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Incendio a Romano: “Io, sfollato di serie B”

Bruno Occhio ha denunciato un trattamento molto diverso riservato al figlio, la cui casa rimase inagibile per un rogo nel 2017.

Incendio a Romano: “Io, sfollato di serie B”
Cronaca Romanese, 01 Settembre 2018 ore 14:07

L’incendio alla Montecatini a Romano oltre ad aver lasciato otto famiglie senza casa ha fatto emergere una coda al veleno. A denunciare un trattamento decisamente diverso da quello che è stato riservato ai 24 abitanti della palazzina di via Montecatini 48, bruciata nel rogo, è stato Bruno Occhio.

L’emergenza un anno fa

Il 29 gennaio 2017 è bruciato il tetto di un complesso di villette, e due appartamenti sono rimasti inagibili. Il malfunzionamento di una canna fumaria è stato la causa di un incendio scoppiato nella notte, in via Santa Maria, nella nuova zona residenziale dell’Albarotto. Verso le 3 le fiamme sono divampate dal camino intaccando il tetto. I residenti hanno dato subito l’allarme. Sul posto quattro squadre dei Vigili del fuoco che hanno dovuto lavorare per oltre quattro ore per spegnere l’incendio. Ingenti i danni: il tetto è andato quasi completamente distrutto e i due appartamenti sottostanti sono stati dichiarati inagibili.

Lo sfogo

“Quattro famiglie, le due del piano primo (una era quella di mio figlio), quella notte sono state costrette ad abbandonare, nudi e crudi nel vero senso della parola, la loro casa con tre gradi sotto zero – ha detto Bruno Occhio – Quella di mio figlio è andata in grandissima parte distrutta unitamente al contenuto. Oltre ai Vigili del fuoco (molto professionali) dall’evento non si è fatto vivo nessuno. Mio figlio, sfollato, inizialmente è venuto da me. Poi tutto a sue spese si è organizzato. Sfollato per un anno. Due mesi dopo l’evento, abbattuto dal totale menefreghismo delle istituzioni, ho interpellato il sindaco il quale mi ha candidamente risposto che lui non era al corrente dell’accaduto”.

L’intervento, tardivo

La vicenda non si è conclusa nel menefreghismo del sindaco come ha spiegato Bruno Occhio.
“A onor del vero, dopo la mia tirata di orecchie, il sindaco ci ha fatti parlare con un assessore dei Servizi Sociali, ma ormai noi ci eravamo rimboccati la maniche e arrangiati da soli. L’emergenza era già finita. – ha detto – A me serviva sostegno immediato nell’emergenza a tre gradi sotto zero. Se non mi fossi fatto sentire io, nemmeno oggi il sindaco lo saprebbe. Anche una semplice parola di incoraggiamento poteva bastare dinnanzi a quella tragedia”.

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