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Il 25 aprile di Romano e “l’altro Rubini”

Pensando a Romano di Lombardia e a Rubini, a tutti viene in mente il famoso tenore. Ma mercoledì il sindaco ha voluto ricordare l'altro Rubini, Giacomo, vittima dei fascisti.

Il 25 aprile di Romano e “l’altro Rubini”
Romanese, 27 Aprile 2018 ore 17:25

La Liberazione romanese ricorda Giacomo Rubini. Quante volte è capitato di passare per quella via del centro che collega piazza Roma a via GB Rubini. Una strada nota per la storica trattoria che da quasi un secolo ha dato ristoro a generazioni di romanesi. Eppure in pochi sanno la storia di Giacomo Rubini, vittima dei fascisti.

Giacomo Rubini, vittima dei fascisti

La dicitura è incisa anche sulla lapide che negli anni cinquanta è stata posta a ricordo del giovane attivista socialista, la cui vita è stata spezzata dal regime del ventennio. Rubini morì il 12 ottobre 1922, circa due settimane prima della marcia su Roma, dopo un’agonia di tre giorni, a causa di un violento pestaggio subito da parte di una squadraccia fascista mentre tornava, da solo, sulla strada che da Antegnate porta a Romano. Giacomo Rubini era un operaio meccanico. Come lui molti altri oppositori al regime fascista, in provincia di Bergamo, subirono brutali aggressioni che in molti casi furono veri e propri assassini. È il caso del socialista Cesare Silvani, ucciso a bastonate a Fontanella nell’aprile del 1922. Nello stesso periodo il dirigente socialista Riccardo Manetta, futuro sindaco di Romano, venne più volte aggredito dai fascisti che arrivarono al punto di attentare alla sua vita.

La Romano socialista

Giacomo Rubini rappresenta la realtà socialista romanese che prima dell’avvento del dittatore Mussolini, ha operato a Romano creando realtà economico e sociali che ancor oggi sopravvivono anche se trasformate come tutta la realtà politica di riferimento. Insieme a lui, altri cittadini diedero vita alla colonia fluviale dell’Igea, in seguito sequestrato dal regime fascista, al cinema della cooperativa, ora diventato una piazza intitolata al primo sindaco di Romano socialista, Riccardo Manetta. Realtà di un movimento che all’avvento del regime mussoliniano risultò un’opposizione scomoda e che divenne oggetto delle violenze squadriste delle camice nere.

Il 25 aprile di Romano

Mercoledì mattina centinai di ragazzi delle scuole medie hanno partecipato alla cerimonia della Liberazione, partendo proprio dalla lapide di Rubini dove si è concentrato il corteo tradizionale organizzato per il XXV aprile. Centinaia di tricolori portati dai giovani studenti delle scuole medie hanno fatto da cornice per il discorso fatto dal primo cittadino Sebastian Nicoli.

«Quest’anno partiamo da qui!Dalla via intitolata al nostro concittadino Giacomo Rubini.O meglio….dalla via che ci ricorda Giacomo Rubini “vittima dei fascisti”. – ha detto il sindaco Sebastian Nicoli – Rubini aveva, per chi decise la sua morte, un’unica grande colpa: quella di avere un’ideale che per lui s’incarnava nella militanza socialista in un periodo in cui il movimento socialista fu oggetto di violenti attacchi da parte del fascismo».

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