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La magia di Oney, trevigliese d’adozione, sulla pista di “Ballando” – TreviglioTv

La magia di Oney, trevigliese d’adozione, sulla pista di “Ballando” – TreviglioTv
Cronaca 29 Aprile 2017 ore 23:01

Redazione, 29 aprile 2017

Perse la vista a causa di un incidente sul lavoro. Questa sera ha trionfato in finale a Ballando sulle stelle  e  incantato – commosso – per l’ennesima volta milioni di italiani, in diretta su Raiuno. Parliamo di Oney Tapia, l’atleta paralimpico di origine cubana, trevigliese d’adozione, che  ha vinto la finale del popolarissimo show condotto da Milly Carlucci contro il judoka Fabio Basile. Ha dedicato la vittoria “ai ragazzi disabili”.

 Nonostante sia non vedente dal 2011, il suo talento di ballerino sul palco è impressionante.  Ma chi è Oney? Molti trevigliesi lo conoscono da anni, sebbene sia residente a Sotto il Monte. Nato a L’Avana il 27 febbraio 1976, ha lavorato per anni per la cooperativa L’Ulivo, come giardiniere. Proprio durante alcuni lavori di potatura, nel 2011 rimase vittima di un incidente che gli tolse l’uso degli occhi per sempre. L’episodio risale al 26 maggio di quell’anno. Tapia si trovava a Lodi, su un albero, per delle operazioni di potatura, quando all’improvviso venne violentemente colpito alla testa dal tronco, che si spezzò all’improvviso. Seguì la corsa in ospedale al Niguarda di Milano e poi il trasferimento al Riuniti di Bergamo, dove la diagnosi fu tremenda. Nell’impatto, una parte del cervello, quella adibita al controllo della vista, venne irrimediabilmente compromessa.

«Anche se l’avevo già intuito – ha raccontato il 37enne in un’intervista al Giornale di Treviglio alcuni anni fa – i medici mi spiegarono che non avrei mai più visto. All’inizio fu terribile, ma mi feci forza e cominciai a calarmi in questa nuova realtà».

Proprio al nosocomio orobico, Tapia ebbe i primi contatti con le associazioni di non vedenti. In particolare quelle sportive.

«Ho sempre praticato attività fisica – ha spiegato l’italo-cubano – E il mio trasferimento in Italia, nel 2002, è avvenuto proprio per questo motivo. Era stato ingaggiato da una squadra di baseball in Veneto, sport che poi ho lasciato per dedicarmi al rugby, nella squadra di Treviglio, dove sono arrivato nel 2009 e dove ho conosciuto tanti amici».

Entrò quindi in contatto con il mondo del «Goalball», una disciplina nata nel 1946 come strumento di riabilitazione per i veterani della Seconda guerra mondiale e che dal 1980 fa parte del programma delle Paralimpiadi. Si tratta di un gioco in cui due squadre di tre giocatori si affrontano cercando di lanciare in rete una palla che contiene sonagli metallici. Ma non solo: ha praticato anche il judo, il lancio del disco (vincendo un argento alle paralimpiadi di Rio).

«All’inizio – ha proseguito Tapia nell’intervista al GdT – ridevo quando mi spiegavano quante cose possono fare i non vedenti. Non mi sembrava possibile, anche perché quello era stato un mondo a me totalmente estraneo fino a quel momento. E invece ho scoperto quante cose si possono fare pur non avendo questo tipo di handicap».

Di certo però, almeno sulle prime, nessuno avrebbe scommesso sulla danza. E che errore…  

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