come Luigi Ornaghi incontrò il regista Leo Salemi e decise di partecipare al suo film. Ma non chiamatelo "porno".

Batistì e L'albero degli zoccoli in versione hard
Romanese, 16 Marzo 2018 ore 23:45

Ricorre quest’anno il 40esimo anniversario della vittoria della Palma d’oro a Cannes del capolavoro di Ermanno Olmi, L’albero degli zoccoli. Per celebrare la ricorrenza a Treviglio è stato realizzato un grande dipinto murale e a Bergamo è stato presentato un docufilm sulle tematiche dell’opera di Olmi. La Pro Loco di Martinengo ha organizzato un tour sulle location nella Bassa, tra Mornico e Martinengo. E poi mostre, cene, proiezioni. Su L’albero degli zoccoli si è detto davvero tutto...o quasi.

L'albero degli zoccoli in versione hard

Decisamente minori infatti l’enfasi e l’attenzione che sono state dedicate ad un altro film, di un altro famoso regista bergamasco, liberamente ispirato a quello di Olmi e che ha visto anche la partecipazione del «Batistì» del cast originale. Si tratta di «L’albero delle zoccole», lungometraggio erotico integrale d’esordio di Leo Salemi diventato un vero e proprio «cult» per gli amanti del genere. Uscito nel 1995 il film di Salemi riscosse un successo clamoroso. A 17 anni di distanza dall’opera di Olmi televisioni, giornali e riviste diedero ampio spazio al film di Salemi. Anche perchè il regista era riuscito ad avere nel cast uno dei più famosi attori che aveva partecipato alle riprese del ‘77: il trevigliese Luigi Ornaghi, meglio conosciuto con il nome del suo personaggio «Batistì».

Salemi: "Ecco come ho convinto Batistì"

Una partecipazione che se da una parte fece indignare i benpensanti (Lo stesso Olmi definì la parecipazione di Ornaghi al film erotico «Un fatto di pessimo gusto») dall’altra fece grande pubblicità alla pellicola, che ottenne un successo strepitoso. «Ho incontrato Batistì a casa sua - racconta il regista Leo Salemi - ci aveva presentati un amico comune, un dottore. Lui mi raccontò degli altri film a cui aveva partecipato (tra cui Ratataplan di Nichetti, ndr). In casa c’era un quadro del film di Olmi e, parlando e mangiando pane e salame, gli dissi che se mai avessimo girato un film insieme si sarebbe dovuto intitolare “L’albero delle zoccole”. L’idea sembrò piacergli e iniziai subito a pensarci. Il giorno dopo però mi chiamò il dottore che ci aveva presentati per dirmi che Ornaghi stava solo scherzando. Così presi la macchina e da Dalmine tornai a Treviglio. Gli dissi “A Berghèm sa mangia ‘l pà, mia i parole”. Così ci stringemmo la mano e fu fatta».

Il primo lungometraggio di Salemi

Il film di Salemi rappresenta un sogno del contadino Batistì che, tentato dal demonio rappresentato dallo stesso Salemi («dopotutto ero stato io a tentarlo», racconta il regista), è fortemente combattuto tra la fede e il peccato.
«L’albero delle zoccole» è stato il primo vero lungometraggio di Salemi ed ebbe talmente tanto successo da spingerlo a continuare sulla strada dei film hard. «Probabilmente se non avesse suscitato così tanto interesse non avrei proseguito su quella strada. Prima mi occupavo di video musicali e sportivi. Poi nel 1992 ad una fiera a Milano incontrai un’attrice che mi chiese di lavorare con lei. In un primo momento le dissi che non ero interessato, ero sposato con un figlio piccolo, poi mi convisi. Ma all’inizio facevo video che nemmeno firmavo, dopo l’Albero delle Zoccole è stato tutto diverso».

l'albero degli zoccoli hard
La copertina della vhs del 1995

Un successo clamoroso

Le prime 400 Vhs andarono letteralmente a ruba, Salemi raggiunse la notorietà e da allora girò più di 180 film, spesso con titoli che strizzavano l’occhio al cinema tradizionale, come «Il genio della lampo», «Foro scatenato» e «Il diavolo sveste Praga». «L’albero delle zoccole» è l’unico film hard inserito nel dizionario del cinema italiano «Stracult» di Marco Giusti e Salemi ha ricevuto diversi premi per il suo lavoro. Nel 2016 il premio come «miglior regista» del settore.

Non chiamatelo "porno"

Anche se a Salemi la parola «porno» non piace affatto. «Io preferisco il termine “erotico integrale”, non ho mai accettato la parola “porno” perchè è spesso usata in modo dispregiativo, associata al meretricio, a qualcosa di sporco. I miei film hanno una storia, un senso, non offendono il pudore di nessuno. Se qualcuno vuole vedere un mio film se lo va a comprare, non li propino in televisione alle 8 di sera. Trovo molto peggio vedere persone che si ammazzano all’ora di cena. Nei miei film non ho mai rappresentato scene di violenza. Per me il sesso è gioia». Un’opinione, quella sul sesso e sulla pornografia, condivisa anche dallo stesso Batistì che, in un’intervista al Corriere della sera subito dopo l’uscita del film dichiarò: «Ma che sporcaccione! Se parliamo di porno basta vedere cosa c’è in tv e nella vita c’è di molto peggio. Io sono tranquillo, mi sono divertito. E poi se non si fa l’amore il mondo non va avanti».
Difficile, in effetti, non essere d’accordo.