Immobili pignorati, due avvocati in carcere per peculato e turbativa d’asta

Sono otto complessivamente le persone indagate a vario titolo in seguito all'indagine della Guardia di Finanza su alcune aste giudiziarie sospette.

Immobili pignorati, due avvocati in carcere per peculato e turbativa d’asta
27 Gennaio 2020 ore 07:34

Eseguite tre ordinanze di custodia cautelare nei confronti di due avvocati e di un rom. Nel mirino della Procura di Bergamo e della Guardia di Finanza la vendita giudiziaria di beni immobili pignorati. Otto complessivamente le persone indagate.

Peculato e turbativa d’asta

I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bergamo hanno eseguito un’ordinanza che dispone la custodia cautelare in carcere nei confronti di due avvocati operanti sulla piazza bergamasca e gli arresti domiciliari di un soggetto di etnia rom. Otto complessivamente gli indagati accusati a vario titolo di peculato, turbata libertà degli incanti e abuso d’ufficio per fatti riferiti alla gestione, la custodia e la vendita di immobili pignorati.

Ad uno degli indagati è stato contestato anche lo sfruttamento della prostituzione e, in concorso con altra persona, l’accesso abusivo alla banca dati dell’Anagrafe Tributaria.

Indagine della Guardia di Finanza

Il provvedimento di arresto, firmato dal gip del Tribunale di Bergamo, Federica Gaudino, su richiesta dei Sostituti Procuratori della locale Procura della Repubblica, Fabrizio Gaverini e Silvia Marchina, è stato emesso nell’ambito di un’indagine condotta dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Bergamo, in collaborazione con la Sezione di Polizia Giudiziaria, aliquota Guardia di Finanza.

L’attività investigativa è nata da una denuncia presentata dal rappresentante legale dell’Istituto di Vendite Giudiziarie Srl di Bergamo per presunte irregolarità poste in essere da due avvocati, delegati dal Giudice dell’Esecuzione alla vendita di immobili pignorati. Nel corso delle indagini, i Finanzieri, attraverso intercettazioni telematiche, telefoniche e ambientali, servizi di osservazione e pedinamenti hanno scoperto che i due professionisti, approfittando dello stato di necessità di alcuni occupanti gli immobili oggetto di pignoramento, hanno indotto gli stessi a conferire un mandato a un loro collega, coniuge di uno dei due indagati, affinché presentasse al Giudice un’istanza per consentirgli di rimanere all’interno dell’appartamento, pagando un’indennità a titolo di occupazione.

Aste “truccate”

Tali somme, anziché essere versate alla procedura esecutiva, venivano indebitamente trattenute dai professionisti unitamente all’importo riscosso per l’attività legale svolta. Sono almeno tre gli episodi ricostruiti con certezza dalle Fiamme Gialle ed altri sono in fase di analisi. Nel corso delle indagini, inoltre, i militari della Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Bergamo, hanno scoperto che, in occasione della vendita giudiziaria di un appartamento abitato da una famiglia di etnia rom, i due legali consigliavano al capofamiglia di spaventare con minacce un loro collega delegato alla procedura, nonché i potenziali acquirenti, inducendoli così a non partecipare all’asta dell’immobile che veniva così aggiudicato all’unico partecipante al bando, il soggetto rom che lo occupava. Una condotta che secondo l’accusa integra il reato di turbata libertà degli incanti contestato ai due avvocati indagati e all’aggiudicatario dell’appartamento.

Sfruttamento della prostituzione

Ad uno dei due legali inoltre, è stato contestato il reato di sfruttamento della prostituzione legato all’attività di meretricio posta in essere dalla convivente e l’accesso abusivo al sistema dell’Anagrafe Tributaria, eseguito da un suo parente, richiesto per acquisire notizie utili alle proprie pratiche legali.
Il quadro indiziario emerso a carico dei principali indagati che il gip definisce nel suo provvedimento grave e con pericolo di reiterazione, nonostante l’allontanamento dei due avvocati dall’Istituto di Vendita Giudiziaria, la particolare spregiudicatezza e la vicinanza ad ambienti criminali dei due legali ha indotto l’Autorità Giudiziaria a disporre la custodia cautelare in carcere dei due professionisti e gli arresti domiciliari per un terzo indagato per turbativa d’asta, anche in considerazione dei suoi numerosi precedenti di polizia per reati contro il patrimonio, la persona e in materia di armi.

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