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Cyber sicurezza

Hackeravano e-mail aziendali: riciclaggio di 600mila euro, perquisizioni anche a Bergamo

Gli arresti fanno seguito all’operazione “Matrioska” che si è conclusa nel mese di ottobre 2020 da parte della Guardia di finanza di Trento.

Hackeravano e-mail aziendali: riciclaggio di 600mila euro, perquisizioni anche a Bergamo
Cronaca Bergamo e hinterland, 03 Marzo 2021 ore 15:36

Sono stati eseguiti due arresti, tra Emilia Romagna e Germania, nei confronti di presunti appartenenti ad una banda di cyber criminali che sono specializzati nell’hackeraggio di e-mail aziendali. Le indagini hanno portato a diverse perquisizioni anche a Bergamo.

Hackeravano e-mail aziendali

Nello specifico, gli arresti fanno seguito all’operazione “Matrioska” che si è conclusa nel mese di ottobre 2020 da parte della Guardia di finanza di Trento in collaborazione con la locale Squadra mobile, che aveva portato all’arresto di 7 persone per frode informatica aggravata e riciclaggio transnazionale.

Grazie al lavoro svolto dalla Guardia di Finanza e dalla Squadra mobile di Trento e agli elementi che sono stati raccolti durante le numerose perquisizioni eseguite nelle città di Belluno, Verona, Bologna, Lodi, Milano, Modena, Brescia, Bergamo, Reggio Emilia, Udine e anche nelle sedi societarie e i domicili degli indagati, gli investigatori hanno identificato altri due presunti complici.

Coinvolte due società

Si tratta di un italiano della provincia di Reggio Emilia ed un nigeriano, che è stato individuato a Brema in Germania. I due uomini, secondo l’accusa hanno partecipato per il tramite di due società, una emiliana e laltra veronese, al riciclaggio transnazionale dei 600mila euro illecitamente sottratti alle società frodate.

Nello specifico è emerso che i due arrestati avrebbero partecipato al riciclaggio dei 600mila euro tramite numerosi bonifici verso dei conti correnti appartenenti a 6 società “fantasma”, che non erano quindi realmente operative che avevano sede a Milano, Modena e Reggio Emilia.

Secondo l’accusa, il tutto era accompagnato da false casuali per il pagamento di fatture inerenti cessioni di beni. Il denaro, finito all’estero, è infine, rientrato in Italia attraverso bonifici che sono stati disposti dai medesimi conti correnti stranieri verso i conti nazionali di due società “fantasma” modenesi e di due prestanome (un italiano e un cingalese), per poi essere ritirato in contanti.

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