Visita istituzionale

Il premier Conte a Bergamo: “La zona rossa? L’abbiamo considerata ma il contagio era già diffuso” VIDEO

Il presidente del Consiglio è arrivato in via Tasso ieri sera alle 23 per incontrare il sindaco Gori, il prefetto e i rappresentanti della sanità bergamasca.

Bergamo e hinterland, 28 Aprile 2020 ore 14:33

È durato poco più di un’ora il vertice di ieri in prefettura a Bergamo tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il prefetto Enrico Ricciil sindaco Giorgio Gori e alcuni rappresentanti della sanità bergamasca. Prima di chiudersi a colloquio con i rappresentanti delle istituzioni Conte ha risposto a qualche domanda della stampa come riportano i colleghi di PrimaBergamo.it.

Conte a Bergamo

Conte, arrivato alle 23, ha lasciato via Tasso alle 00.30, dopo aver incontrato per primo il sindaco, che ha sottoposto principalmente i temi di un reddito di emergenza a sostegno delle fasce sociali deboli, maggiormente colpite dal punto di vista economico, quello dei genitori che dovranno rientrare al lavoro e quello delle mascherine. Quindi, il premier ha incontrato Massimo Giupponi, direttore generale di Ats Bergamo, Maria Beatrice Stasi, direttore dell’Asst Papa Giovanni XXIII, Fabio Pezzoli, direttore sanitario dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo, e Simonetta Cesa, direttrice della direzione delle Professioni sanitarie e sociali del Papa Giovanni.

Zona rossa? Il contagio era già diffuso

Inevitabile, la domanda sulla mancata zona rossa tra Alzano e Nembro, sulla quale il premier è parso un po’ in difficoltà. Conte non ha detto nulla di nuovo: “L’abbiamo considerata, abbiamo fatto delle valutazioni sulla base di un contagio che appariva già diffuso. Abbiamo quindi chiesto un approfondimento al comitato tecnico-scientifico. Il 5 marzo è arrivata la relazione il 6 marzo sono andato in Protezione civile. La sera del 7 ho firmato il Dpcm che ha messo in zona rossa tutta la Lombardia”.

Domanda anche sul motivo per cui non si sia deciso di “tracciare” buona parte della popolazione, almeno quella che dovrebbe tornare a lavorare dal 4 maggio, con test e tamponi: “Se avessi mappato tutti i lavoratori, il Paese avrebbe dovuto restare fermo troppo tempo. Non ci sono i tempi tecnici per farlo”. Infine, prima di incontrare le autorità presenti, una domanda anche su cosa avrebbe detto ai medici che in queste settimane hanno lottato in prima linea contro il virus, spesso “a mani nude”: “Prima fatemeli incontrare, poi vedremo cosa gli dirò. Di certo li ringrazierò per il lavoro svolto in queste settimane”.

Papa Giovanni: “Abbiamo chiesto riaperture ragionevoli”

Tamponi: “Troppi vincoli oggettivi”

Nel merito di attuare una strategia di tamponi a tappeto, il direttore generale del Papa Giovanni è chiara. “Non credo che possa essere la scelta vincente, anche perché ci sono vincoli oggettivi legati ad apparecchiature, disponibilità di reagenti e personale. Può avvenire anche che una persona faccia il tampone e si positivizzi il giorno successivo. Dobbiamo essere noi le prime sentinelle di noi stessi e comportarci in modo responsabile”. Tra le richieste sottoposte al presidente del consiglio, anche quella che il Governo ragioni “non solo sul rifinanziamento del servizio sanitario, ma anche sulle scuole di specialità, per avere a disposizione più medici. Abbiamo fatto fatica a trovare sostituzioni”.
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