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Bergamo che lavora

In 10 giorni e 16 mila ore a titolo gratuito è pronto l’ospedale alla Fiera di Bergamo FOTO

“Siamo contenti perché abbiamo finito l’ospedale dei bergamaschi. Una corsa contro il tempo grazie al lavoro di tutti, insieme in cordata, contro COVID-19.”

In 10 giorni e 16 mila ore a titolo gratuito è pronto l’ospedale alla Fiera di Bergamo FOTO
Cronaca Bergamo e hinterland, 01 Aprile 2020 ore 16:04

“Siamo contenti perché abbiamo finito l’ospedale dei bergamaschi. Una corsa contro il tempo grazie al lavoro di tutti, insieme in cordata, contro COVID-19.”

È gioia e soddisfazione quella che si respira nelle parole di Giacinto Giambellini – Presidente di Confartigianato Imprese Bergamo – e tra gli artigiani che in soli 10 giorni hanno completato i lavori per la realizzazione dell’ospedale da campo dell’Associazione Nazionale Alpini che da installazione di tende si è trasformato in una struttura permanente ed è ora pronto ad accogliere i primi pazienti.

Dieci giorni di lavoro

Più di 16mila ore di lavoro per un contributo che va oltre al valore economico. Ben 250 artigiani altamente specializzati si sono messi al servizio dell’ospedale dei bergamaschi con alpini e tifosi della curva nord, per dare supporto all’impresa che ha l’appalto dei lavori.

Gli artigiani di Confartigianato Bergamo hanno lavorato senza sosta per 10 giorni all’interno della struttura alla realizzazione delle pareti, al supporto nel montaggio e cablaggio dei quadri fino all’installazione dell’impianto gas ed elettrico e all’esterno, a quattro mani con i ragazzi della curva, alla realizzazione della piattaforma per gli elicotteri.

La “chiamata” è arrivata lunedì 23 marzo via mail a Confartigianato Imprese Bergamo: “Abbiamo bisogno di 12 tra posatori di pareti e imbianchini per rispettare i tempi di apertura dell’ospedale da campo alla Fiera di Bergamo” – ha scritto Antonio Tonarelli, direttore logistico gruppo intervento medico chirurgico ospedale da campo – fondazione A.N.A. onlus. La risposta non si è fatta attendere. Attraverso Confartigianato Bergamo, la mattina dopo, in cantiere c’erano 250 artigiani: muratori, carpentieri, cartongessisti, imbianchini, idraulici, impiantisti tecnici del gas e elettricisti specializzati in cordata al lavoro per poter aprire l’ospedale il prima possibile e dare una boccata di ossigeno alle aziende ospedaliere al collasso. Con 142 posti letto, dei quali 72 destinati alla terapia intensiva e sub-intensiva e i restanti a chi sta uscendo dalla fase critica del Covid-19, l’ospedale da campo che sarà gestito dall’azienda ospedaliera Papa Giovanni è oggi realtà.

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Pronti alla manutenzione

Un supporto che non si ferma con la consegna dell’ospedale da campo. Infatti, Confartigianato Bergamo e i suoi artigiani si sono messi a disposizione per le attività di manutenzione e pronto intervento per gli impianti idraulici e elettricisti.

Un grande orgoglio artigiano quello delle imprese bergamasche che stanno fronteggiando l’emergenza da Coronavirus con grande senso di responsabilità, impegnandosi a rispettare i vincoli imposti dalle Istituzioni e attrezzandosi con tutti gli strumenti necessari per tutelare dipendenti, clienti e fornitori. L’emergenza da Coronavirus è anche economica, oltre che sanitaria. Sono 30.408 le imprese artigiane registrate nella bergamasca, che danno lavoro a quasi ottantamila persone e rappresentano il motore economico della nostra provincia, oggi in ginocchio ma sempre pronte a rispondere e ad agire.

Il grazie di Gafforelli

“Non è certo una sorpresa che gli alpini siano in grado di fare un miracolo del genere, ma non è scontato ringraziarli e rinnovare la stima e l’affetto che la Provincia insieme a tutti i bergamaschi sente per questa realtà – ha commentato il presidente della provincia di Bergamo Gianfranco Gafforelli – Un grazie infinito alla grande famiglia dell’Ana, in particolare al gruppo di lavoro che si occupa degli aspetti sanitari e a quello che si occupa della logistica, e un grazie alle centinaia di artigiani che hanno lavorato gratuitamente, alle aziende che hanno donato quello che potevano, a tutte le associazioni di volontari, fino ad arrivare ai privati che hanno donato cibo per la mensa. Questo ospedale, con i tempi e soprattutto i modi in cui è stato realizzato, è l’onore di Bergamo di fronte al mondo”.

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