Caravaggio

Gaetano Nodari si racconta ai giovani: "Vivo grazie a un trapianto"

Era stato millesimo paziente a ricevere un cuore nuovo all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo

Gaetano Nodari si racconta ai giovani: "Vivo grazie a un trapianto"
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Gaetano Nodari, 66enne imprenditore caravaggino era stato millesimo paziente a ricevere un cuore nuovo all’ospedale Papa Giovanni XXIII e ora racconta ai giovani la sua straordinaria esperienza.

Gaetano Nodari trapiantato di cuore si racconta ai giovani

Tano ha accettato volentieri di testimoniare in mezzo ai ragazzi delle classi terza, quarta e quinta del liceo scientifico di Monza «Paolo Frisi» il «miracolo» della sua seconda vita, su proposta del cardiochirurgo Laura Scarpa, attualmente in forza al Policlinico San Matteo di Pavia, che lo ha operato il 19 settembre 2020. E perché no? Il vulcanico titolare della «Cascina Reina» non è tipo da tirarsi indietro, tuttavia ha ammesso di avere provato un po’ di soggezione davanti a una platea così ampia: centinaia di ragazzi che ha incontrato nelle scorse settimane.

"Avevo già fatto qualche presenza nelle scuole nella nostra zona ma qui è stato diverso, ho parlato complessivamente a circa 400 ragazzi, erano così tanti che è stato necessario farlo in due tappe - ha spiegato con il suo solito entusiasmo - è stato bellissimo, davvero un’esperienza costruttiva. Mi sono emozionato, avevo tutti i loro occhi addosso, erano molto curiosi e alla fine di tutti gli interventi hanno fatto parecchie domande. Devo dire che ascoltando le parole della dottoressa, durante la spiegazione degli aspetti più tecnici dell’intervento, mi sono reso conto anch’io in maniera più chiara di quante variabili sono entrate in gioco e di come tutto deve combaciare, diciamo così, perché le cose vadano per il meglio... E sono tornato a casa un po’ agitato".

Nodari ha avuto ancor più consapevolezza di aver ricevuto una seconda chance, e non era scontato.

"Ho trasmesso il mio rispetto per la scienza, grazie alla quale sono ancora qui - ha continuato - Erano tutti molto interessati, c’erano alcuni ragazzi che intendevano iscriversi a Medicina dopo il liceo. Chi mi chiedeva quanto tempo ho impiegato per alzarmi dal letto, chi quanti giorni di degenza avevo fatto, un po’ di tutto. Ho raccontato che nella mia incoscienza appena ho potuto sono andato in bagno a farmi la barba, trascinandomi dietro flebo e quant’altro. Durante l’incontro è stato chiarito molto bene che non deve insorgere alcun timore nel donare i propri organi, c’è la certezza assoluta della morte. Alla fine ho invitato i ragazzi a venire a vedere le nostre campagne, a prendere una chitarra e trovarsi con degli amici vicino a qualche risorgiva, ascoltare il suono dell’acqua e i silenzi, perché aiuta a riflettere e regala positività".

Iniziativa nata da un incontro

"Mi sono resa disponibile con l’Ordine dei medici di Monza per tenere lezioni gratuitamente nei vari istituti della città con lo scopo di avvicinare i giovani alla scienza medica - ha spiegato la dottoressa Scarpa - in una di queste, un paio di anni fa, ho rivisto la professoressa Emanuela Guido, che insegna al «Paolo Frisi» ed è anche una cara amica. È rinata una confidenza, lei è rimasta affascinata dalla mia professione e mi ha proposto di raccontare ai ragazzi gli aspetti più concreti di quello che faccio, al di là della teoria. Si è messa in moto per gli aspetti burocratici e io ho coinvolto un collega, Samuele Pentiricci. Alla fine ce l’abbiamo fatta. Mi è spiaciuto non aver ricevuto una risposta dall’Aido di Monza, il messaggio che ho voluto far passare è l’importanza di quello che succede realmente e concretamente grazie alla disponibilità di organi, e su questi aspetti più organizzativi e logistici l’apporto dell’associazione sarebbe stato importante. Sono un’ex studentessa di quel liceo ed è stato bello tornare lì in vesti diverse e trasmettere l’entusiasmo ai ragazzi che ora siedono nei banchi dove sono stata anch’io".

Ma perché come «testimonial» ha scelto proprio Nodari?

"Lui è stato il mio primo trapianto e quindi gli sono affezionata e siamo rimasti in contatto - ha chiarito - Ho pensato subito a lui quando ho organizzato l’evento, è fondamentale che oltre alla descrizione didattica e tecnico-chirurgica dell’intervento emerga anche l’aspetto umano, e solo chi ha la cicatrice sul petto può parlare di questa esperienza. I ragazzi ci hanno subissato di domande".

Perché allora non ripetere l’evento anche al liceo cittadino «Galileo Galilei», magari con il supporto della sezione Aido locale?

"Io sono disponibilissima - ha concluso - un’esperienza così dovrebbe passare in tutte le scuole d’Italia e non solo per quanto riguarda il cuore".

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