Agnadello

Il parroco a messa: “Gli omosessuali sono malati”, ma il Papa apre alle unioni civili

Lo ha affermato durante l'omelia, suscitando la reazione di Arcigay.

Il parroco a messa: “Gli omosessuali sono malati”, ma il Papa apre alle unioni civili
Cremasco, 27 Ottobre 2020 ore 17:00

«Certe associazioni dicono che l’omosessualità non è una malattia, ma basta pagare e dicono quello che si vuole».

Parole forti, fortissime quelle pronunciate dal parroco di Agnadello don Mario Martinengo durante la messa di un paio di settimane fa, proprio qualche giorno prima della straordinaria apertura di Papa Francesco nei confronti delle unioni civili per gli omosessuali.

«Gli omosessuali sono malati»

I gay sono malati e vanno aiutati, corretti. Ne è convinto il parroco, che lo espresso chiaramente in un’omelia.

«Sappiamo bene come le lobby degli omosessuali siano fatte da gente danarosa – ha detto – io da cristiano dò a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare, perché a quel punto riconosco a quest’ultimo la sua autorità quando è corretta e legittima, quando risponde ai disegni universali e considera l’uomo per quello che è, tenendo conto di quello che il Signore ci ha rivelato».
Poi, in un’intervista, ha manifestato la sua preoccupazione.

«Gironzola nei meandri del Parlamento l’ipotesi di una legge secondo cui affermare che l’omosessualità non è corretta, o addirittura un’eresia stratosferica o una malattia sarà reato penale, si andrà in galera – ha affermato – Ma per me è sbagliata perché è contro la logica: c’è un problema fisico o psicologico dietro. Per carità, sono persone a cui voler bene, non certo da emarginare, ma vanno aiutate».

La replica di Arcigay

Sferzate cui ha replicato, con assoluta pacatezza, il presidente di Arcigay Cremona Lorenzo Lupoli.

«Purtroppo siamo abituati sia come cittadini omosessuali sia come rappresentanti di associazioni a sentire prese di posizioni di questo tipo – ha affermato – perché queste convinzioni sono ancora diffuse in una parte della chiesa cattolica. Don Mario nel suo ruolo fa quello che dice la sua coscienza, l’Organizzazione mondiale della sanità già dal 1990 ha depennato l’orientamento omosessuale dalle patologie del manuale diagnostico degli psichiatri, descrivendo come variante naturale dell’orientamento sessuale. Non c’è una normativa che legifera su terapie riparative, cui immagino che il sacerdote si riferisca quando parla di “aiutare” i gay. Magari lo dice in buona fede ma queste affermazioni, che possono scivolare addosso a persone già strutturate, possono invece fare danni su chi non ha ancora strumenti per avere una consapevolezza sul proprio orientamento o su quello di un figlio, è pericoloso: ci sono ragazzi che tentano il suicidio».

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