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Implantologia a carico immediato, una tecnica che cambia la vita

In un solo atto chirurgico si inseriscono gli impianti e in 48h si consegnano le protesi fisse. Bastano 2 giorni per ritrovare il sorriso

Implantologia a carico immediato, una tecnica che cambia la vita
08 Aprile 2019 ore 14:00
Il dottor Cavellini, con una lunga formazione in Parodontologia, Implantologia e Protesi dentaria portata a termine con i maggiori esperti internazionali, dal 2008 è membro dei Kois Center Alumni presso il Kois Centr di Seattle (USA), centro d’eccellenza mondiale in riabilitazioni occlusali, protesiche e implanto-protesiche. Dal 2012 è «Graduate» e «Prosthodontist Recognised Specialist», mentre dal 2015 «Mentor» presso lo stesso centro.

 

Terapia Implantologica a carico immediato. Ricerca delle cause, valutazione dei rischi, riabilitazione estetica e funzionale, questi sono i pilastri su cui si costruisce un efficiente percorso di riabilitazione. Ogni paziente è chiamato ad affrontare questi passaggi obbligatori per passare dallo stato iniziale di grave compromissione degli elementi dentari, a quello finale caratterizzato dal recupero del proprio sorriso naturale riacquistando la piena funzionalità della bocca.

Implantologia a carico immediato, ne parliamo con il dottor Cavellini

La riabilitazione delle arcate si ottiene con la metodica ritenuta più adeguata dal dentista (tra cui l’implantologia a carico immediato che permette di riavere un bel sorriso già 48 ore dopo l’intervento). A parlarci di questo argomento è il dottor Paolo Cavellini degli Studi dentistici Vito e Nadia Mezzena con diverse sedi in Lombardia, implantologo e protesista tra i più apprezzati sul nostro territorio, Mentor del Kois Center di Seattle (USA) centro di eccellenza internazionale in ricerca e didattica nelle riabilitazioni occlusali, dento-facciali implanto e dento-protesiche.

Dottore, come comincia il percorso riabilitativo?

«In primo luogo è essenziale l’analisi delle cause e la valutazione dei rischi di recidive per assicurare un duraturo e stabile risultato nel tempo. Il primo campo che deve essere compreso e affrontato prima, durante e dopo le cure, dunque, è la causa, la quale può essere congenita, acquisita, traumatica o ambientale ed è alla base della valutazione dei rischi».

Valutazione dei rischi e procedure terapeutiche

«I campi in cui si svolgono la valutazione dei rischi e le procedure terapeutiche sono i seguenti - spiega il dottor Cavellini - Dentofacciale (estetica: dentale, gengivale e dei tessuti periorali del viso), Parodontale (supporto osseo-gengivale dei denti, ossia l’apparato parodontale), Funzionale (funzione masticatoria e occlusale che coinvolge articolazione, denti, muscoli), Biomeccanico (cure conservative e protesiche dei denti o sostituzione con impianti dentali)».

Di solito quali sono le cause che scatenano le malattie in grado di compromettere gravemente le arcate dentarie?

«La causa delle principali patologie odontostomatologiche è di origine batterica; i batteri, infatti, hanno la possibilità di proliferare più velocemente all’interno del cavo orale grazie all’umidità costante di quest’ultimo e grazie alla temperatura corporea di circa 37 gradi e soprattutto per predisposizioni genetiche verso la carie e/o la parodontite cronica (famigliarità).
Causano due danni: possono colpire i denti, inducendo le lesioni cariose (danni alla struttura dentale), e/o al parodonto (tutto ciò che circonda il dente, gengiva, legamento ed osso) provocandone un’infiammazione cronica, definita gengivite, qualora l’infiammazione sia superficiale e le gengive si presentano più gonfie, più scure e sanguinanti; parodontite, qualora la compromissione sia più profonda e vada ad intaccare l’osso. Esistono persone placca-ricettive, ossia più predisposte geneticamente a sviluppare tali malattie. Prima di iniziare qualsiasi tipo di cura, dalla semplice otturazione all’impianto, è necessario che il paziente sia sottoposto ad un protocollo di “terapia causale” che permetterà di rimuovere la causa delle due più diffuse malattie che colpiscono i denti e/o i tessuti di supporto dei denti (parodonto): carie, gengivite- parodontite».

Nella pratica, la terapia causale come si attua?

«La terapia ha come scopo il raggiungimento di due obiettivi. Il primo è quello di rimuovere placca batterica e tartaro sopra e sotto-gengivale; questo viene svolto dall’odontoiatra/igienista durante le sedute in ambulatorio. Il secondo obiettivo è quello di insegnare al paziente le manovre di igiene orale per la rimozione quotidiana della placca. La terapia si svolge in varie sedute che variano da un minimo di 2 fino ad un massimo di 6. Salvo casi particolari, le sedute hanno frequenza settimanale. In seguito a tale terapia, che si fa una volta nella vita, il paziente entra in un programma di mantenimento, ossia richiami di igiene orale prima mensili e poi ogni 3-6 mesi in base alla gravità della compromissione, in cui si valuta come il paziente sta lavorando a casa e si controlla la carica batterica».

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Eseguita la terapia causale, cosa accade?

«Il paziente viene rivisitato a bocca igienizzata ed insieme al supporti diagnostici radiografico (status RX, T.A.C. cone beam, digital smile design), modelli studio del caso e si procede ad un piano di trattamento, che può comprendere varie terapie per curare ripristinare i denti esistenti mantenibili o sostituirli con impianti dentali».

Può darci qualche dettaglio in più?

«Senz’altro. La riabilitazione protesica può essere su impianti e/o su denti naturali, rappresenta la conclusione delle terapie odontoiatriche, essendo la fase di ripristino della funzione e/o dell'estetica successiva al danno o alla perdita di uno o più elementi dentali naturali. Nel panorama odontoiatrico molte sono le soluzioni per tornare a masticare e sorridere, importante è trovare la soluzione o le soluzioni migliori che garantiscano soprattutto un risultato nel tempo con il minor costo biologico e che vadano incontro alle esigenze del paziente che con un corretto mantenimento e controllo possa mantenere negli anni».

Nel caso di riabilitazioni singole, parziali o totali, è vero che il sorriso può tornare in 48 ore?

«Nei nostri centri di riabilitazione odontoiatrica è possibile risolvere dai casi più semplici a quelli più complessi, in tempi contenuti entro le 48 ore dalla chirurgia implantologica a carico immediato post- estrattiva flap-less. Il successo è legato alla metodica che sta nella perfetta valutazione della forza impressa dall’apposito strumento nell’avvitamento dell’impianto in titanio nell’osso. Questa valutazione della forza (calcolata in Newton-Centimetri) è la chiave della terapia poiché ci permette di valutare la stabilità primaria che è correlata alla qualità ossea. Grazie a essa, infatti, si effettua la protesizzazione immediata dell’impianto con possibilità per il paziente di poter masticare normalmente non appena uscito dallo studio, 48 ore dopo la chirurgia implantare».

La finestra di stabilità primaria

«L’implantologia a carico immediato - riprende Cavellini - può essere attuata con successo perché sfrutta la finestra temporale di stabilità primaria che va da 0 a 72 ore: un periodo di tempo durante il quale è possibile finalizzare l’impianto senza intervenire nella guarigione che, per quanto riguarda l’osso, ha inizio dopo 72 ore dall’intervento. Questa straordinaria scoperta permette di agire con un efficace atto chirurgico unico anche in caso di estrazioni dentarie multiple o totali, eseguendo la rilevazione di impronte per la realizzazione del manufatto protesico e posizionando le radici artificiali in un’unica seduta».

Riabilitazione in un solo atto chirurgico, vantaggi

«Il vantaggio di eseguire tutte le fasi della riabilitazione orale complessa in un solo intervento è notevole - riprende il dentista - grazie a essa si ha una limitazione dell’assunzione di farmaci e si riducono le complicanze post-operatorie che, con le precedenti tecniche, erano da moltiplicare per il numero degli interventi chirurgici».

Possono verificarsi complicanze post-operatorie?

«Oggi sempre di meno anche grazie alla tecnica chirurgica flap-less, che tradotta dall'inglese vuol dire “senza lembo”. Questa permette il posizionamento degli impianti senza esporre come una volta la cresta ossea cioè non usando più né il bisturi, né le suture. Tutto ciò riduce i disagi , i tempi di guarigione, le complicanze e soprattutto i pazienti a rischio, con problemi della coagulazione sanguigna per varie patologie metaboliche o che assumono quotidianamente farmaci per problemi cardiaci o vascolari, abbassando enormemente il rischio di emorragie post operatorie e, nei casi più gravi, senza l'interruzione delle terapie farmacologiche».

Il miglior risultato estetico

«Infine ricordo che il posizionamento dell'impianto nella fase post estrattiva non solo riduce tempi e disagi al paziente ma ne migliora notevolmente anche il risultato estetico, poiché nella successiva fase di riabilitazione protesica sono impediti il collassamento e la conseguente perdita dei tessuti molli che erano sostenuti dalla parte sopra ossea del dente estratto».

Dove incontrare il dottor Cavellini

Il dottor Paolantonio Cavellini riceve i pazienti negli studi dentistici Vito e Nadia Mezzena. Per i riferimenti si rimanda al seguente link.