Infarto dopo la dimissione, sospeso il medico del Pronto soccorso di Romano

Gli esami erano negativi: l'errore è stato quello di liquidare il caso senza disporre ulteriori controlli.

Infarto dopo la dimissione, sospeso il medico del Pronto soccorso di Romano
Romanese, 07 Dicembre 2019 ore 15:39

Va in ospedale con un forte dolore al petto, ma viene dimessa, torna a casa e ha un infarto.  E’ stato sospeso il medico del Pronto soccorso di Romano – ma in organico a una società esterna, la cooperativa Società Panacea Soccorso e Servizi Sanitari di Treviglio – che il 20 novembre aveva visitato la 42enne cividatese M.S., senza accorgersi che la donna stava per avere un malore. L’Asst ha anche rescisso la collaborazione con la cooperativa.

Provvedimento drastico al Pronto soccorso di Romano

La decisione, pesante ma giustificata dalla gravità dell’accaduto, è stata resa nota tramite una nota dalla stessa Asst ieri sera. E’ stato anche aperto un procedimento disciplinare interno, per omissioni legate alla mancata segnalazione alla direzione dell’accaduto.

La Commissione d’inchiesta interna, istituita mercoledì pomeriggio dal direttore sanitario dell’azienda Callisto Bravi su mandato del direttore generale Peter Assembergs, ha consegnato ieri le sue conclusioni.

L’errore medico nel protocollo

La cividatese era arrivata al Pronto Soccorso di Romano alle ore 14.35, accusando dolore al petto e al braccio. Pochi minuti dopo, l’infermiere del triage aveva come di prassi raccolto i parametri vitali, facendola accedere con codice giallo all’ambulatorio dove, alle 14.48, il medico in forza alla “Società Panacea Soccorso” l’ha visitata, prescrivendole esami ematochimici, elettrocardiogramma, RX Torace, RX Addome.

Esami negativi

Fino a questo punto, nulla di sospetto dal punto di vista medico: non erano presenti elementi che facessero pensare a un infarto: gli esami sugli enzimi cardiaci erano negativi e l’elettrocardiogramma era normale. Il dolore toracico era insorto alle 10 della mattina e, all’arrivo in Pronto soccorso, erano passate già cinque ore. La troponina – una proteina i cui valori normalmente si alzano dopo poche ore dall’inizio di un infarto – avrebbe potuto essere già “innalzata” a valori patologici.

Nessuna rivalutazione

L’errore nel protocollo riscontrato dalla Commissione, un errore dalle conseguenze drammatiche, sarebbe stato proprio quello di liquidare il caso senza disporre un ulteriore monitoraggio.

“In considerazione del profilo di rischio della paziente e della natura dei sintomi, un monitoraggio clinico e strumentale con esecuzione di ECG seriali e ridosaggio della Troponina a tre-sei ore, avrebbero potuto portare a una corretta definizione diagnostica del quadro clinico”.

La Commissione era costituita da Paolo Sganzerla, direttore del Dipartimento Scienze Mediche e della Cardiologia, da Massimo Borelli, Direttore di Anestesia e Rianimazione, e da Andrea Ghedi, Risk Manager e Direttore Gestione Operativa dell’Asst.

Assembergs: “Non completa applicazione del protocollo”

“Anzitutto – afferma  il dg Peter Assembergs – colgo l’occasione per esprimere tutto il mio rammarico per la concatenazione di eventi negativi subiti dalla Signora M.S.. Emerge, infatti, che vi sia stata una non completa applicazione del protocollo aziendale da parte del medico.

Da qui la decisione di sospendere immediatamente il medico in questione, di chiudere il rapporto con la cooperativa esterna dalla fine dell’anno e, come detto, di aprire un ulteriore procedimento disciplinare interno “per omissioni legate alla non segnalazione preventiva dell’evento avverso”

I casi di infarto nella Bassa

I dati dell’Asst Bergamo Ovest sull’incidenza delle malattie cardiache sono in linea con la media nazionale, ma restano impressionanti.  Circa il 5 percento degli accessi in Pronto soccorso a Treviglio o a Romano, 55mila all’anno, l’anno scorso, erano infatti per dolore toracico. Mediamente, in Cardiologia a Treviglio entrano 1500 persone, dei quali l’8-10 percento per infarti acuti. La mortalità intra-ospedaliera (il numero di decessi per infarto avvenuti dopo l’accesso in ospedale) è molto più bassa che in passato, attorno al 5 percento. Ma c’è un 20 percento di pazienti che non riesce ad arrivare in ospedale dopo essere stato colpito da un infarto o da una malattia ischemica grave. Se si arriva in ospedale, la mortalità è in condizioni normali ridotta al minimo. Salvo che non accadano cose come quelle riscontrate dalla Commissione d’inchiesta interna.

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