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La testimonianza

“In ospedale a Treviglio mi hanno salvato dal virus”

Rocco Pallotta ha 69 anni e vive ad Arzago: anche lui ha dovuto fare i conti con il Covid, ma ha vinto la sua battaglia.

“In ospedale a Treviglio mi hanno salvato dal virus”
Cronaca Gera d'Adda, 12 Febbraio 2021 ore 10:56

Una storia comune a tanti con un finale per fortuna positivo e accompagnato dalla voglia di ringraziare chi, anche nei momenti più duri, gli è stato accanto. Rocco Pallotta ha 69 anni, vive ad Arzago, ma è cresciuto a Bettola, frazione di Pozzo d’Adda nel milanese, dove ancora conserva amicizie e conoscenze. Come centinaia di altre persone, ha visto la sua vita sconvolta dal Covid e ha dovuto affrontare in prima persona il virus, che l’ha costretto in un letto d’ospedale.

“In ospedale mi hanno salvato dal virus”

“Il virus si è presentato nello stesso modo in cui viene raccontato – ha sottolineato Pallotta – Ero a casa da una settimana e non stavo per niente bene. Tosse, febbre e fiato corto. Già in passato avevo avuto delle bronchiti e la speranza era che si trattasse ancora di quello. Sono sempre stato rispettoso delle regole, ho indossato la mascherina con attenzione e mantenuto le distanze, ma non è bastato”.

Con il passare dei giorni le condizioni di Pallotta sono peggiorate, tanto da costringerlo al ricovero. E’ stato quindi portato all’ospedale di Treviglio.

“Per fortuna il mio corpo ha subito risposto bene – ha aggiunto – Ho avuto bisogno del supporto dell’ossigeno, ma senza maschere e senza mai finire in Terapia intensiva. Dopo dieci giorni difficili, l’emergenza è rientrata e sono stato trasferito in un Covid hotel a Cologno al Serio, dove ho passato gli ultimi giorni prima di poter tornare a casa”.

“Non mi sono mai sentito solo”

“Ho trovato un’assistenza e un’umanità che mi hanno commosso – ha ricordato l’uomo – Dal momento in cui ho messo piede in ospedale ho incontrato medici e infermieri che mi hanno immediatamente messo a mio agio. Quando vivi un’esperienza di questo genere rischi di sentirti solo e abbandonato. L’unico collegamento che hai con l’esterno è il tuo cellulare, che è la tua salvezza, ma non vedi e non senti nessuno. Io non mi sono mai sentito solo, ho sempre avuto qualcuno accanto che oltre a curarmi aveva sempre una buona parola”.

Leggi di più sul Giornale di Treviglio in edicola da oggi, 12 febbraio 2021.

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