Cronaca

Imprenditore bergamasco bloccato in Cina da cinque mesi

Il deputato della Lega Daniele Belotti ha sollecitato un intervento più deciso della Farnesina.

Imprenditore bergamasco bloccato in Cina da cinque mesi
Cronaca 03 Maggio 2018 ore 17:22

Imprenditore bergamasco bloccato in Cina da cinque mesi, Belotti sollecita la Farnesina: "Attivarsi in modo più convinto per farlo tornare a casa".

Imprenditore bergamasco bloccato in Cina

Dal 3 dicembre scorso è bloccato in Cina. E' la difficile situazione che il 50enne bergamasco Valentino Sonzogni, di Zogno, sta vivendo esattamente da 5 mesi a causa di un provvedimento disposto dal fisco cinese che attribuisce all'imprenditore orobico un'evasione fiscale di 4 milioni di euro per una società costituita attraverso una joint venture italo-cinese.

Truffato dai soci orientali

Sonzogni, però, non sarebbe responsabile dell'evasione fiscale, ma sarebbe stato truffato dai soci orientali visto che la società era fallita nel 2008 e lui da anni non era più tornato in Cina. A sua insaputa, in questi anni, invece la società ha continuato a operare falsificando firme e bilanci. L'imprenditore bergamasco è venuto a conoscenza di tutto questo solo quando è stato fermato dalla polizia doganale dell'aeroporto di Pechino che gli ha impedito di rientrare in Italia. E da 5 mesi cerca in tutti i modi, con i suoi legali, di spiegare che lui è il truffato e non il truffatore.

Una petizione per aiutarlo

Il caso di Sonzogni è stato sottoposto anche al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e allora presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e al ministro degli Esteri Angelino Alfano attraverso una petizione su Change.org.

"Quel giorno stava per imbarcarsi su un volo diretto a Milano, di rientro da una settimana di vacanze trascorsa in Cina, quando la polizia di frontiera gli ha impedito di partire semplicemente dicendogli che c’era un problema fiscale. Da quel momento si trova libero in Cina ma non può uscire dai suoi confini e non può tornare a casa - si legge nella petizione - Sonzogni viene chiamato a rispondere del grosso debito verso lo Stato cinese creato da una frode fiscale organizzata da cittadini cinesi utilizzando una società mista (50% cinese 50% italiana) di cui lui non si occupa più dal 2010 e che, anzi, riteneva i soci locali avessero chiusa, e della quale invece risulta ancora oggi legale rappresentante. Sappiamo che l’Ambasciata Italiana a Pechino ha preso veramente a cuore la vicenda e si sta impegnando al massimo per farlo tornare a casa, ma finora senza successo. Quello che Valentino Sonzogni sta subendo è disumano: di fatto sta scontando una pena pesantissima, che limita la sua libertà personale e gli impedisce di ritornare in patria al suo lavoro e ai suoi affetti, senza che nessun giudice abbia mai pronunciato una condanna, anzi senza che lui sia accusato di nulla per la verità, e senza che gli sia stata data la possibilità di difendersi".

 

Belotti sollecita la Farnesina

Sul caso, in questi giorni, è tornato anche il deputato della Lega Daniele Belotti che ha chiesto alla Farnesina un intervento risolutore.

"Sollecitato da alcuni suoi familiari - spiega il deputato Daniele Belotti - questa mattina ho contattato l'Ambasciata italiana a Pechino che da tempo sta seguendo il caso del nostro concittadino. Il muro alzato dalle autorità cinesi è massiccio, ma nonostante questo i consoli e lo stesso ambasciatore Ettore Francesco Sequi stanno cercando in vari modi di risolvere il contenzioso con il fisco cinese al fine di poter consentire a Sonzogni di poter rientrare in Italia. Non dobbiamo abbassare la guardia e per questo ho presentato un'interrogazione parlamentare al ministro Alfano perché si insista nel fare pressioni al governo cinese perché accerti in tempi brevi la vera realtà del caso Sonzogni, ovvero che l'imprenditore bergamasco è stato truffato. Come avrebbe potuto gestire un'azienda che evade 4 milioni di euro di tasse senza aver messo piede in Cina da anni?".

Sonzogni preoccupato

"Ho sentito direttamente anche il sig Sonzogni - continua Belotti - e l'ho sentito provato: è libero di muoversi e di comunicare, ma 5 mesi lontano da casa gli stanno costando ingenti somme per le consulenze legali e un grosso danno per le sue attività in Italia che è impossibilitato a seguire di persona. Inoltre è preoccupato per le condizioni del padre che è molto anziano e che necessita di assistenza".

Sui social Sonzogni risponde ai tanti amici che chiedono sue notizie: "Sono ancora prigioniero in Cina - scrive su Facebook -  La situazione non è migliorata affatto in quasi 5 mesi che sono qui".