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"E' un abuso di potere!"

Il parroco celebra messa e “caccia” i carabinieri dalla chiesa VIDEO

A Soncino decessi più che raddoppiati tra gli over 75 in un anno. Ma il don celebra a porte aperte e senza mascherina.

Cronaca Cremasco, 20 Aprile 2020 ore 02:16

 

“E’ un abuso di potere”. Non c’è Covid-19 che tenga a Gallignano, frazione di Soncino. Dove don Lino Viola, parroco della comunità, ha deciso di celebrare una messa “pubblica”, anche se soltanto una con una quindicina di fedeli, in barba a tutte le disposizioni anti-contagio. Inevitabile che intervenissero anche le forze dell’ordine. Che il don, per tutta risposta, ha persino invitato a uscire dalla chiesa. Nonostante i richiami dell’Arma e del sindaco che l’ha chiamato più volte al telefono senza risposta, ha tirato dritto fino alla fine.

La celebrazione abusiva filmata da un fedele

La celebrazione, filmata da un fedele, si è celebrata ieri mattina, domenica 19 aprile, nella chiesa di San Pietro Apostolo. A norma di legge avrebbe dovuto essere a porte chiuse. Ma non per don Lino, convinto che l’esiguo numero di fedeli in chiesa fosse sufficiente ad aggirare il divieto.  “Non c’è ressa” spiega, sostenendo che il decreto del Presidente del Consiglio che sospende tutte le funzioni religiose, funerali compresi, valga solo in presenza di assembramenti. Anche se, va detto, diversi elementi  fanno pensare a un gesto deliberato di protesta e di provocazione, più che a una “svista” interpretativa dei regolamenti.

La messa in televisione? No, carissimi fratelli

“Papa Francesco ha espresso nella messa di Santa Marta un pensiero angoscioso – spiega infatti il don durante l’omelia – Dice: ‘Non vorrei che questa pandemia disgreghi le nostre comunità e che finita l’emergenza la gente non senta più il dovere di andare a messa la domenica e dica, come stanno facendo in tanti,  me ne sto a casa mia e me la vedo in televisione’. Ecco, no, carissimi fratelli e sorelle“.

L’intervento dei carabinieri

Ed è in questo momento che i carabinieri intervengono. La messa è cominciata da poco più di un quarto d’ora. Dal fondo della chiesa, con discrezione, i militari fanno presente che una celebrazione a porte aperte in piena emergenza non si può celebrare.
L’audio, fuori microfono, non permette di capire esattamente quello che si dice, ma il sacerdote scende dal pulpito e sembra spiegare animatamente le ragioni della celebrazione “fuori norma”. Poi torna sull’altare e scandisce:

Questo è un abuso di potere.  I nostri vescovi… ho chiamato anche il sindaco… Siamo qui in 13 in un ambiente di 300 metri quadrati. Non c’è ressa. Tutti hanno la loro mascherina, io non tocco l’eucaristia perché la tocco con le pinzette”.

il video che vedete sopra, comincia proprio in questo momento. Poi, come nulla fosse, va avanti con l’omelia. Parlando proprio di Coronavirus e della pandemia, e continuando con la citazione del Santo Padre.

La mediazione (fallita)

Durante il Credo, un carabiniere interviene di nuovo e cerca di convincere il parroco a desistere e interrompere la messa, almeno fino a quando tutti i fedeli se ne saranno andati. “La telecamera può riprendere, ma i fedeli devono uscire” dice. Ma don Lino, di nuovo, insiste. “Non è così… Va bene, io pago la multa. Questo è un vero abuso di potere, è inconcepibile”. Dopodiché, almeno apparentemente, cerca di contrattare.  “Restino qui solo i parenti per cui ho celebrato la messa, gli altri… va bene, andate. Poi vedremo”. Ma è chiaro che – dura lex, sed lex – per i carabinieri non è abbastanza.

L’imbarazzo ormai è decisamente diffuso. Anche il lettore è in difficoltà. Anche perché le stesse preghiere dei fedeli sembrano scritte ad hoc per giustificare questa messa abusiva. “La domenica sia riconosciuta da tutti come giorno del signore risorto, occasione privilegiata di incontro nella celebrazione eucaristica e opportunità per una fraternità autentica” scandisce il lettore, dall’altare. Intanto, una donna con mascherina e guanti si avvicina  e appoggia il cellulare (del don, probabilmente) sull’altare. Si intuisce che sta squillando, ma lui lo ignora. “Sto celebrando una messa…”.

Chiama il sindaco Gallina

Ed ecco il coupe de theatre: dopo l’Alleluia il carabiniere, sempre con una certa discrezione, si avvicina di nuovo e stavolta sale sull’altare. In mano ha un cellulare e lo porge al don. “E’ il sindaco, le vuole parlare…” spiega il militare. Ma non c’è davvero verso: “Sto celebrando, il sindaco lo richiamo dopo” tuona irritato, di nuovo, il sacerdote.

“I carabinieri escano sul sagrato”

All’offertorio, poi, un altro affondo. Stavolta è don Lino a farsi sentire.

“Vorrei pregare le forze dell’ordine di mettersi sul sagrato della chiesa. Questo è un luogo sacro e questa un’invasione di potere. Il vostro dovere fatelo fuori, poi ne parleremo”.

Gesù cacciò i mercanti dal tempio. Perché don Lino non dovrebbe cacciare i carabinieri? Peccato che di microbiologia  e di propagazione dei virus, ai quei tempi, non se ne sapesse poi molto.

La comunione (senza mascherina)

Don Lino dunque va avanti. Si arriva alla Comunione. A riceverla è soltanto un  fedele, forse il cameraman. Che ovviamente si abbassa la mascherina, per mettersi in bocca la particola. Don Lino, finora, non l’ha mai indossata e anche il lettore, a distanza di 3/4 metri dal don, la tiene appesa al collo.

Poco prima di chiudere la messa, mentre il cellulare appoggiato sull’altare dalla donna di prima si rimette a squillare (è ancora il sindaco, ovviamente) arriva la chiosa finale.

“Mi dispiace per questo gesto increscioso – dice don Viola – In questa chiesa di 300 metri quadrati con trenta banchi c’erano 14 persone più l’organista. Se questo è un assembramento… ma quello che è grave è che le forze dell’ordine siano intervenute e che il sindaco volesse interrompere per parlare con il sacerdote. Io ne pagherò le conseguenze anche dal punto di vista civico, ma bisogna che la smettano. La prudenza… c’erano tutte le norme di precauzione”.

A Soncino decessi più che raddoppiati tra gli over 75 in un anno

La messa è finita. Ma c’è ancora un’incombenza fondamentale. L’estrazione del numero vincente della lotteria parrocchiale, che mette in palio un uovo di Pasqua. Il lettore estrae il numero dal sacchetto di una tombola. Per la cronaca, l’ha vinto il possessore del biglietto numero 69.

Per restare in tema di numeri, aggiungiamo noi: a Soncino, solo tra le popolazione over 75 anni, da gennaio ai primi di aprile si sono verificati 38 decessi. Erano stati 14, nello stesso periodo del 2019 e 21 nel 2018.

Multato sacerdote e fedeli presenti in chiesa

Nel corso del pomeriggio, a mezzo stampa, il sindaco di Soncino Gabriele Gallina ha smentito di aver autorizzato il prete a celebrare la messa. E dopo che il video è finito online, la comunità si è divisa tra i sostenitori del Trono e quelli dell’Altare. Nel frattempo, sia don Lino che i fedeli presenti sono stati multati per l’inosservanza delle disposizioni anti-Covid-19.

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